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Ma chi avrebbe più parlato di Brigitte Nielsen “piatti” se non avesse partorito a 54 anni?

A 54 anni (con beneficio d’inventario, si sa che l’anagrafe per lo star system è un optional) Brigitte racconta il tormentoso e costoso iter per mettere al mondo un bambino dopo la menopausa. Ma non è meglio adottare un bimbo abbandonato?

È partita dai social, suscitando molto clamore. Ha annunciato di essere nuovamente incinta (ha già 4 figli maschi). Ha proclamato che la gravidanza era irrinunciabile, stante anche la ferma volontà del marito Mattia Dessi, di 15 anni più giovane, che le ha regalato la gioia di diventare mamma per la quinta volta. Ma questa gioia, assolutamente legittima e naturale, deriva da un macchinoso e costoso tragitto assai poco naturale, che parte dal congelamento degli ovuli in età fertile. A distanza di un mese dalla nascita della piccola Frida, Brigitte ha voluto svelare come sia stato possibile rimanere incinta alla sua età: “Se non vuoi utilizzare ovuli di una donatrice, devi congelare i tuoi stessi ovuli ad un’età ragionevole affinché ci sia una possibilità” ha confidato in una intervista a People, spiegando che lei ha congelato i suoi a 40 anni. “È un percorso molto lungo – ha continuato – quello che voglio che le donne sappiano è che tutto è possibile ma bisogna essere realistici. C’è l’attesa, c’è molto dietro, è un lungo, lungo percorso” ha spiegato. E poi, non si tratta di una procedura economica: “Un’altra cosa da sapere è che è molto costoso”.

Stabilito che ognuno decide per sé, e magari privatamente, vista la delicatezza dell’argomento, sorge spontanea la domanda: ma con tutti i bambini abbandonati che esistono al mondo, non sarebbe più logico, per chi se lo può ampiamente permettere, adottarne uno (o magari più di uno)? 

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