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Direttori stranieri nei principali musei italiani, via libera alla riforma Franceschini

Respinto un ricorso contro la nomina di un austriaco alla direzione di Palazzo Ducale di Mantova. Ma la Pinacoteca di Dresda o il Louvre sarebbero mai dirette da un italiano? Ministro Bonisoli: le nomine vanno fatte per bravura e non per etnia

Corriere.it, Paolo Conti

Via libera alla nomina dei Direttori stranieri nei Musei italiani: la riforma Franceschini è dunque salva perché la norma dell’Unione europea non può di fatto essere smentita da una legge nazionale. Lo ha stabilito l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con la sentenza depositata oggi.

Il ricorso era stato presentato da Giovanna Paolozzi Maiorca Strozzi, ora Soprintendente a Parma, contro la nomina di Peter Assman, storico dell’arte e manager culturale austriaco, alla direzione di Palazzo Ducale di Mantova. Secondo l’Adunanza plenaria, che ha smentito l’accoglimento del ricorso da parte del TAR del Lazio, «la normativa dell’Unione Europea, articolo 45 del Trattato di Roma, non consente di escludere un cittadino dell’Unione europea da una selezione pubblica, a meno che non si tratti di una posizione caratterizzata dall’esercizio esclusivo o prevalente di poteri autoritativi, come magistrati, militari, forze di polizia».

Nella sentenza si legge che «il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri n. 174 del 1994 (che vieta in effetti di attribuire ai cittadini dell’Unione Europea qualunque posto dirigenziale, anche se di contenuto meramente gestionale) risulta in contrasto col il diritto dell’Unione Europea e non può quindi essere applicato dal Giudice nazionale». Dunque, i direttori non italiani nominati in diverse istituzioni dopo la riforma Franceschini restano al loro posto senza più il timore, dopo questa sentenza definitiva, di doverlo lasciare.

Nella recente intervista al Corriere della Sera, il neoministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, ha dichiarato a questo proposito: «A me piace pensare che un direttore debba essere bravo. Per struttura mentale, vorrei attenzione per gli italiani. Ma ragionare in base al passaporto mi sembra desueto, così come trovo provinciale che la scelta di uno straniero, solo perché straniero, sia segnale certo di modernità. Se un direttore bravo non è italiano, perché no? Ma no alla nomina ‘solo’ perché straniero…».

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