Prima Pagina>Cronaca>Osservatorio Nazionale Amianto e Unione Sindacati di Base denunciano la presenza amianto all’Agenzia delle Entrate
Cronaca

Osservatorio Nazionale Amianto e Unione Sindacati di Base denunciano la presenza amianto all’Agenzia delle Entrate

 

Presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma

Il presidente ONA, Bonanni: “I lavoratori sono stati esposti alla fibra killer con alta incidenza di patologie asbesto-correlate”

 

Roma, 27 giugno 2019 – Si è tenuta oggi l’assemblea, promossa dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dall’Unione Sindacati di Base, con tutto il personale dell’Agenzia delle Entrate della capitale esposto ad amianto per motivi professionali. ONA e USB denunciano ancora una volta il rischio amianto dell’Agenzia delle Entrate – Territorio, facendo riferimento, in particolare, all’esposizione ad amianto di tutti coloro che, in precedenza (18 anni), hanno prestato servizio nella sede di Viale Ciamarra. Nella struttura e nell’impiantistica dell’immobile erano stati rinvenuti materiali contenenti amianto e, allo stesso tempo, era stata riscontrata una più elevata incidenza epidemiologica di casi di malattie asbesto correlate, in particolare neoplasie delle vie respiratorie e del tratto gastrointestinale. Per queste motivazioni dall’ottobre 2016 il personale di Viale Ciamarra è stato trasferito nella nuova sede di Via Raffaele Costi di Roma.

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’USB, con azione sinergica, hanno avviato una verifica su base epidemiologica dell’incidenza di patologie asbesto correlate tra coloro che hanno svolto servizio in Viale Ciamarra, ed hanno rilevato un maggior numero di casi rispetto a quelli attesi.

Dal momento dell’esposizione alla fibra killer i tempi di latenza delle patologie asbesto correlate vanno da 15 fino a 50 anni, mentre per quanto riguarda il mesotelioma sono di circa 38 anni. Questi dati portano a concludere che i casi di mesotelioma ed altre patologie con più prolungati tempi di latenza si verranno a manifestare nei prossimi decenni.

Per tale ragione, per tutti i dipendenti esposti, è stata richiesta la sorveglianza sanitaria e il prepensionamento. Nel suo intervento, infatti, Bonanni ha chiarito che l’esposizione ad amianto e/o ad altre polveri, anch’esse dannose per la salute umana, dà diritto ad un prepensionamento, ovvero ad una rivalutazione della posizione contributiva, quale indennizzo del danno che le fibre creano all’organismo umano.

Con queste motivazioni la Sig.ra Isabella Catalano, avendo anche appreso di analoghe infermità di numerosi colleghi, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma – ha spiegato il presidente ONA – perché ha subito danni alla salute per esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni presenti nell’ambiente lavorativo e mi ha ufficiato del mandato per compiere indagini difensive, al fine di ottenere l’accertamento della verità sulla violazione delle regole cautelari”. “Tra i dipendenti – aggiunge il legale – si riscontra una più alta incidenza di cancro in generale, nello specifico di malattie da asbesto, tra le quali il carcinoma della laringe e del tratto gastrointestinale e numerosissimi casi di carcinoma mammario e genitale, linfomi e moltissime altre patologie”. “Per questa ragione – ha aggiunto – saranno al più presto avviate una serie di iniziative giudiziarie in sede civile per ottenere, oltre alla costituzione della rendita per coloro che si sono ammalati, anche il riconoscimento delle maggiorazioni contributive utili per il prepensionamento e per la rivalutazione dell’entità delle prestazioni pensionistiche, e di risarcimento di tutti i danni. “Verranno avviate anche azioni per il riconoscimento della qualità di equiparati alle vittime del dovere, poichè le attività di servizio in favore della Pubblica Amministrazione sono state svolte in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà (art. 1, del DPR 243/2006, con riferimento all’art. 1, commi 563 e 564 della L. 266/2005). Rimarremo in trincea fino a quando il Ministero, come crediamo, accoglierà le nostre richieste nell’interesse dei lavoratori” – ha concluso Bonanni.

 

Procura della Repubblica
presso il Tribunale di Roma

On.le Sig. Procuratore della Repubblica,
La sottoscritta Sig.ra CATALANO Isabella, nata a Roma (RM), il 29.03.1959, residente in
Roma (RM), alla Via Vincenzo Cecchetti, n. 30, int. 13, C.F.: CTLSLL59C69H501F,

espone
quanto segue, con ogni conseguenza di legge.
La scrivente, Sig.ra CATALANO Isabella, è dipendente della Agenzia delle Entrate -Territorio
di Roma, oggi operante in Roma (RM), alla Via Raffaele Costi, n. 60; la scrivente, Sig.ra CATALANO
Isabella, si fa tra l’altro portavoce di moltissimi colleghi ed ex colleghi, che fanno proprio il contenuto
della presente istanza di giustizia, al fine di portare a conoscenza di codesta On.le Procura della
Repubblica, una grave e ormai duratura condizione di pericolo cui la sottoscritta e numerosi suoi
Colleghi hanno dovuto sottostare, affinchè la S.V. possa adottare le opportune determinazioni.
Si fa presente che, nell’ottobre del 2016, tutto il personale dell’Agenzia delle Entrate -Territorio
di Roma, è stato trasferito da Viale Antonio Ciamarra, n. 139, a Via Raffaele Costi, n. 60, dove tutt’ora
la scrivente e i propri Colleghi svolgono la loro attività lavorativa. I motivi che hanno determinato il
trasferimento dell’intera Unità Operativa da un sito all’altro, sono rintracciabili nel rinvenimento,
all’interno della predetta struttura, di sostanze cancerogene (amianto, linoleum). Per quanto risulta
alla sottoscritta, Sig.ra CATALANO Isabella, l’immobile in questione, sito in Roma, al Viale Antonio
Ciamarra, n. 139, appartiene ad un fondo immobiliare che fa capo al Ministero delle Finanze, a seguito
di operazioni di cartolarizzazione relative ad immobili pubblici messe in campo nei passati anni.
Nell’edificio sito in Viale Antonio Ciamarra, n. 139, utilizzato dall’ Agenzia delle Entrate –
Territorio di Roma (Agenzia delle Entrate)sino all’ottobre 2016, sono state rinvenute – come precisato
– fibre e polveri di amianto.
La sussistenza delle predette sostanze cancerogene, è dimostrata tra l’altro dalla “Relazione
sulla presenza di Amianto e FAV” (cfr. doc. n. 1), a firma dell’Ing. CERRI Massimo, datata
07.03.2017 (quindi successiva al trasferimento), redatta a seguito dell’incarico ricevuto come
Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), ai sensi del d. lgs. n. 81/2008 e come
Responsabile per il controllo e il coordinamento delle attività che interessano i MCA, ai sensi del
D.M. 06.09.94.
Nella citata Relazione, si conclude che “la quantità di fibre rilevata è al di sotto del limite delle
soglie di rilievo strumentali, in quasi tutti i prelievi, e ben al di sotto del più conservativo limite
normativo (nel caso in esame, nella misura di 1/1000). Innanzitutto, occorre sottolineare che non

