Venerdì 5 luglio presso Catania Libri di via Etnea 325 lo storico presenta il suo ultimo saggio
Tra il XVI e il XVII secolo, l’Europa assiste a un evento spartiacque: l’eruzione della modernità scientifica. Non una transizione lineare, ma una rivoluzione in corso d’opera fondata sulla matematica, sull’esperimento e sul libro della natura aperto davanti agli occhi dell’uomo. Ma la svolta galileiana non nasce nel vuoto. Essa si scontra e dialoga con il respiro lungo del Medioevo, in un’epoca attraversata da profonde inquietudini ideologiche. È il tempo dei roghi di Campo de’ Fiori, delle censure del Santo Uffizio, della caccia a ogni forma di eresia, anche a quella più sottile e invisibile: la scienza sperimentale.
Al centro di questa faglia storica si staglia una figura complessa, custode ferreo della Chiesa-istituzione: il cardinale Roberto Bellarmino. Un uomo diviso tra il rigorismo delle culture giuridiche del Seicento, la crisi dell’Interdetto veneziano e la necessità assoluta di difendere l’ortodossia dottrinale contro le crepe del cambiamento. La tensione tra scienza e il potere pontificio si trasforma così in una grande recita d’epoca. Una rappresentazione post-tridentina dove le necessità politiche impongono un formalismo rigoroso, e dove gli attori si muovono su un palcoscenico fragile. Fino all’implosione del teatro, sotto il peso insostenibile delle evidenze astronomiche. Dalla recita anticopernicana si giunge alla scena del processo: Galileo in ginocchio che abiura davanti agli inquisitori. Ma è un’umiliazione da cui lo scienziato saprà sollevarsi, portando i suoi dialoghi oltre le porte chiuse d’Italia, verso un’Europa ormai aperta al futuro.
Frutto delle lezioni tenute dallo storico Carlo Ruta presso il corso di Epistemologia generale dell’Università di Siena, Galileo e l’inquisitore riscrive i termini di uno scontro epocale. Una rilettura essenziale per comprendere dove affondano le radici del nostro pensiero moderno.











