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Il sogno di Martin Luther King

Il 4 aprile 1968 il reverendo Martin Luther King veniva assassinato a Memphis. A cinquant’anni di distanza, il suo sogno di pace e uguaglianza è più vivo che mai

Sogno che sulle rosse colline della Georgia i figli degli antichi schiavi e degli schiavisti possano sedere insieme al tavolo della fratellanza. Sogno che lo Stato del Mississipi, rigonfio d’oppressione e di brutalità, sia trasformato in terra di libertà e di giustizia. Sogno che un giorno l’Alabama sia trasformato in uno Stato dove bambine e bambini neri potranno dare la mano a bambine e bambini bianchi, e camminare insieme come fratelli e sorelle

Cortei, incontri e commemorazioni oggi in gran parte degli Stati Uniti per il 50esimo anniversario della morte di Martin Luther King Jr, il leader del movimento per i diritti civili assassinato il 4 aprile del 1968 a Memphis, in Tennessee.

Rosa Parks BusDicembre, 1955. Rosa Parks sale su un autobus per tornare a casa: stanca per aver lavorato tutto il giorno, cerca un posto per sedersi. Siamo nel periodo della segregazione razziale e un nero non può sedersi sui posti riservati ai bianchi. Eppure molti di questi sono liberi, mentre quelli destinati alla sua gente sono tutti occupati. Con estremo coraggio, si siede dove non potrebbe. Al suo rifiuto di alzarsi, viene chiamata la polizia e Rosa viene arrestata.

In quegli anni c’è un uomo, il reverendo Martin Luther King, amante della figura del Mahatma Gandhi e della sua dottrina della nonviolenza. Un uomo che ha un sogno: veder camminare i suoi figli a fianco dei bambini bianchi, pacificamente.

Unanimemente riconosciuto quale apostolo instancabile della resistenza non violenta, eroe e paladino dei reietti e degli emarginati, “redentore dalla faccia nera”, Martin Luther King si è sempre esposto in prima linea affinché fosse abbattuto nella realtà americana degli anni cinquanta e sessanta ogni sorta di pregiudizio etnico, predicando l’ottimismo creativo dell’amore e della resistenza non violenta.

L’episodio di Rosa non passa inosservato e King convoca una riunione di tutti i suoi seguaci stanchi di subire ogni tipo di supruso. Inizia così il famoso boicottaggio di tutti i mezzi pubblici: nessun nero sarebbe salito sull’autobus finché non fosse stata tolta la “spartizione dei sedili”. L’iniziativa ha un enorme successo, il giorno dopo le vetture pubbliche sono completamente vuote. Non solo i neri ma anche i bianchi aderiscono alla “Lotta non violenta“: la protesta va avanti per 382 giorni, appoggiata dalla maggior parte dei media, fino alla vittoria. Nel 1956, infatti, la Corte Suprema degli Stati Uniti stabilisce l’incostituzionalità delle leggi sulla segregazione sui mezzi di trasporto.

Il 10 febbraio 1964 viene approvato il Civil rights act, legge per i diritti civili che abolisce la discriminazione nei servizi pubblici di ogni genere, alberghi e motel, ristoranti e stadi, teatri, biblioteche pubbliche, nel lavoro e nei sindacati dei lavoratori. Nello stesso anno Martin Luther King viene insignito del premio Nobel per la pace: a 35 anni è il più giovane vincitore nella storia del Nobel (oggi il primato spetta a Malala Yousafzai, premiata nel 2014 a soli diciassette anni).

Ma la strada è ancora lunga. Arrestato, minacciato, boicottato, King unisce e divide gli animi ma prosegue imperterrito nel suo sogno, promuove la Crociata dei Bambini e altre manifestazioni tra cui quella di Birmingham, dove – sotto gli occhi di tutto il mondo – vengono usate pompe antincendio contro i ragazzi e i cani.

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