Atto di esposto Sig.ra CATALANO Isabella (Agenzia delle Entrate)
esiste una soglia al di sotto della quale il rischio morbigeno, per esposizione ad amianto, si annulla.
Inoltre, come si evince dalle conclusioni trascritte – fermo restando che a prescindere dall’aspetto
quantitativo, all’interno della struttura sita in Viale Antonio Ciamarra, è stata accertata la presenza di
amianto – vi sono certamente dei risultati rispetto ai quali la presenza di asbesto risulta superiore ai
limiti di legge (“in quasi tutti i prelievi”).
Ciò, pertanto, ha comportato che per moltissimi anni – nello specifico, per 18 anni – la scrivente
e i propri Colleghi, senza essere informati di alcunché dai titolari delle posizioni di garanzia, sono
stati esposti a polveri e fibre di amianto e ad altri cancerogeni pericolosi e dannosi per la salute umane:
la scrivente, Sig.ra CATALANO Isabella e anche altri lavoratori (dipendenti dell’Agenzia delle
Entrate, ma anche gli addetti alle pulizie), hanno già subito (o, comunque, c’è un concreto rischio che
subiranno) danni alla loro salute: a titolo esemplificativo, la sottoscritta, Sig.ra CATALANO Isabella,
è affetta da BPCO, cardiopatia e, nel 2016, gli è stato diagnosticato un carcinoma al seno. Altri
lavoratori, ancora, hanno riportato danni fisici, con gravi ripercussioni per la loro salute: tantissimi
sono stati i tumori diagnosticati. Si chiede, difatti, a codesta procura della Repubblica di Roma, di
acquisire eventuale documentazione attestante l’origine professionale delle malattie contratte dai
dipendenti dell’Agenzia delle Entrate -Territorio di Roma, affinchè si possa valutare la sussistenza di
un fenomeno epidemico di patologie asbesto-correlate tra i dipendenti dell’Agenzia delle Entrate –
Territorio di Roma.
Dopo il trasferimento dell’unità operativa dell’Agenzia delle Entrate da Viale Antonio
Ciamarra, n. 139, a Via Raffaele Costi, n. 60, e dopo la diffusione della notizia relativa alla presenza
di amianto – è stata pubblicata una circolare, emessa in data 06.02.2017, a firma del Generale Antonio
Ricciardi, Comandante dell’Unità Tutela Forestale Ambientale e Agroalimentare dell’Arma dei
Carabinieri, unità ancora presente all’interno dello stabile sito in Viale Antonio Ciamarra, nella quale
si legge: “Si dispone l’immediata adozione delle seguenti misure precauzionali e di ogni altra misura
ritenuta dalle SS.LL. più opportuna: – informare adeguatamente il personale; – evitare di aprire o
accedere nei cavedi dell’impianto di climatizzazione o di qualsiasi altro impianto segregato con
apposite chiusure o pannellature; – evitare di trascinare sui pavimenti qualsiasi materiale che possa
causare lesioni del rivestimento; – inibire la presenza di personale in ambienti la cui pavimentazione
presenti parti mancanti o lesionate; – non eseguire interventi di alcun genere (fori, tagli, rimozioni,
ecc…) su pareti, pavimenti, soffitti e controsoffitti, infissi e altri elementi edilizi o di impianto;
segnalare prontamente situazioni anomale” (cfr. doc. n. 2).
Tale situazione è intollerabile e, come ribadito, ha certamente già prodotto ingenti danni con
riferimento a tutti quei lavoratori, compresa la scrivente, che per moltissimi anni hanno lavorato in
quel luogo, senza essere (si ripete!) in alcun modo informati circa la condizione di rischio legata alla
esposizione ad amianto, né tantomeno dotati di dispositivi di protezione individuale e di prevenzione
tecnica: all’interno di quella struttura, difatti, vi sono sempre stati parti mancanti di materiale c.d.

