Salvini se la vedrà brutta, interverrà il tribunale per i diritti episcopali. Niente più cannoli, cassata e brioches a colazione, né sfinciuni, panelle, pani ca meusa, arancini, caponata, busiati con l’agghia pistata, pasta di mandorle…
Rischiano di andare a male ingenti scorte di pasta di mandorle, e resteranno invenduti interi pescati di paranza. Una tragedia. L’unica speranza è che i vescovi “si stanno interrogando”, e per ora sono ancora a tavola. Ecco, senza commenti, il comunicato Agi.
“I vescovi di Sicilia “si stanno interrogando sulla necessità di passare dalla riflessione ai fatti, meno proclami, pur importanti per risvegliare le coscienze, e più azioni fattive per liberare questi nostri fratelli. Dopo le belle riflessioni, occorre subito mobilitarsi: magari salendo sulla ‘Diciotti’ e fare con loro lo sciopero della fame? O qualche altra iniziativa di solidarietà che manifesti il volto popolare di una Chiesa impegnata fattivamente su questo problema”. Lo dice il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, delegato della Conferenza episcopale siciliana per le migrazioni, riguardo ai 150 migranti bloccati al porto di Catania a bordo della nave della Guardia costiera. Una “provocazione” quella del vescovo di Noto, “perché si ridesti in noi l’umanità bella e buona del Vangelo”.

Il presule invita a una responsabile presa di coscienza, a un senso di umanità che “è l’anima dell’Europa e dell’Italia. L’Italia che per mantenere la linea dura nei confronti dell’Europa insensibile e anestetizzata nemmeno si commuove per lo sciopero della fame di 150 persone umane, nostri fratelli e amici, resterà ancora ‘bella’, ma ormai ‘senz’anima’. La perdita dell’anima sta già deturpando la bellezza del suo volto, costringendo milioni di cittadini a vergognarsi di appartenere alla nazione. Quale bellezza salverà l’Italia? Non c’è altra via che quella della solidarietà, ‘nuovo nome della pace'”. Monsignore Staglianò, propone, dunque, di accompagnare alla riflessione, “iniziative concrete, gesti fattivi, “eucaristici’, che esprimano vicinanza e solidarietà verso il dramma di queste persone”.
Scusate, ma un commento non riusciamo a trattenerlo, perché Staglianò ha un vero e proprio asso nella manica: se gli italiani sono insensibili allo sciopero della fame dei migranti, si impietosiranno senza ombra di dubbio per quello dei vescovi.











