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  • BUONGIORNO ITALIA! Se poniamo a confronto il fiume e la roccia, il fiume vince sempre non grazie alla sua forza ma alla perseveranza.Gautama Buddha

Ci evolveremo più nei prossimi 100 anni che nel corso di tutta la storia dell'umanità

La combinazione di biotecnologie e intelligenza artificiale consentirà di potenziare gli individui ma anche di controllarli e manipolarli, proprio come se fossero robot. Ai bambini è meglio insegnare come cambiare
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Il Qui e Ora

(Internazionale)

Nei prossimi cent’anni gli esseri umani cambieranno più di quanto siano cambiati nel corso di tutta la storia dell’umanità. È la tesi dell’ultimo libro di Yuval Noah Harari, 21 lezioni per il XXI secolo , uscito qualche settimana fa. Storico, saggista, professore universitario, Harari ha 42 anni e nel giro di poco tempo è passato dall’anonimato delle aule dell’Università ebraica di Gerusalemme, dove insegna tuttora, alla notorietà internazionale. Secondo l'Economist potrebbe essere “il primo intellettuale globale del ventunesimo secolo”.

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Controcorrente

Mentre i primi due libri (Sapiens, del 2014, e Homo Deus , del 2016, pubblicati in Italia da Bompiani) erano saggi di divulgazione storica e scientifica, l’ultimo si avventura nel campo delle previsioni, non sempre convincenti ma tutte interessanti. L’idea di Harari è che la combinazione di biotecnologie e intelligenza artificiale consentirà di potenziare gli individui ma anche di controllarli e manipolarli, proprio come se fossero robot.

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Macchina del Tempo

Quindi “è uno spreco di tempo e di risorse pretendere di formare i giovani per un mondo del lavoro che nessuno sa come sarà fra trent’anni”, sostiene Harari in un’intervista al quotidiano francese Le Monde . “Ai bambini è meglio insegnare come cambiare. Le persone dovranno reinventarsi più volte nel corso della loro vita, perché la maggior parte dei lavori ripetitivi sparirà, e non si tratterà solo di quelli manuali. Il mestiere di infermiere, per esempio, che richiede competenze pratiche, sarà meno a rischio del mestiere di medico, che analizza le informazioni, le confronta con i casi precedenti, cerca un modello. Proprio quello che farà, e molto meglio, l’intelligenza artificiale”. Una ragione in più per regolamentare la raccolta e la conservazione delle informazioni digitali. Ma non è per questo che Harari si rifiuta di avere uno smartphone: “Ho paura di distrarmi, non di essere controllato”.