Atto di esposto Sig.ra CATALANO Isabella (Agenzia delle Entrate)
“linoleum”, che spesso è stato rattoppato, incollato. I pavimenti, fatti di linoleum, sprigionavano
continuamente ingenti quantità di polveri e fibre: il trascorrere del tempo, difatti, aveva reso il
predetto materiale sfibrato, non compatto e certamente pericoloso per la salute e per tutto il personale
che tutti i giorni inalava le polveri che da esso promanavano.
Sempre in quell’edificio, di fori e tagli nei muri e nei pavimenti ne sono stati fatti a migliaia,
anche prima del trasferimento (avvenuto, come ricordato, nell’ottobre 2016) quando sono stati posti
in essere dei lavori di ristrutturazione, durati parecchi mesi, più volte, e fino a pochi giorni prima
dello spostamento nella struttura sita in Roma, alla Via Raffaele Costi. Durante i predetti lavori di
ristrutturazione, tutti i lavoratori – privi di qualsivoglia strumento di protezione individuale e
prevenzione tecnica, nonché in assenza di informazioni – si trovavano all’interno della struttura
e perciò stesso hanno inalato ingenti quantità di polveri e fibre di amianto o comunque di altri
cancerogeni, dannosi per la salute. Inoltre, durante quegli anni, spessissimo venivano eseguiti
accessi, da parte degli operai addetti, nei cavedi dell’impianto di climatizzazione, che erano chiusi da
pannellature che venivano rimosse al fine di porre in essere i necessari interventi, che duravano anche
alcune ore, mentre la scrivente, Sig,ra Isabella CATALANO, e gli altri colleghi lavoravano a poca
distanza dalle stesse, da dove usciva una polvere, che lasciava sporchi e colmi di polveri gli uffici,
fintantoché gli stessi non venivano puliti dal personale preposto.
Sulla cancerogenicità da amianto.
Il termine “amianto” (’αμίαντος1), come il suo sinonimo “asbesto” (άσβεστος), identifica tutti i
silicati fibrosi che hanno la capacità di suddividersi longitudinalmente in fibrille lunghe e sempre più
sottili, fino a raggiungere il diametro di 0,25 ųm (1300 volte più sottile di un capello umano).
Le fibre di amianto, se inalate e/o ingerite, provocano l’insorgenza di diverse patologie, sia
fibrotiche (asbestosi), placche pleuriche e ispessimenti pleurici, con complicazioni cardiovascolari e
cardiocircolatorie), che neoplastiche (mesotelioma, tumore polmonare, alla laringe e all’ovaio, e allo
stato attuale delle conoscenze anche i tumori del tratto digerente – faringe, stomaco e colon) , con tempi
1 H. Stephano, THESAURUS GRAECAE LINGUAE, vol. I, Parigi 1831-1856 – Rocci L., Vocabolario greco-italiano, Dante Alighieri Ed., 38° edizione, Roma 1995 – Montanari
F., Vocabolario della lingua greca, Loescher Ed., Torino 1995.
2 L’asbestosi è una grave malattia respiratoria ed è stata, in ordine di tempo, la prima malattia correlata all’inalazione di fibre d’amianto, caratterizzata da fibrosi
polmonare a progressivo aggravamento che conduce ad insufficienza respiratoria con complicanze cardiocircolatorie, tant’è vero che già dal 1943 fu contemplata tra le
malattie professionali indennizzabili con la L. 455/1943, e per effetto dell’art. 4 L. 780/1978, che ha sostituito l’art. 145 del DPR 1124/65, nella determinazione del grado
invalidante ai fini INAIL si deve tener conto delle complicazioni cardiocircolatorie.
L’asbestosi polmonare è la fibrosi maligna del polmone che è provocata dalla inalazione prolungata della fibre di amianto, con ispessimento ed indurimento del tessuto
polmonare con conseguente difficile scambio di ossigeno tra aria inspirata e sangue. Il progressivo aggravamento che, nelle forme più gravi si determina anche in assenza di
ulteriori esposizione alle fibre di asbesto, porta all’insufficienza respiratoria di tipo prevalentemente restrittivo con complicanze cardiocircolatorie. I livelli di esposizione
debbono essere comunque elevati e si legano a mansioni tipiche: è infatti una fibrosi interstiziale conseguente all’accumulo di fibre di asbesto nel polmone e alla conseguente
reazione fibroblastica.
Questa patologia lede la funzionalità della respirazione e anche quella cardiaca, ed è irreversibile, anche nel caso in cui si l’esposizione venga a cessare. Tale capacità
di progressione è dovuta alla persistente azione infiammatoria che le fibre di amianto presentano nel polmone e nelle reazioni immunitarie. Si induce la formazione di un
tessuto fibroso nell’interstizio polmonare, zona deputata agli scambi gassosi, con conseguente riduzione della capacità di diffusione dell’ossigeno dall’aria respirata al sangue.
La malattia esordisce in genere dopo 10-15 anni dalla prima esposizione, in modo subdolo, e il primo sintomo è la dispnea da sforzo, che aumenta con l’aggravarsi e
l’estendersi della fibrosi parenchimale. La tosse (secca o produttiva) è altrettanto frequente ed è talora accompagnata da broncospasmo; se sono presenti placche pleuriche
può insorgere dolore toracico. Successivamente compaiono segni di insufficienza respiratoria più marcati, come la cianosi e l’ippocratismo digitale.
Si manifesta per esposizioni medio-alte ed è, quindi, tipicamente una malattia professionale; la sua incidenza è drasticamente diminuita a seguito dell’emanazione della
legge che proibisce l’utilizzo dell’amianto (legge 257 del 1992), anche se l’INAIL, ancora nel 2008 e negli anni successivi, ha ricevuto una media di 800 segnalazioni ogni
anno di nuovi casi di asbestosi, che ai 5 anni sono risultate per circa il 90% con esito infausto.
3
International Agency for Research on Cancer (IARC, agenzia dell’OMS, nella sua ultima monografia in materia di amianto – World Health Organization IARC
monographs on the evaluation of carcinogenic risks to humans – Vol. 100C “arsenic, metals, fibres, and dusts volume 100 C – A review of human carcinogens” ASBESTOS –
Lyon, France – 2012): “There is sufficient evidence in humans for the carcinogenicity of all forms of asbestos (chrysotile, crocidolite, amosite, tremolite, actinolite, and
anthophyllite). Asbestos causes mesothelioma and cancer of the lung, larynx, and ovary. Also positive associations have been observed between exposure to all forms of
asbestos and cancer of the pharynx, stomach, and colorectum”.

Atto di esposto Sig.ra CATALANO Isabella (Agenzia delle Entrate)
di latenza che possono raggiungere anche i 50 anni.
Si stima che a causa dell’esposizione professionale a polveri e fibre di amianto perdano la vita,
ogni anno, più di 107.000 persone solo per mesoteliomi e tumori polmonari.
.

