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Cronaca

L’intervento di Cesvi ad Haiti a favore degli anziani e dei più vulnerabili

Instabilità cronica, dittature corrotte e violenti disastri naturali fanno di Haiti il Paese più povero del continente americano, dove l’aspettativa media di vita non supera i 61 anniper gli uominie i 64 per le donne. Qui la situazione per le persone anziane è aggravata dalla mancanza di servizi, cure mediche e assistenza specifica in primis. In un contesto di prevalente povertà e mancanza di risorse, sono le famiglie o i membri della comunità a prendersi cura di loro.

Cesvi lavora nel dipartimento Sud e della Grand’Anse la cui vulnerabilità, già alta a causa della loro isolata posizione geografica, è aumentata notevolmente in seguito al passaggio dell’uragano Matthew che nell’ottobre 2016 ha violentemente colpito il Paese. Le comunità e le famiglie, specialmente i soggetti più vulnerabili come anziani, donne e bambini, si trovano in una situazione di elevata insicurezza alimentare, di mancanza di servizi di base (scarso accesso ad acqua potabile, assenza di sistema fognario, infrastrutture minime ancora in fase di finalizzazione) e di incapacità di dare risposta efficace agli shock climatici ed ambientali che si verificano ogni anno con maggiore intensità.

La presenza di un anziano in famiglia o solo (insieme ad altri criteri come la presenza di persone a mobilità ridotta, o di bambini minori di 5 anni) rappresenta un criterio di vulnerabilità e quindi di selezione come beneficiario dei progetti umanitari portati avanti dall’organizzazione bergamasca che distribuisce case resistenti ai disastri naturali, semi e piante per avviare l’agricoltura, sistemi di raccolta di acquae assistenza finanziaria alla popolazione.

Dorlus Elida, 67 anni, ha perso la casa durante l’uragano Matthew nel 2016; per oltre due anni è stata ospitata insieme al marito dai vicini di casa. Dorlus e il marito hanno ricevuto da Cesvi una casa nel comune di Corail, nella Grand’Anse, dove originariamente risiedevano. «Seguiamo dei criteri molto rigorosi per l’assegnazione e la costruzione di queste case», spiega Flavia Alessi, capo missione Cesvi ad Haiti. «Chiediamo alla comunità di selezionare le persone più vulnerabili, dando la priorità a coloro che hanno perso completamente la propria casa e che non hanno modo di ricostruirla da soli a causa dell’età avanzata, dell’incapacità fisica e di altri criteri di vulnerabilità. Ogni casa prevede uno spazio coperto di 23 metri quadrati e viene costruita seguendo le pratiche culturali localie gli standard di edilizia sicura e a norma. La popolazione beneficiaria partecipa attivamente a tutto il processo che si conclude con la costruzione di ripari a lungo termineche devono poter resistere agli shock ambientali e climatici improvvisi».

«Sono molto grata ai miei vicini per avermi ospitata, ma sono felice di poter finalmente avere un mio spazio indipendente in cui vivere. Siamo molto meno angosciati dal potenziale arrivo di un uragano perché la nostra nuova casa è stata costruita grazie all’utilizzo di tecniche e materiali resistenti ai sismi e ai cicloni, così da prevenire eventuali crolli», riferisce Dorlus con un sorriso.

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