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Professionisti: segnali non colgono nel segno

Professionisti: segnali non colgono nel segno.
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Il DPCM licenziato il 22 marzo u.s. ha stabilito, a chiare lettere, che le “attività professionali non sono sospese”, ribadendo per le “attività legali e contabili”, di cui al codice ATECO 69 dell’Allegato 1, l’esenzione dalla sospensione delle attività economiche disposta nella prospettiva di contenere il diffondersi del virus COVID-19.

Tuttavia, le condizioni generali impediscono l’effettivo esercizio, in concreto, delle attività libero-professionali.

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Le stringenti limitazioni degli spostamenti e le misure di distanziamento sociale previste dai provvedimenti emessi dalla P.A., sia a livello ministeriale

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che periferico, unitamente alla crescente difficoltà di reperire i DPI (mascherine, guanti e presidi sanificanti e disinfettanti) imprescindibili per arginare le occasioni di contagio, sono fattori che ostacolano l’esercizio delle attività professionali, per le quali rimane fondamentale e primario il confronto con l’utenza.

Si è così determinata una condizione, difficilmente superabile, di assoluta contraddittorietà tra il dato formale e la realtà in cui il professionista è chiamato a vivere ed esercitare.
L’attuale situazione, che rischia di protrarsi sine die senza certezze in ordine ai tempi, ha indotto tutti i professionisti a formulare legittime quanto pressanti richieste di rassicurazione che appaiono meritevoli di riscontro istituzionale.

In questo quadro, la classe forense, pur nella responsabile consapevolezza della straordinarietà dell’emergenza in atto, registra la totale assenza di sostanziali misure di sostegno da parte del Governo nazionale e prende atto delle posizioni di platonica vicinanza espresse, da ultimo con la Comunicazione del 22 marzo u.s., dalla Cassa previdenziale di riferimento.
Alla luce delle attuali condizioni, l’Avvocatura, inerme, rischia di rimanere esposta al concreto ed imminente pericolo di danni gravi se non irreparabili, suscettibili di ripercussioni anche nel lungo periodo.

Al fine di arginare tempestivamente tale deriva, appare indispensabile elaborare ed applicare contenuti programmatici che investano l’opportunità di sospendere a tempo indeterminato e, in ogni caso, sino al permanere dell’attuale stato di emergenza, i termini di versamento dei tributi e dei contributi previdenziali, quanto la predisposizione , sia da parte dello Stato che degli organi di categoria, di misure economiche tese a salvaguardare quanto meno le fasce reddituali più deboli, nella prospettiva di preservare la prosecuzione ed il rilancio dell’attività professionale, anche mediante l’attivazione di linee di credito dedicate e/o di scopo.

 

Avv. Salvino Pantuso
Avvocato penalista

 

 

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