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Tsunami in India, centinaia di morti e migliaia di sfollati. Emergenza

Un disastro, più di 800 morti e migliaia di feriti e dispersi. I cadaveri sono stati allineati lungo le strade e il paese è devastato.Le infrastrutture sono semi distrutte e la protezione civile ha difficoltà a effettuare soccorsi

(Ansa) Almeno 832 morti e centinaia di feriti, ma la sensazione è che alla fine le vittime si conteranno a migliaia. Il bilancio aggiornato, ha aggiunto il portavoce Sutopo Purwo Nugroho, si

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riferisce ancora in gran parte alla capitale provinciale di Palu, a 80 chilometri dall’epicentro del sisma di magnitudo 7,5. I soccorritori non sono ancora riusciti a raggiungere ampie aree costiere più a nord fino alla città di Donggala, a 27 chilometri dall’epicentro.

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La devastazione si sta rivelando in tutta la sua entità con il passare delle ore. Al largo sono stati avvistati cadaveri e si teme che in moltissimi possano essere stati trascinati in mare.

La Protezione civile indonesiana effettuerà nella città di Palu una sepoltura di massa delle vittime del terremoto e dello tsunami. Lo ha annunciato il portavoce Sutopo Purwo Nugroho, citando ragioni sanitarie.
A Palu è arrivato il presidente Joko Widodo, in visita ad alcuni dei rifugi dove vengono ospitati circa 17 mila evacuati.

Tra le 100 e le 200 persone potrebbero essere rimaste intrappolate tra le macerie di un complesso residenziale nella città di Palu, crollato durante il terremoto. Lo ha riferito il responsabile del villaggio dove sorgeva il complesso, secondo cui molti corpi sono già stati estratti ma altre 90 persone rimangono disperse. L’area è stata raggiunta solo nel pomeriggio dai primi soccorsi.

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“Esprimo la mia vicinanza alle popolazioni dell’isola di Sulawesi, in Indonesia, colpita da un forte maremoto. Prego per i defunti, purtroppo numerosi, per i feriti e per quanti hanno perso la casa e il lavoro. Il Signore li consoli e sostenga gli sforzi di quanti si stanno impegnando a portare soccorso. Preghiamo insieme per i nostri fratelli dell’isola di Sulawesi”.

Lo ha detto il Papa all’Angelus. Mentre i soccorritori, rallentati da infrastrutture semi-distrutte, non hanno ancora potuto raggiungere ampie aree di una fascia costiera dove vivono 600 mila persone. A Palu, la capitale provinciale, il fango si mescola con i detriti di migliaia di case spazzate via dalla furia delle acque dopo che erano già crollate per la furia del terremoto. Solo due delle sette centrali della zona sono state rimesse in funzione: corrente elettrica, acqua e telecomunicazioni sono in gran parte ancora fuori uso. Centinaia di corpi sono stati allineati lungo le strade e ricoperti con un lenzuolo, mentre i feriti vengono curati su lettini improvvisati all’aperto perché gli ospedali cittadini hanno subito estesi crolli. C’è bisogno di tutto: dai viveri alle tende, dalle medicine al personale medico.

Ma i soccorsi vanno a rilento. A Palu è crollato il principale ponte, lungo 126 metri, che collega le due parti della città. Con l’aeroporto danneggiato dal sisma, gli aerei da trasporto Hercules e gli elicotteri hanno un’operatività limitata. Più ci si avvicina all’epicentro, a 27 chilometri dalla città costiera di Donggala (300 mila abitanti), più le strade sono interrotte da frane o da squarci nel manto stradale. Una fascia costiera devastata lunga decina di chilometri è in sostanza ancora isolata. Il presidente indonesiano, Joko Widodo, ha incaricato l’esercito di contribuire ai soccorsi, ma non è chiaro se i militari siano già arrivati in zona.

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Manca una stima ufficiale dei dispersi. C’è particolare preoccupazione per i partecipanti a un festival sulla spiaggia, stimati in centinaia, che era in procinto di iniziare quando lo tsunami ha colpito. Uno dei principali hotel di Palu, 80 camere quasi tutte occupate, è crollato, così come il più grande centro commerciale della città da 350 mila abitanti. Il crollo del muro di prigione ha consentito inoltre a 560 detenuti di scappare. Ma data la situazione, cercarli non è una priorità delle autorità. La particolare posizione geografica di Palu, situata sulla punta meridionale di uno stretto golfo, potrebbe aver ampliato la forza distruttiva dello tsunami. Si crede che il maremoto si possa essere incanalato nella baia, senza aver modo di disperdere parte della sua potenza. Mentre le autorità parlano di onde alte fino a due metri, media locali riportano altri funzionari che raccontano di un muro d’acqua alto oltre cinque metri in alcuni punti della baia. Se il bilancio si conterà in migliaia di vittime, come temono le autorità, si tratterebbe della più disastrosa catastrofe naturale nel Paese dallo tsunami del 26 dicembre 2004, che uccise circa 170 mila persone nella sola provincia di Aceh.

La frequenza dei terremoti in Indonesia è dovuta al fatto che l’arcipelago di 17 mila isole si estende lungo l’Anello di fuoco, una cintura di faglie sismiche che abbraccia l’Oceano Pacifico e ospita oltre metà dei vulcani attivi nel mondo. Tra tanta devastazione, i media indonesiani hanno riportato la storia di un eroe, un giovane controllore di volo di 21 anni che è rimasto nella torre di controllo mentre la terra tremava, finché non è decollato un jet a cui stava impartendo istruzioni. Mentre la struttura crollava, il ragazzo è saltato dal quarto piano, morendo per le fratture riportate poco prima di essere portato in ospedale. L’aereo, almeno, è decollato in sicurezza.

 

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