Prima Pagina>Cronaca>Stato-mafia, sentenza definitiva: “La trattativa c’è stata”
Cronaca

Stato-mafia, sentenza definitiva: “La trattativa c’è stata”

Condannati Dell’Utri, i generali Mori e Subranni, i boss Cinà e Bagarella. Assolto l’ex ministro Mancino. “Qualcuno dello Stato ha trattato con Riina e Bagarella trasmettendo i messaggi di Cosa nostra ai governi”, denuncia il pm Di Matteo

Palermo – La trattativa c’è stata. Il patto scellerato tra pezzi dello Stato e Cosa nostra è stato siglato. Questo viene fuori dalla dura sentenza al processo Stato-mafia emessa dalla Corte d’assise di Palermo presieduta da Alfredo Montalto e pronunciata oggi pomeriggio poco dopo le 16, nell’aula bunker del Pagliarelli, dopo una camera di consiglio iniziata alle 10.30 di lunedì scorso e durata poco più di quattro giorni.

Dopo cinque anni di udienze boss e politici sono stati dichiarati colpevoli del reato per minaccia e violenza al corpo politico dello Stato. Assolto l’ex ministro Nicola Mancino, accusato di falsa testimonianza. Per Marcello Dell’Utri sono punite le condotte commesse contro il governo Berlusconi. In sostanza i carabinieri del Ros sono condannati per i fatti commessi fino al 1993; Dell’Utri per i fatti del 1994: da una parte la trattativa sarebbe stata intavolta dai carabinieri, dall’altra da Dell’Utri. 

   Condannati i generali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni, l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri e il boss Antonino Cinà a 12 anni di carcere; 28 anni a Leoluca Bagarella, ed è la pena più pesante. Otto anni al colonnello Giuseppe De Donno. Stessa pena per Massimo Ciancimino accusato di calunnia nei confronti dell’allora capo della polizia Gianni De Gennaro, mentre è stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Prescrizione per Giovanni Brusca. E assoluzione per Mancino. E twitta il capo politico M5s, Luigi Di Maio: “La trattativa Stato-mafia c’e’ stata. Con le condanne di oggi muore definitivamente la Seconda Repubblica. Grazie ai magistrati di Palermo che hanno lavorato per la verità“.

Dell’Utri, Mori, Subranni, De Donno, i boss Bagarella e Cinà sono stati condannati anche al risarcimento in solido dei danni in favore della parte civile della presidenza del Consiglio dei ministri liquidati in 10 milioni di euro. Applausi e urla di incitamento ai magistrati dal pubblico: “Siamo tutti Nino Di Matteo“, hanno scandito i presenti, in particolare le Agende rosse e gli attivisti di Scorta civica all’indirizzo dei Pm. “Che la trattativa ci fosse stata non c’era bisogno della sentenza per dirlo. La sentenza dice di più – ha commentato Nino Di Matteo – qualcuno dello Stato ha trattato con Riina e Bagarella e altri stragisti, trasmettendo le richieste dei messaggi di Cosa nostra ai governi. Prima si era messa in correlazione Cosa nostra con il Silvio Berlusconi imprenditore, adesso questa sentenza per la prima volta la mette in correlazione col Berlusconi politico. Le minacce subite attraverso Dell’Utri non risulta che il governo Berlusconi le abbia mai denunciate e Dell’Utri aveva veicolato tutto”.

   “Ho sempre avuto fiducia che a Palermo ci fosse un giudice. La lettura del dispositivo – commenta Mancino – che esclude la mia responsabilità nel processo sulla cosiddetta trattativa ne è una solenne conferma. Sono stato vittima di un teorema che doveva mortificare lo Stato e un suo uomo’ che tale è stato ed è tuttora. Sono stato volutamente additato ad emblema di una trattativa, benché il mio capo di imputazione, che oggi è caduto, fosse di falsa testimonianza. Possiamo sperare che dopo 5 anni in appello vi sarà un giudizio. Perché questo – è il commento di Basilio Milio, legale di Mario Mori – è stato un pregiudizio caratterizzato dall’adesione alle istanze della Procura e quasi mai della difesa. Una sentenza dura che non sta ne in cielo né in terra perché questi fatti sono stati già smentiti da 4 sentenze definitive“.

Rispondi