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Cronaca

L’ex Canapificio di Caserta deve continuare ad essere un bene della collettività

Lo scorso 12 marzo i Carabinieri della Procura di Santa Maria Capua Vetere hanno posto sotto sequestro l’Ex Canapificio di Caserta, dal 1999 sede dell’omonima associazione, invitando la Regione Campania, proprietaria dell’immobile a “effettuare i lavori necessari alla messa in sicurezza”.

Cosa comporta questa chiusura? Da 20 anni all’interno di questo spazio si offrono servizi sociali di primaria importanza per il territorio e i cittadini. L’ex Canapificio è la sede organizzativa del progetto di mobilità sostenibile Piedibus, che coinvolge 200 famiglie e 120 accompagnatori volontari; sede dello Sportello al Reddito per le famiglie, principalmente italiane, e dello Sportello per il permesso di soggiorno e lo sfruttamento lavorativo per la comunità migrante della Campania, con un’utenza complessiva di 400 persone a settimana. E’ anche la sede dello Sprar più grande della Campania con 200 posti in 24 appartamenti.

In sintesi, è un presidio di legalità, inclusione e diritti. Uno spazio dove si consolidano percorsi di inclusione sociale in un territorio difficile, rivolgendosi a tutte le fragilità. La situazione di precarietà della struttura è stata al centro di incontri interlocutori tra Associazione e Regione per ben 7 anni, senza però trovare uno sbocco positivo.

Lo spazio, ora “liberato” dalle ingombranti esigenze sociali, per la sua posizione strategica e di pregio (è quasi di fronte alla Reggia di Caserta e vicino la Stazione ferroviaria) richiama forti interessi. Le esigenze sociali naturalmente non sono e non possono essere in contrapposizione con quelle turistiche. Sullo spazio, però, esiste un alto e concreto rischio di speculazione, come i promotori del centro hanno più volte evidenziato con riferimenti puntuali.

Cosa fare in concreto, ora e subito? La decisione di chiudere lo spazio è avvenuta senza indicare soluzioni alternative, provvisorie o sostitutive. Le 500 persone che settimanalmente usufruivano dello spazio per accedere ai servizi sociali indicati precedentemente si sono trovate letteralmente per strada! Il 16 marzo, circa 5.000 persone tra famiglie, bambini, migranti, scout, chiesa, docenti e associazioni hanno preso parte ad un corteo per chiedere alla Regione la messa in sicurezza e la riapertura del bene.

In questi mesi si stanno trovando soluzioni logistiche autonome, con il supporto e l’aiuto della società civile, per dare continuità alle attività sociali. “E’ un aspetto molto importante e delicato – ha commentato Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD – perché questi servizi oltre a essere una risposta concreta ai problemi e alle esigenze di centinaia di famiglie italiane e non, rappresentano anche un fondamentale presidio di legalità per il territorio!”

Per tutti questi motivi la Fondazione CON IL SUD ha deciso di aderire alla raccolta fondi promossa dall’Associazione, per dare continuità alle attività e ai servizi sociali e non disperdere il prezioso patrimonio di coesione sociale sedimentato nel territorio.

La Fondazione sottoscrive una donazione di 50 mila euro, raddoppiando i primi 50 mila euro che l’Associazione raccoglierà da cittadini e organizzazioni.

Chi vuole contribuire alla raccolta fondi può utilizzare l’IBAN IT84L0329601601000064298827 (Banca Fideuram) intestato a: “Comitato per il centro sociale”

Fonte

 

 

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