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A 29 anni ricercatore italiano diventa professore a Berkeley, l’università californiana dei Nobel

Il trevigiano Matteo Benetton è pronto a volare negli USA, dove lo attende una cattedra in finanza bancaria e un contratto di lavoro di sei anni. Ennesima fuga di cervelli? Lui assicura: «l’Italia, fino alla laurea, non teme confronti e resta il top»

Viene da Treviso un’altra storia di giovani eccellenze Made in Italy negli studi: è quella di Matteo Benetton, che a soli 29 anni diventerà Assistant Professor di finanzia bancaria alla Haas School of Business dell’università di Berkeley, la più antica e prestigiosa università pubblica dello stato della California. A raccontarla è La Tribuna di Treviso, che spiega come il giovane, laureatosi in Italia al Sant’Anna di Pisa, la “Normale” delle scienze applicate, sia poi volato a Londra, per perfezionare gli studi alla London School of Economics.

Per Matteo, diplomatosi appena dieci anni fa al Liceo Scientifico Statale “Da Vinci” di Treviso, ora è pronto un contratto di 6 anni nel leggendario campus californiano, una delle università più premiate al mondo nella ricerca, con all’attivo ben 94 Premi Nobel tra i suoi professori, oltre a 9 Premi Wolf, 7 Medaglie Fields, 18 Premi Turing e 11 Premi Pulitzer.

A dare una forte accelerata alla sua carriera, racconta il diretto interessato a La Tribuna di Treviso, è stato il dottorato a Londra, al termine del quale ha ricevuto anche un premio per il miglior paper dal Centre for Economic Policy Research, network di ricercatori in materie economiche provenienti da atenei di tutta Europa. «Ho lavorato sulla finanza bancaria, in un’ottica di sistema, e devo dire che sono stato stimolato anche dalla crisi delle popolari venete – spiega – ho voluto dimostrare come in contesti di scarsa concorrenza i piccoli istituti finiscano inevitabilmente per essere penalizzati, mentre in un quadro più paritario la finanza può diventare davvero strumento di crescita sociale, di redistribuzione del reddito».
Insomma, viene da pensare all’ennesima storia di cervello in fuga, anche se, tiene a precisare Matteo, «l’Italia, fino alla laurea, non teme confronti e resta al top». L’estero, tuttavia, fa la differenza nella fase postlaurea, tra specializzazione e lavoro o ricerca, durante la quale sono garantite «borse di studio di 4 o 5 anni, non tassate, stipendi annuali, orizzonti temporali impensabili da noi. È lì che in Italia si matura un gap vistoso». Chissà se qualcuno, prima o poi, si accorgerà che abbiamo tanti, buoni e giovani motivi per colmarlo.

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