E’ un dato sottostimato, perché circoscritto al solo ambito lavorativo e a due delle molteplici
patologie che l’amianto provoca, e per di più in un contesto nel quale molti Stati, specialmente quelli
in via di sviluppo nei quali vi è carenza nell’applicazione delle norme di sicurezza e assenza di
rilevazioni epidemiologiche. Inoltre non si può non tener conto dei decessi causati da esposizioni
ambientali.
In più ci sono decine di migliaia di nuovi malati ogni anno: sono patologie altamente invalidanti,
che sconvolgono la vita delle vittime e dei loro familiari che, alcune volte, si ammalano anche loro, per
essere stati esposti per via della contaminazione delle tute e degli abiti.
Assenza di una soglia, al di sotto della quale il rischio si annulla.
Le polveri e le fibre di amianto sono cancerogene, e inducono patologie fibrotiche (asbestosi,
placche pleuriche e ispessimenti pleurici, con complicazioni cardiovascolari), e neoplastiche
(mesotelioma, il tumore polmonare, alla laringe e all’ovaio, e allo stato attuale delle conoscenze anche
i tumori del tratto digerente – faringe, stomaco e colon). Nel quarto “considerando” della direttiva
477/83/CEE e l’undicesimo “considerando” della direttiva 148/2009/CE, si fa riferimento all’assenza
di un limite di soglia; inoltre, lo stesso IARC lo ha ribadito: “At present, it is not possible to assess
whether there is a level of exposure in humans below which an increased risk of cancer would not
occur”; il Prof. Irving Selikoff in “Asbestos and disease” del 1978, afferma testualmente: “the trigger
dose may be small, in some cases extraordinarily so” – Selikoff, Asbestos and Disease, Accademy
Press 1978, Relationships – second criterion, p. 162): ciò, pertanto, evidenzia come anche poche
fibre, e dunque una c.d. “trigger dose” – anche “straordinariamente piccola”, può determinare
l’insorgenza quantomeno del mesotelioma.
Nel 1998, su una nota rivista italiana, il responsabile dell’Unità di Environmental Cancer
Epidemiology dello IARC di Lione, ha pubblicato un elenco delle patologie da esposizione ad asbesto
nell’uomo , sottolineando come l’amianto possa causare quattro malattie: – l’asbestosi per esposizioni
a dosi elevate – le placche pleuriche, che dipendono dal tempo trascorso dalla prima esposizione ed
insorgono dopo inalazione di qualsiasi tipo di fibra di amianto – il tumore polmonare, che sembra
dipendere in modo lineare dall’esposizione cumulativa ad amianto, con aumento di rischio dell’1%
per ogni fibra/ml/anno di esposizione, è provocato da tutti i tipi di amianto e presente interazione
sinergica con il fumo di tabacco – il mesotelioma pleurico, tumore maligno specificamente associato
con esposizione ad amianto, è in rapporto al tipo di fibra (gli anfiboli sono tre volte più pericolosi del

4 Driscoll T, Nelson DI, Steenland K, Leigh J, Concha-Barrientos M, Fingerhut M et al. The global burden of non-malignant respiratory disease due to occupational
airborne exposures. Am J Ind Med. 2005;48(6):432–45.
5 P. Boffetta, Health effects of asbestos exposure in humans: a quantitative assessment, Med. Lav. 1998: 89, 6 : 471 – 480.

Atto di esposto Sig.ra CATALANO Isabella (Agenzia delle Entrate)
(crisotilo) ed il rischio dipende dalla terza potenza del tempo trascorso dall’inizio dell’esposizione,
con latenza di dieci anni.
Nello stesso anno, poi, è stato pubblicato uno studio caso/controllo sull’esposizione della
popolazione francese a basse dosi di amianto, con segnalazione dei casi di mesotelioma pleurico e
relativa relazione dose/risposta. Questo studio, svolto dagli esperti dei principali centri francesi, ha
evidenziato in significativo eccesso di mesoteliomi, anche per esposizioni decisamente inferiori di
quelle proposte dai valori-limite, adottati nelle aziende durante gli anni ’80.
Nel 1999 viene pubblicato un importante review, che sottolinea la possibilità di insorgenza di
mesoteliomi anche per basse esposizioni, sia negli ambienti lavorativi, che negli ambienti di vita:
l’autore afferma che non è possibile stabilire un livello di esposizione ad amianto al di sotto del
quale non vi sia il rischio di contrarre il mesotelioma
.

Nel 2000, infine, sono usciti tre lavori che sostanzialmente confermano l’alto rischio di
mesoteliomi pleurici a seguito di esposizioni professionali, anche se si può avere l’insorgenza per
esposizione domestica o ambientale.

. Viene inoltre evidenziato come nelle esposizioni ambientali il
rischio aumenti sensibilmente vicino alle zone estrattive di amianto o in luoghi in cui vi sono industrie
che producono o manipolano manufatti di amianto.

10
.

Da quanto esposto, si evince chiaramente che – anche nell’ambito della prevenzione da
neoplasie da amianto – possono e debbono essere adottate tutte le norme di buona tecnica che regolano
la prevenzione delle fibrosi. E’ sufficiente qui riportare quanto precisa lo IARC:
“At present, it is not possible to assess whether there is a level of exposure in humans below
which an increased risk of cancer would not occur”.
Quindi, come risulta in modo incontrovertibile, non c’è una soglia sotto la quale non c’è
rischio, ragione per la quale l’esposizione amianto, che si è verificata, è stata comunque lesiva
per la sottoscritta e per tutti gli altri che ne hanno condiviso la condizione di rischio, in forza
del rapporto lavorativo.
Osservazioni in riferimento alla tutela penale della pubblica incolumità, anche in chiave
preventiva e/o anticipazione della consumazione del reato (artt. 434 e 449 c.p.).
La sottoscritta, Sig.ra CATALANO Isabella, fa riferimento a tutta quella dottrina e
giurisprudenza che, in riferimento alla tutela penale della pubblica incolumità, anticipa la soglia della
punibilità alla sola messa in pericolo (artt. 434 e 449 c.p.)11
.

