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Cronaca

Viola e Profumo rinviati a giudizio per aggiotaggio e falso in bilancio sui derivati

Il Gup Alessandra Del Corvo non ha accolto le richieste dei Pm e delle difese, mandando a processo i due ex dirigenti del Monte del Paschi. “Hanno vinto le parti civili”

Fabrizio Viola e Alessandro Profumo ( ex presidente ed ex ad del Monte dei Paschi e anche ex della Banca Popolare di Vicenza), sono stati rinviati a giudizio per aggiotaggio e falso in bilancio (Salvadori solo per falso in bilancio), dal Gup Alessandra Del Corvo, non accogliendo le richieste dei pm e delle difese. Hanno vinto quindi le parti civili, circa 200 azionisti rappresentati da numerosi legali, tra cui l’avvocato Matteo Picotti.

I pm Baggio, Civardi e Clerici già nel settembre 2016 avevano chiesto l’archiviazione delle accuse a carico degli imputati (la tranche d’indagine era stata trasmessa per competenza da Siena a Milano), ma nell’aprile 2017 si erano visti respingere l’istanza dal gip Livio Cristofano che aveva ordinato l’imputazione coatta. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio e l’udienza preliminare nella quale il pm Civardi nella scorsa udienza aveva chiesto il proscioglimento con argomentazioni simili a quelle dell’istanza di archiviazione.

I pm avevano sostenuto che Viola e Profumo, visti il “restatement” del bilancio di Mps da loro effettuato e la scoperta dei vari trucchi che sarebbero stati adottati da coloro che li avevano preceduti per nascondere i “buchi”, avrebbero agito senza alcuna intenzione di falsificare i conti (tra il 2011 e il 2014) né di occultare le perdite. Il pm Civardi davanti al gup aveva ribadito che è vero sì che i derivati avrebbero dovuto essere contabilizzati “a saldi chiusi” e non “a saldi aperti”, come è stato fatto, ma gli ex manager avevano fornito negli allegati ai bilanci tutte le indicazioni su quali sarebbero stati gli effetti della contabilizzazione “a saldi chiusi”, senza intenzione di ingannare il mercato.

Per il pm, gli ex manager, che avevano ereditato la gestione della banca dopo quella di Giuseppe Mussari e degli altri vertici (che sono a processo a Milano), non solo avevano reso consapevole il mercato dei problemi sui bilanci ma si erano anche attenuti alle disposizioni di Consob e Banca d’Italia.

Diversa la lettura del gip dell’imputazione coatta (agli atti anche una nuova consulenza disposta dalla Procura generale) che ravvisò nelle condotte dei manager presunti profili ingannevoli nei confronti del mercato perche’ quella contabilizzazione non aveva dissipato le ambiguita’ sui derivati.

“Sono sorpreso, ma confermo con determinazione di essere sereno per le scelte fatte in Mps – queste le prime parole di Profumo, oggi ad di Leonardo – dimostreremo di aver sempre operato correttamente nell’interesse dell’istituto e dei suoi azionisti, peraltro in stretta collaborazione con Banca d’Italia e Consob. Riconfermo la mia totale fiducia nella magistratura”.

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