
(ANSA) – GENOVA, 18 FEB – Su 464 trefoli, nel reperto 132, la
sommità della pila 9 che cedendo avrebbe causato il crollo del
Morandi, solo cinque erano perfettamente integri. Gli altri
avevano diversi gradi di corrosione. E’ quanto emerso nel corso
dell’incidente probatorio sulle cause del crollo del viadotto
(14 agosto 2018, 43 morti), ripreso oggi. Le udienze erano state
sospese per 15 giorni per consentire ai consulenti dei 71
indagati di studiare il software usato dai periti del gip per
calcolare la capacità di tiraggio dei cavi degli stralli.
Già nella prima perizia, quella che fotografava lo stato del
viadotto al momento della tragedia, era emerso che il 68% dei
trefoli del gruppo primario (quello che garantisce la stabilità
dell’infrastruttura) e l’85% di quelli secondari avevano una
riduzione di sezione tra il 50 e il 100 per cento. Una
corrosione dovuta ai difetti di esecuzione del progetto. Con le
dovute manutenzioni, secondo i periti, il Morandi non sarebbe
crollato.
Nell’udienza di oggi i periti hanno illustrato il momento del
collasso attraverso l’analisi del video della ditta Ferrometal e
si è anche parlato dei fattori esterni: dal temporale, al vento
di quel giorno fino al coil trasportato dal tir. Secondo i super
esperti a cedere per primo è stato lo strallo, ovvero uno dei
tiranti, lato mare/levante della pila nove. L’udienza proseguirà
domani e sabato.
Dopo l’esposizione degli esperti del giudice i legali degli
indagati potranno chiedere chiarimenti. Le persone indagate, tra
ex vertici di Aspi e dirigenti di Spea e del ministero, sono
accusate a vario titolo di omicidio colposo plurimo, crollo
doloso, falso, attentato alla sicurezza dei trasporti. (ANSA).
Fonte Ansa.it