6 Y. Iwatsubo, J.C. Patron & al., Pleural mesothelioma : dose – response relation at low levels os asbestos exposure in french population based case –control study,
Am. J. Epidemiol. 1998 vol. 148 n.2, 133 – 142.
7 G. Hillerdal, Mesothelioma: cases associated with non occupational and low exposure, Occup. Environ. Med., 1999 : 56; 505 – 513.
8 A. Agudo, C. Gonzales, Occupationand risk of malignant pleural mesothelioma: a case-control study in Spain, Am. J. Med. 37 : 159 – 168, 2000.
9 C. Magnani, A. Agudo & al., Multicentric study on malignant pleural mesothelioma and non-occupational exposure to asbestos, British J. Of Cancer (2000) 83 (1),
104 – 11.
10 V.Bourdes, P. Boffetta, P.Pisani, Evironmental exposure to asbestos and risk of pleural mesothelioma: review and meta analysis, Eur. J. Epidemiol. 2000, May; 16
(5) : 411 – 7.
11 La norma di cui all’art. 434 c.p., il cui bene giuridico tutelato è l’incolumità pubblica, è correlata ad ogni possibile disastro o pericolo di disastro
che non sia preveduto dagli articoli precedenti o successivi. La figura criminosa in esame, solitamente definita come disastro innominato, è destinata,
quindi, a colmare lacune delle norme concernenti la tutela dell’incolumità pubblica (Relazione ministeriale sul Progetto del codice penale, in Lav. prep.,

