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Cronaca

Per un nuovo ecosistema della filantropia in Europa

Circa 150mila fondazioni in Europa, con patrimoni cumulati di 600 miliardi, che erogano flussi per 55-60 miliardi di euro annui che incidono in vari ambiti, con modalità sempre più innovative. Alla vigilia del rinnovo del Parlamento europeo, a Parigi, davanti a 800 rappresentanti della filantropia istituzionale provenienti da tutto il mondo, in particolare da Europa e Stati Uniti, il Presidente dell’European Foundation Centre (Efc) Massimo Lapucci ha chiuso la tre-giorni della Conferenza annuale, il più importante evento del settore, intitolata quest’anno “Liberté, égalité, philanthropie” poiché «i valori universali di libertà, uguaglianza e solidarietà non sono ancora pienamente realizzati» e «la filantropia può sostenere e aiutare il progetto europeo sostenendo progettualità innovative e di impatto sui valori della democrazia, della libertà, ma anche sui temi dell’ambiente, della salute, della povertà, dell’educazione… su cosa è il progetto europeo stesso e cosa ha rappresentato. Esiste una “generazione Erasmus” ma va sostenuta e resa più internazionale, io lo vedo già nelle nuove leve della filantropia, i giovani hanno la consapevolezza di avere una identità europea».

Lapucci ha parlato di un nuovo ecosistema della filantropia in Europa: «Dobbiamo avere il coraggio di avviare il processo di consolidamento del settore in vista di una possibile fusione tra network internazionali, per ottimizzare la capacità di dialogo con le istituzioni della Ue e massimizzare l’impatto delle 150.000 fondazioni europee. Una filantropia più coesa e quindi più forte, autorevole ed efficace è la formula vincente non solo per il settore, ma anche per l’Europa, per rinsaldare i principi su cui si fonda la casa comune ed evolvere verso una società più equa e più solidale».

Il “Manifesto della Filantropia”, elaborato da Efc, Dafne (Donors and Foundations Networks in Europe) e Commissione Europea e presentato a Parigi chiede un mercato unico della Filantropia: «paradossalmente il mercato unico che c’è per i capitali privati non c’è per i capitali filantropici, a un quarto di secolo dal Trattato di Maastricht. Così come quest’ultimo ha avuto un profondo impatto sullo sviluppo futuro dell’integrazione europea, un Mercato unico della Filantropia avrebbe un profondo impatto sullo sviluppo futuro del nostro settore, che porta benefici chiari e tangibili per i cittadini, le comunità, la società nel suo complesso. Come è possibile – ha aggiunto Lapucci – che la filantropia assolva al meglio la propria missione riequilibratrice delle disuguaglianze, in un mondo in cui l’1% della popolazione possiede più ricchezze del restante 99% dell’umanità, se esistono ancora oggi barriere tra Stati alla circolazione delle risorse non profit?».

Una sfida riguarda in particolare la possibilità di co-investimenti di capitali privati e pubblici per il bene comune e la società civile. «Senza snaturare se stesso, il non profit deve ibridarsi maggiormente con il profit, incorporando nel proprio DNA principi come il rigore nella gestione patrimoniale, l’efficienza, la trasparenza. Allo stesso tempo, le fondazioni hanno il dovere di essere innovative nell’impiegare i propri rendimenti per creare impatto sociale, amplificando la propria azione con l’utilizzo di strumenti di impact investing, con una migliore interpretazione dei Big Data per il bene comune e con meccanismi di cofinanziamento europeo dei capitali ‘pazienti’ tramite il fondo di garanzia da 38 miliardi di euro del programma InvestEU 2021-2027» ha affermato Lapucci.

«Noi europei – ha concluso Lapucci nel delineare un ultimo aspetto della strategia globale – dobbiamo essere capaci di cogliere le trasformazioni della filantropia in altre aree del mondo, a partire dalla Cina, dove il rapido sviluppo del settore sta emergendo con straordinaria energia. È tempo di lavorare insieme, di crescere grazie a una maggiore integrazione tra organizzazioni di Stati Uniti, Asia, Africa: così si possono scambiare best practice e costruire reti di fiducia, conoscenza e consapevolezza che non siano episodiche e superficiali, ma durature e profonde». Della Cina, Lapucci ha ricordato come siano nate molte fondazioni, che lavorano nell’ottica di riequilibrare le note disparità sociali, mentre l’Africa sta molto lavorando sullo sviluppo dell’impact investing.

Foto by Giorgio Perottino, Getty Images

Fonte

 

 

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