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Maestripieri (Aics): “Ripartiamo dalle imprese, con Pmi e diaspore”

“Speriamo che manifestazioni come questa si tengano anche in futuro” sorride Luca Maestripieri, il nuovo direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics).

Alle spalle ha le bandiere del mondo, le 196 tele di un’installazione-performance intitolata ‘1+1=3’: come dire, spiegano gli artisti Angelo Savarese e Michelengelo Pistoletto, che dall’incontro nasce qualcosa di nuovo e sorprendente. Siamo a Exco2019, fiera della cooperazione internazionale immaginata per coinvolgere le imprese e il settore privato. Maestripieri, diplomatico di lungo corso, da anni nel mondo della cooperazione, anche con incarichi di vertice nella Direzione generale in Farnesina, risponde alle domande dell’agenzia ‘Dire’ pochi giorni dopo aver assunto il nuovo incarico.

Direttore, quanto il rapporto con le imprese sarà centrale nel prossimo futuro per Aics?

“Non solo per Aics ma per tutto il sistema della cooperazione italiana il rapporto con il settore privato e le imprese è fondamentale. Con un programma dell’Agenda 2030 così ambizioso e con il livello di risorse finanziarie che devono essere mobilitate per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile è chiaro che i tradizionali strumenti dell’aiuto pubblico, che pure restano essenziali, soprattutto nelle aree del mondo meno avanzate, devono coniugarsi con altri strumenti: di questi il settore privato è uno degli elementi fondamentali. Ne consegue il task fondamentale di attrarre sempre più il mondo delle imprese verso la realizzazione di attività che naturalmente generino profitto ma al tempo stesso conseguano gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”.

A partire dal 2017, Aics ha tenuto bandi rivolti specificamente al settore profit. Su questo fronte ci sono novità da segnalare?

Credo che con questi primi bandi l’Agenzia abbia dimostrato di voler mettere a frutto quelli che sono i propri strumenti e capacità operativa per dare uno stimolo al settore privato. Sicuramente, poi, dobbiamo fare di più. Questi bandi sono un po’ una goccia nel mare rispetto al novero di risorse finanzarie di cui abbiamo bisogno per progetti importanti, soprattutto in Africa. Aics deve continuare in questa attività e fare sempre più sistema con altre istituzioni italiane che si occupano appunto di mobilizzare nuove risorse del settore privato: penso in particolare a Cassa depositi e prestiti”.

L’Agenzia punterà ancora sul Summit delle diaspore, un percorso che finora ha sostenuto e finanziato?

Assolutamente sì. Il mondo delle diaspore fa parte di quei nuovi soggetti della cooperazione che la legge 125/2014 ha riconosciuto e che hanno un ruolo fondamentale nel mettere in collegamento quelle che sono appunto realtà importanti stabilite nel nostro Paese e le comunità di origine. Un aspetto rilevante è la sinergia con la piccola imprenditoria e il mondo tradizionale delle società civili: ecco, credo che in questo campo le diaspore abbiano un ruolo di connessione tra mondi che alcune volte non si parlano o restano separati.

Rispetto alla cooperazione allo sviluppo c’è qualcosa sul piano giornalistico o della comunicazione che non è raccontato come dovrebbe?

Credo in realtà che in parte certi messaggi stanno cominciando a passare, nonostante le notizie quotidiane siano sempre di altro tipo. L’importanza dell’Agenda 2030 e di tematiche come quelle di uno sviluppo compatibile con i diritti umani e il rispetto dell’ambiente stanno raggiungendo una fetta dell’opinione pubblica via via maggiore. Nel nostro piccolo – perché l’Agenzia è una struttura piccola – cercheremo di contribuire a questa campagna di comunicazione e sensibilizzazione”.

Quali sono le sue impressioni sulle partecipazioni a Exco, anche da parte delle aziende?

La prima giornata è andata più che bene e anche la seconda è stata segnata da buon livello di partecipazione. Era la prima volta che ci concentravamo su un’esposizione dedicata al settore privato nella cooperazione allo sviluppo. Non sapevamo che livello di risposta avremmo avuto dal pubblico. Mi sembra che la folla che sta partecipando ai tantissimi eventi che si accavallano nei padiglioni in questi giorni testimoni un interesse in tutte le manifestazioni che hanno come tema quello di contribuire tutti insieme a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”.

La cooperazione può aiutare Roma a essere capitale del Mediterraneo?

Senz’altro. Auspichiamo che manifestazioni come questa si tengano anche in futuro e contribuiscano sempre più a mettere in contatto il mondo dell’imprenditoria, così vivace nel nostro Paese soprattutto a livello di Pmi, con il mondo più tradizionale rappresentato dalla società civile, dalle università e dagli entI.

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