Atto di esposto Sig.ra CATALANO Isabella (Agenzia delle Entrate)
V, II, Roma, 1929, 224. Ma v., per l’esclusione delle ipotesi di dolo eventuale e della colpa, Riondato, Profili penali della normativa sul rischio di
incidente rilevante connesso ad attività industriali, in RTDPE, 1989, 1065).
La fattispecie in esame ha dunque carattere sussidiario e postula l’accertamento dell’inoperatività degli artt. 422-433. La previsione del disastro c.d.
innominato è stata oggetto di censura in riferimento al principio di determinatezza della fattispecie, stante la formulazione eccessivamente vaga della
disposizione (Marinucci, Crollo di costruzioni, in ED, XI, Milano, 1962, 411; Ardizzone, Crollo di costruzioni e altri disastri colposi, in Digesto pen.,
III, Torino, 1989, 274.
La quasi totalità delle fattispecie del titolo VI, capo I (fa eccezione l’art. 435) e delle corrispondenti ipotesi colpose (artt. 449, 450, 451) ruotano
attorno al dato tipico «disastro».
L’espressione disastro tout court designa un accadimento caratterizzato da una complessità e gravità di effetti materiali corrispondenti a danni alle
cose astrattamente considerati quali veicoli di pericolo per l’incolumità pubblica (cfr. Relazione del Guardasigilli al progetto definitivo, II parte, 221:
«… danno di tale rilevanza da potersene dedurre l’attitudine a mettere in pericolo la pubblica incolumità»). Nel capo I, infatti, la qualifica di disastro
viene fatta esplicitamente corrispondere agli eventi (di pericolo c.d. astratto o presunto) di frana, inondazione e valanga (ex artt. 427 e 426), nonché di
crollo (art. 434, 1° co.). Inoltre, tramite l’art. 449 («… incendio o altro disastro») il termine «disastro» concorre a designare l’incendio (art. 423, 1° co.),
il naufragio e la sommersione (art. 428, 1° co.), senza che a tale qualifica corrisponda una speciale gravità dell’accadimento preveduto dal capo I
(Manzini, 295), né alcun’altra differenza sostanziale. Infine, si collegano a tale nozione il disastro aviatorio (art. 428) e il disastro ferroviario (art. 437)
(oltre alla fattispecie colposa di cui all’art. 449). Tutte le fattispecie citate sono quindi riconducibili ad un’unica classe, con riferimento al mero disastro
in tal modo definito.
L’identificazione di disastro e pericolo per l’incolumità pubblica viene in alcuni casi fatta derivare da un’arbitraria assimilazione in un’unica nozione
di genere di dati che al contrario sono autonomamente tipizzati (disastro e pericolo per l’incolumità pubblica), talvolta persino nella stessa disposizione,
talaltra da un’indebita assimilazione tra gli indici che sul piano probatorio si ritiene concorrano a rivelare l’esistenza del disastro (danno ingente a cose
e persone) e i requisiti tipici necessari e sufficienti ad integrarlo. Si tratta, però, o di un inammissibile procedimento di accertamento del pericolo ex
post, cioè per il sol fatto della verificazione del danno a più persone, quale esito di un accadimento disastroso, o di una identificazione del disastro col
danno all’incolumità pubblica, il che è contraddetto da quanto già evidenziato supra (per la necessità che il disastro si concretizzi nella rilevante lesione
di beni personali, oltre che patrimoniali, v. Fiandaca, Musco, 521. Cfr. Battaglini, Bruno, 550; Ratiglia, 207; Antolisei, Manuale, 18).
Per la giurisprudenza, che a volte incorre nel medesimo equivoco, e per ulteriori notazioni, si rinvia al commento ai singoli articoli, in particolare
all’art. 449 (v., comunque, la pronuncia C., Sez. IV, 16.7.1993).
A siffatto orientamento non è estranea la considerazione del principio di offensività, il cui impiego tuttavia dissolve nell’inequivoca indicazione
fornita dal sistema del titolo VI circa l’esistenza di ipotesi di delitti di pericolo c.d. presunto o astratto, e vanifica di conseguenza la modulazione della
tecnica di tutela impiegata dal legislatore (così Marini, Incolumità, 154, il quale peraltro ribadisce non doversi prescindere da un accertamento della
effettiva lesività). Valgono, al contrario, ad ulteriormente precisare il rapporto tra disastro e pericolo concreto per l’incolumità pubblica le considerazioni
che seguono.
Si danno ipotesi in cui alla previsione del disastro si aggiunge il pericolo concreto per l’incolumità, pericolo che, con riferimento al momento in cui
si colloca nella fattispecie, o precede o segue l’avverarsi del disastro. Nell’ambito delle fattispecie che si riferiscono al disastro, è dunque possibile
individuare, oltre alla classe che è stata sopra evidenziata, altre quattro classi.
Una prima classe comprende le varie ipotesi di cui all’art. 434, 2° co. (cfr. Marinucci, Crollo, 417; riguardo alla configurabilità dell’ipotesi colposa
ex artt. 434 e 449) nelle quali si ha disastro preceduto da pericolo concreto per l’incolumità pubblica. Nell’art. 434 c.p. trova previsione, oltre al crollo,
il disastro c.d. innominato, la cui definizione, svincolata dalla tipizzazione dell’evento disastroso o comunque dell’oggetto/fonte materiale del disastro,
discende in via interpretativa dai connotati essenziali dei fenomeni espressamente qualificati come disastrosi (frana, inondazione, incendio, etc.) alla
luce del bene tutelato (Riondato S., Profili, 1065, con notazioni critiche circa la riconducibilità del disastro innominato alla previsione colposa prevista
dall’art. 449).
Una seconda classe ricomprende le ipotesi di disastro seguito da pericolo concreto contro l’incolumità pubblica di cui agli artt. 423, 2° co., 428, 2°
co. e nelle varie ipotesi colpose (ex art. 449).
Una terza classe comprende le ipotesi di pericolo di disastro (artt. 424, 1° co., 427, 1° co., 429, 1° co., 431, 1° co., 450). Si tratta di pericolo concreto,
ma il termine finale di riferimento del giudizio di pericolo di disastro non è il danno all’incolumità pubblica bensì l’accadimento materiale definibile
come disastroso.
In un’ultima classe si possono ricomprendere il disastro preceduto da pericolo per la sicurezza dei trasporti pubblici e il disastro preceduto da
attentato alla sicurezza degli impianti (ex artt. 433 e 432). Si ha sicurezza, riferita a cose, quando l’insieme delle condizioni di fatto delle cose medesime
non è astrattamente pericoloso per una pluralità di persone. La sicurezza è, in questo senso, «assenza di pericolo» (v. sul punto Parodi Giusino, 270). Si
ha, quindi, «danno» alla sicurezza quando la situazione delle cose è astrattamente pericolosa per le persone, e «pericolo per la sicurezza» quando esiste
una situazione di fatto il cui sviluppo causale probabile ne comprende un’altra (che quindi è termine finale di riferimento di un giudizio di pericolo
concreto com’è nell’art. 432, 1° co.: v. supra) che a sua volta è astrattamente pericolosa per le persone (sull’attentato alla sicurezza ex art. 433). Si è in
presenza, dunque, di una forte anticipazione di tutela (cfr. Ardizzone, Naufragio, disastro aviatorio, disastro ferroviario, in Digesto pen., VIII, Torino,
1994, 226: «Il pericolo per la sicurezza dei trasporti indizia un’anticipazione del pericolo per l’incolumità pubblica» e Bonanni, “La tutela dell’integrità
psico-fisica del cittadino (e del lavoratore) e l’intervento nel processo delle formazioni sociali intermedie. La costituzione di parte civile e l’intervento
di Enti ed Associazioni, nel procedimento penale, nel microsistema di cui agli artt. 434, 437 e 451 c.p., tra luci ed ombre, risultati raggiunti e
prospettive”, pubblicato su Diritto Dei Lavori (in internet su www.csddl.it), anno IV n. 1, gennaio 2010 e Bonanni, Ugazio “Patologie ambientali e
lavorative. MSC – Amianto & Giustizia” – Edizioni Minerva Medica, Torino 2011, in ragione dell’interesse e dei diritti coinvolti, quali l’ambiente e la
salute pubblica.
Il 1° co. prevede due distinte ipotesi delittuose concretantisi rispettivamente nel fatto diretto a cagionare il crollo di una costruzione e nel fatto
diretto a cagionare un altro disastro (per quando riguarda l’individuazione dei soggetti titolari di un obbligo di garanzia per l’omesso impedimento del
pericolo per l’incolumità pubblica o per l’omesso impedimento del crollo o del disastro, v. Corbetta, Delitti contro l’incolumità pubblica. I delitti di
comune pericolo mediante violenza, in Tratt. Marinucci, Dolcini, parte spec., II, 1, Padova, 2003, 586).
Ad entrambe le ipotesi si riferisce il requisito della creazione di un pericolo concreto per la pubblica incolumità (C., Sez. I, 26.10.1960).
La S.C. ha precisato che nell’ipotesi di cui all’art. 434, 1° co. la soglia per integrare il reato è anticipata al momento in cui sorge il
pericolo per la pubblica incolumità e, qualora il disastro si verifichi, risulterà integrata la fattispecie aggravata prevista dal 2° co. dello stesso
art. 434 (C., Sez. IV, 17.5.2006). Nella giurisprudenza di merito si è di recente affermato che la prova del pericolo per la pubblica incolumità deve
sussistere a prescindere dalla verificazione o meno del disastro che incide esclusivamente sull’inquadramento della condotta nell’ipotesi del primo
comma o in quella, aggravata, del 2° co. (T. Nola 28.5.2007).
La tesi secondo cui si tratta di fattispecie di pericolo concreto è accolta anche in dottrina [Ardizzone,Crollo, 275; Battaglini, Bruno, Incolumità
pubblica (delitti contro la), in NN.D.I., VIII, Torino, 1962, 555;Santoro, Manuale di diritto penale, parte spec., III, Torino, 1965, 91].
È stato precisato che l’idoneità dell’azione, valida per integrare le fattispecie di crollo o altro disastro, deve essere considerata sotto il profilo
potenziale, indipendentemente da ogni altro evento esterno o sopravvenuto; mentre la inidoneità, onde configurare nella specie un reato impossibile,
deve essere assoluta in virtù di una valutazione astratta della inefficienza strutturale e strumentale del mezzo che non deve consentire neppure una
attuazione eccezionale del proposito criminoso.
Si tratta di delitti a consumazione anticipata: il dolo tipico abbraccia un risultato che sta al di fuori degli elementi obiettivi (Marinucci, 414). In
particolare, la dottrina tradizionale riscontra nelle figure criminose in esame la struttura del tentativo rispetto all’evento non verificatosi di crollo o
disastro, mentre la realizzazione di un pericolo concreto per l’incolumità pubblica è intesa come condizione di punibilità [Battaglini, Bruno,
556; Manzini, Trattato di diritto penale italiano, VI, a cura di Pisapia, Torino, 1983, 349; Santoro, 91; Vannini,Manuale di diritto penale, in parte spec.,
Milano, 1949, 158; Lai, Incolumità pubblica (reati contro la), in EG, XVI, Roma, 1989, 12]. Detta concezione è stata, tuttavia, criticata muovendo dalla

