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Ma davvero il Premio Nobel va ai migliori? Obama, Premio per la Pace, bombardò 7 Paesi sette…

La storia di Irena Sendler la giovane infermiera polacca che salvò dai lager 2500 bambini durante la Resistenza a Varsavia. Ha ricevuto lettere, encomi ed elogi perfino da Papa Wojtila. Ma il Premio Nobel hanno preferito darlo ad Al Gore e Obama

“Nella vita premiano gli imbecilli. Sono imbecille anche io”. Lo disse Eugenio Montale quando gli venne comunicato che doveva recarsi a Stoccolma a ritirare il Premio Nobel per la letteratura. E da buon genovese non si tirò indietro. Nessuno vuole sminuire il valore del grande poeta autore di “Ossi di seppia” e di “Meriggiare pallido e assorto”. Ci mancherebbe. Ma il Premio Nobel davvero viene assegnato sempre ai migliori? Bell’interrogativo. Che lascia spazio a diverse riflessioni. Spesso alcuni dei migliori non vengono quasi considerati oppure volutamente dimenticati. E la storia è piena di “mancati” Premi Nobel o Premi Nobel dati a modesti o millantatori ben agganciati al potere. Al chirurgo Christian Barnard che nel 1967 in Sudafrica effettuò il primo trapianto di cuore e praticamente diede una svolta alla chirurgia di una  parte vitale del corpo umano, l’ambito premio non fu assegnato. Ma nel 1949 fu assegnato ad Antonio Egas Moniz il neurologo portoghese che inventò la lobotomia, sistema adottato su persone con problemi psichici, che praticamente venivano ridotte a larve o vegetali se preferite. Contro Moniz una decina di anni fa si schierarono alcuni quotidiani inglesi che attraverso una raccolta firme chiesero la revoca del Premio Nobel dato ad un medico che forse avrebbe potuto ha annullato l’uomo, non curato. Ma c’è anche una donna che mai ha ricevuto questo premio. Che avrebbe sicuramente meritato il Premio Nobel per la Pace. Si tratta di Irena Sendler. Questa infermiera ed assistente sociale durante la Resistenza polacca contro i nazisti riuscì a salvare 2500 bambini dalle camere a gas dei campi di sterminio. Nel 1942 entrò nella resistenza polacca. Il movimento clandestino, in prevalenza cattolico, di cui faceva parte la Sendler, la Żegota, incaricò la donna delle operazioni di salvataggio dei bambini ebrei del ghetto. Come dipendente dei servizi sociali della municipalità, la Sendler ottenne un permesso speciale per entrare nel ghetto alla ricerca di eventuali sintomi di tifo (i tedeschi temevano che una epidemia di tifo avrebbe potuto spargersi anche al di fuori del ghetto stesso). Durante queste visite, la donna portava sui vestiti una Stella di Davide come segno di solidarietà con il popolo ebraico, come pure per non richiamare l’attenzione su di sé. Irena, il cui nome di battaglia era “Jolanta”, insieme ad altri membri della Resistenza, organizzò così la fuga dei bambini dal ghetto. I bambini più piccoli vennero portati fuori dal Ghetto dentro ambulanze o altri veicoli. In altre circostanze, la donna si spacciò per un tecnico di condutture idrauliche e fognature: entrata nel ghetto con un furgone, riuscì a portare fuori alcuni neonati nascondendoli nel fondo di una cassa per attrezzi, o alcuni bambini più grandi chiusi in un sacco di juta. Nel retro del furgone, alcune volte aveva tenuto anche un cane addestrato ad abbaiare quando i soldati nazisti si avvicinavano, coprendo così il pianto dei bambini. Fuori dal ghetto, la Sendler forniva ai bambini dei falsi documenti con nomi cristiani, e li portava nella campagna, dove li affidava a famiglie cristiane, oppure in alcuni conventi cattolici come quello delle Piccole Ancelle dell’Immacolata a Turkowice e Chotomów. Altri bambini vennero affidati direttamente a preti cattolici che li nascondevano nelle case canoniche. Come lei stessa ricordava. Nel 1965 lo Stato di Israele la nominò “Giusta tra le nazioni”. Nel 2003 l’allora pontefice Giovanni Paolo II le inviò una lettera di elogi per i suoi sforzi durante la seconda guerra mondiale. Nel 2007 l’allora Presidente della Repubblica di Polonia Lech Kaczyński, avanzò la proposta al Senato del suo Paese perché fosse proclamata eroe nazionale. Il Senato votò a favore, all’unanimità. Invitata all’atto di omaggio del Senato il 14 maggio dello stesso anno, all’età ormai di 97 anni non fu in grado di lasciare la casa di riposo in cui risiedeva, ma mandò una sua dichiarazione per mezzo di Elżbieta Ficowska, che aveva salvata da bambina: “Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria” (Lettera al Parlamento polacco)
Il nome di Irena Sendler venne anche raccomandato dal governo polacco per il premio Nobel per la pace, con l’appoggio ufficiale dello Stato di Israele espresso dal suo primo ministro Ehud Olmert. Alla fine tuttavia, il premio venne assegnato a Al Gore. E non solo. Anche a Barak Obama, Dario Fo, Henry Kissinger, il cinese Liu Xiaobo. Ma a questa grande donna no. Riposa in pace Irena! Il tuo premio te lo ha dato la storia e di te sempre ci ricorderemo. In positivo.

Egas Moniz inventore della lobotomia

Foto sotto: davvero l’ex presidente Usa Al Gore meritava il Premio Nobel? (lifegate.it

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