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Cronaca

Pubblicità e azzardo: e se Agcom avesse agito con eccesso di potere?

L’articolo 9 del decreto-legge n. 87 del 2018, il cosiddetto “Decreto Dignità”, vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse, nonché al gioco d’azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo.

L’Agcom, il 18 aprile scorso, ha emanato delle Linee Guida attuative del divieto di pubblicità come disciplinato dal Decreto menzionato (Vita ne ha parlato a lungo, qui). Nel fare ciò, L’Autorità “indipendente” non si è limitata ad una interpretazione letterale, logica e sistematica, come normalmente dovrebbe farsi, ma si è lanciata in una vera e propria crociata contro una misura decisa dal Parlamento rendendo, potenzialmente, vano il tentativo di porre un argine ad una patologia di massa. Si aprono di fatto nuovi scenari in cui può certamente trovare posto forme dirette ed indirette di pubblicità dell’azzardo legale ed illegale.

Prima di analizzare i punti che meno convincono, vi è da sottolineare l’eccesso di potere dell’Agcom frutto, anche, di un difetto di istruttoria. In un Paese “normale” gli Organi dello Stato si interfacciano, oltre che tra essi, con le c.d. formazioni sociali ammesse dalla nostra Costituzione.

Non con interessi privati, dunque, ma l’Agcom avrebbe dovuto audire il Ministero della Salute, le relative Commissioni parlamentari, le Associazioni di tutela di interessi diffusi, non certo le concessionarie che, al contrario, sono chiamate a prendere atto della legge dello Stato. Addirittura, tra i soggetti auditi, vi sono società che hanno sede all’estero e che, oggettivamente, non hanno alcun interesse a tutelare i soggetti vulnerabili, come, al contrario, avrebbe imposto l’art. 9 del d.l. 87/2018.

Questa premessa è fondamentale per comprendere l’errore in cui è incorsa l’Agcom le cui linee guida rischiano di aprire nuovi e infiniti conflitti giudiziari.

Nel merito, le linee guida rischiano di limitare fortemente il divieto di pubblicità voluto dal Parlamento facendo unicamente leva su una paventata violazione della libertà di iniziativa economica come prevista dall’art. 41 della Costituzione. Anche qui, dobbiamo intenderci: nel caso che ci occupa l’art. 41 Cost. non sarebbe affatto invocabile in quanto proprio la nostra Costituzione tutela solo l’iniziativa economica, anche privata, che non sia in contrasto con l’utilità sociale requisito, quest’ultimo, totalmente compromesso dal modello attuale di offerta di azzardo. Inoltre,non vi è alcuna attinenza tra l’art. 41 cost e la materia dei giochi che, come si sa, è di riserva esclusiva dello Stato il quale la esercita attraverso concessioni (non autorizzazioni, nel qual caso sarebbe richiamabile la disposizione costituzionale).

Fonte

 

 

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