Atto di esposto Sig.ra CATALANO Isabella (Agenzia delle Entrate)
Escussione a sommarie informazioni testimoniali.
Si chiede che codesta On.le Procura della Repubblica di Roma, Voglia escutere a sommarie
informazioni testimoniali i Sig.ri:
– Germana REALI, nata a Roma (RM), in data 07/07/1971, rintracciabile al numero:
3384876858;
– Roberto SCIACCA, nato a Civitavecchia (RM), il 05/07/1964, rintracciabile al numero:
3286174403;
– Marco LORITO, nato a Roma (RM), in data 03/09/1963, rintracciabile al numero:
3485662434,
affinché possano riferire sullo stato degli ambienti in cui hanno prestato la loro attività lavorativa,
nello specifico sulla presenza o meno di polveri e fibre di amianto e di altre sostanze cancerogene
presso la sede della Agenzia delle Entrate -Territorio di Roma, sita in Roma (RM), al Viale Antonio
Ciamarra, n. 139 e sull’inalazione delle anzidette polveri durante i lavori di ristrutturazione più volte

considerazione che l’offesa al bene giuridico (pericolo concreto per l’incolumità pubblica) è espressamente legata da nesso di causalità alla condotta
tipica – evento – il che escluderebbe la configurabilità di una condizione di punibilità, la quale postula, invece, l’estraneità del dato condizionante al bene
giuridico tutelato (Ardizzone, La fattispecie obiettiva del crollo colposo di costruzioni, in RIDPP, 1970, 783; Marinucci, 414. In diversa prospettiva
propugna la tesi del pericolo come modalità della condotta Antolisei, Manuale di diritto penale, parte spec., II, Milano, 2008, 5).
È stato precisato che il concetto di crollo, totale o parziale, di una costruzione implica la rovina, lo sfasciamento, la caduta e ogni altra
disintegrazione delle strutture essenziali di essa in modo che la forza di coesione tra i singoli elementi costruttivi venga superata e vinta dalla forza di
gravità (C., Sez. IV, 29.4.1994; C. 21.12.1988; C., Sez. II, 31.1.1975. V. anche C., Sez. IV, 19.5.2000). Non basta, quindi, ad integrare il reato il pericolo
di un qualsiasi distacco con conseguente caduta al suolo di singoli elementi costruttivi, ancorché stabilmente inseriti nella costruzione, qualora non sia
probabile che le strutture essenziali di essa risultino definitivamente compromesse [C., Sez. II, 31.1.1975; v. anche C., Sez. IV, 29.4.1994, secondo la
quale non sussite il reato di crollo (colposo) «qualora non sia possibile che le strutture essenziali di essa risultino definitivamente compromesse» (nella
fattispecie, a seguito di un’esplosione causata dall’accensione del motore di un veicolo, custodito nell’autorimessa di un edificio, da cui era fuoriuscito
gpl, erano stati gravemente danneggiati alcuni garages vicini, le cui porte erano state divelte verso l’esterno, e l’appartamento sovrastante; la Corte di
Cassazione ha escluso che ricorressero gli estremi del crollo); C., Sez. I, 23.6.1987, secondo cui necessita che le strutture principali della costruzione
risultino definitivamente compromesse].
La dottrina è concorde nel ritenere che il crollo deve presentare le proporzioni del disastro, sicché, con riferimento al 2° co., si deve accertare se in
dipendenza di esso si sia verificato un concreto pericolo per l’incolumità pubblica (Marinucci, 418).
Del medesimo avviso è anche la giurisprudenza dominante. La Suprema Corte ha in proposito precisato che per la sussistenza del delitto si richiede
che il crollo della costruzione abbia assunto la fisionomia di un disastro, cioè di un avvenimento grave e complesso con conseguente pericolo per la vita
e la incolumità delle persone, indeterminatamente considerate (C., Sez. IV, 5.2.1991; v. anche C., Sez. IV, 21.6.1974; C., Sez. IV, 4.12.1963). La
qualifica di disastro, quindi, attiene anche al crollo (in questo senso C., Sez. IV, 17.11.1970; contra C., Sez. I, 26.10.1960). Pertanto non ogni
disfacimento o dissesto di opere può definirsi crollo, ma solo quello che assuma proporzioni notevoli per la rilevanza e l’estensione del danno ed il
numero delle persone offese o esposte a pericolo (C., Sez. II, 31.1.1975, secondo la quale la norma richiede, altresì, l’insorgere di un sentimento di
pubblica commozione, sia pure in una collettività limitata, quale effetto del crollo; C., Sez. II, 8.6.1954, ove si nega il requisito della eccezionalità
dell’avvenimento).
Un sisma non costituisce di per sé causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l’evento, in assenza del crollo totale di tutte le altre
costruzioni dello stesso centro abitato (C., Sez. IV, 27.1.2010, n. 24732).
La costruzione cui inerisce il crollo può essere in muratura o non, come nel caso di strutture di legno, metallo, materie plastiche, vetro o altre
sostanze. Non è necessario che si tratti di edifici; il crollo può riguardare anche un ponte, una passerella, come pure una complessa impalcatura di
sostegno, anche se sotterranea, come nel caso delle miniere (Manzini, 347; Santoro, 92).
L’espressione «altro disastro» contenuta nel 1° co., e richiamata implicitamente nel 2° co., designa genericamente un complesso di risultati
concretamente offensivi di una vasta e indefinita cerchia di persone (Battaglini, Bruno, 550; Marinucci, 418; Ranieri, Manuale di diritto penale, parte
spec., II, Padova, 1962, 472). Siffatta nozione, secondo un orientamento dottrinale, si caratterizza, rispetto a quella di «pericolo per l’incolumità
pubblica», in quanto, una volta realizzatosi, il disastro comporta una situazione di maggior pericolo per il bene tutelato (Ardizzone, La fattispecie, 796).
La dottrina vi riconduce l’ipotesi di caduta di ascensore, lo scoppio di materie esplodenti (dinamite) o di gas (Battaglini, Bruno, 556; Antolisei,
26; Nappi, Crollo di costruzioni o altri disastri dolosi, in Giur. sist. dir. pen. Bricola, Zagrebelsky, parte spec., IV, 2a

ed., Torino, 1996, 615; Fiandaca,

Musco, Diritto penale, parte spec., I, Bologna, 2007, 515; conf. Relazione ministeriale, 224).
Requisito del “disastro” di cui all’art. 434 è la potenza espansiva del nocumento unitamente all’attitudine ad esporre a pericolo, collettivamente, un
numero indeterminato di persone, sicché, ai fini della configurabilità del medesimo, è necessario un evento straordinariamente grave e complesso ma
non eccezionalmente immane (C., Sez. III, 16.1.2008, in fattispecie di disastro ambientale). Nella fattispecie in esame la giurisprudenza ha fatto rientrare
casi di incidenti automobilistici particolarmente gravi [C., Sez. II, 3.2.1955; cfr. anche C., Sez. IV, 20.12.1989, secondo cui nel caso di incidente
automobilistico, provocato da colpa dei conducenti, con conseguenze particolarmente gravi alle persone e alle cose, ben può ricorrere, col concorso di
altre condizioni, l’ipotesi di disastro colposo di cui all’art. 449 in relazione all’art. 434 (anche se più specificamente l’incidente che abbia posto in pericolo
la sicurezza di un pubblico trasporto è inquadrabile nella previsione dell’art. 432, prima ed ultima parte) ritenendo non esclusa la sussistenza del disastro
quando siano rimaste vittime soltanto le persone trasportate, poiché la nozione di disastro prescinde dalla qualità dei soggetti passivi del reato e richiede
un evento particolarmente grave e complesso che colpisca persone e cose, sia suscettibile di mettere in pericolo e realizzare il danno di un certo numero
di persone, indipendentemente dalla loro più o meno intensa esposizione al rischio e di diffondere, altresì, un esteso senso di commozione e di allarme].
Sotto il profilo della tecnica legislativa è stata peraltro evidenziata l’inopportunità della previsione di tale ipotesi più generica accanto a quella del
crollo, anziché in un distinto articolo (Erra, Disastro ferroviario, marittimo, aviatorio, in ED, XIII, Milano, 1963, 12).

Atto di esposto Sig.ra CATALANO Isabella (Agenzia delle Entrate)
eseguiti – in loro presenza – nello stabile ubicato in Roma (RM), al Viale Antonio Ciamarra, n. 139,
nonché sull’eventuale fenomeno epidemico di patologie asbesto-correlate tra i dipendenti del predetto
Ufficio.

*** *** ***

Si chiede, pertanto, che l’On.le Sig. Procuratore della Repubblica di Roma, al fine di ridurre e
annullare il rischio connesso all’inalazione di polveri e fibre di amianto, nonché all’esposizione alla
fibra killer, verifichi se nelle sopracitate strutture (alla Viale Antonio Ciamarra, n. 139 e alla Via
Raffaele Costi, n. 60) vi sia stata e/o sia tutt’ora riscontrabile la presenza di amianto e, inoltre, accerti
lo stato di conservazione in cui tale predetto materiale si trova. Difatti, l’avanzato stato di degrado
rende detti materiali dei veri e propri rifiuti, rispetto ai quali è applicabile la nuova normativa in
materia di reati ambientali (l. n. 68/15, che ha permesso il sequestro di numerose strutture, come
risulta dal sito Legambiente12).
Si chiede, inoltre, che l’On. le Sig. Procuratore della Repubblica di Roma, Voglia accertare se
i titolari delle posizioni di garanzia, che avrebbero dovuto informare i lavoratori circa la presenza di
amianto e delle altre sostanze cancerogeno/nocive e avrebbero dovuto dotarli di strumenti di
protezione personale e prevenzione individuale, siano tra l’altro responsabili dei reati di cui agli artt.
590, co. 3, 434, 437 e/o 449 c.p. o dei reati contravvenzionali di cui al Testo Unico sulla salute e
sicurezza sul lavoro (d.lgs. n. 81/2008).

*** *** ***

Per tali motivi, la sottoscritta, Sig.ra CATALANO Isabella, poiché l’amianto è un
cancerogeno completo, e non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla,

chiede

che l’On. le Sig. Procuratore della Repubblica di Roma, in relazione a quanto specificato, e a
quanto ulteriormente acquisito, anche in seguito allo svolgimento delle indagini preliminari, e con
approfondimento su base epidemiologica, al fine di verificare una eventuale maggiore incidenza di
patologie asbesto correlate, verifichi la sussistenza delle fattispecie di cui agli artt. 434, 437, 449, 590,
co. 3, c.p. e/o delle contravvenzioni di cui al D.L.vo 81/2008, il tutto con subsunzione della fattispecie
del nomen iuris affidato alla saggezza dell’Illustrissimo Sig. Procuratore della Repubblica, per ogni
vittoria di giustizia e di ragione.

*** *** ***

La sottoscritta, Sig.ra CATALANO Isabella, chiede, ex art. 408, co. 2, c.p.p. di essere
avvisata in caso di richiesta di archiviazione al fine di proporre motivata opposizione alla citata
richiesta ed ottenere il rinvio a giudizio dei responsabili.

12 https://legambiente.it/contenuti/comunicati/ecoreati-nel-codice-penale-numeri-e-storie-di-una-legge-che-funziona

Atto di esposto Sig.ra CATALANO Isabella (Agenzia delle Entrate)
La sottoscritta, Sig.ra CATALANO Isabella, chiede, ex art. 406, co. 3, c.p.p. di essere
avvisata nel caso in cui venga richiesta la proroga del termine di indagini, al fine di poter depositare
memorie ex art. 406, co. 3, c.p.p.
La sottoscritta, Sig.ra CATALANO Isabella, nomina quale suo procuratore e difensore
l’Avv. Ezio Bonanni del Foro di Roma, e gli conferisce ogni più ampio potere e facoltà di legge, che
discende dal mandato, con possibilità di svolgere indagini difensive e di compiere quanto altro ritenga
utile nel suo interesse.
Si allega:
1: Relazione sulla presenza di Amianto e FAV” (cfr. doc. n. 1), a firma dell’Ing. CERRI Massimo, datata
07.03.2017 (quindi successiva al trasferimento), redatta a seguito dell’incarico ricevuto come Responsabile del Servizio
di Prevenzione e Protezione (RSPP), ai sensi del d. lgs. n. 81/2008 e come Responsabile per il controllo e il coordinamento
delle attività che interessano i MCA, ai sensi del D.M. 06.09.94;
2: Circolare, emessa in data 06.02.2017, a firma del Generale Antonio Ricciardi, Comandante dell’Unità Tutela
Forestale Ambientale e Agroalimentare dell’Arma dei Carabinieri.
Con ossequi.
Roma, 31.05.2019

Sig.ra Isabella Catalano