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Cultura Sociale

La politica,deve cambiare! Homines novi dare nuovo significato al concetto del primum vivere

La politica,deve cambiare! Homines novi che diano nuovo significato al concetto del primum vivere, in armonia tra umanita’ e pianeta.

di Salvino Pantuso

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Guardiamo (e viviamo) le scene che ci scorrono davanti gli occhi, in questo scorcio d’inizio 2020, e increduli (nonostante tutto) prendiamo atto che non sono scene filmate in uno studio cinematografico, ma, realta’. E noi, ciascuno di noi, insieme ai nostri cari, i nostri amici, il nostro mondo, il mondo, ci siamo dentro. Comparse e protagonisti, allo stesso tempo. Dipende soltanto dalla scena che scorre, l’angolatura di ripresa, i colori, la fotografia, la sceneggiatura, che si rappresenta. Comunque ci

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siamo dentro, fino in fondo.

Il punto e’: a che titolo, per quale ragione e con quale responsabilità. E’ li,il punto!

Ciascuno di noi,nel suo piccolo e nel suo grande, in che modo ed in quale misura ha determinato, provocato tutto cio’ che sta’ scorrendo davanti ai nostri occhi? E in che modo ed in quale misura lo sta’ pagando?
Bene: siamo  tutto e tutti, il contrario di tutto. Sembrerà, anche questo assurdo,ma, riflettiamoci, con onestà. Onestà, punto. Nè intellettuale, nè comportamentale. Andiamoci da qui: mettiamo da parte
queste formalità linguistico/semantiche che, in tempi normali fanno anche chic, ma in tempi surreali, come quelli attuali, appaiono inappropriate se non ipocrite.

Dicevamo: le responsabilità?
Partiamo da un dato che appare evidente,in modo macroscopico: in pericolo non c’è un aspetto materiale o morale della esistenza di ciascuno di noi, o della nostra cerchia. A rischio è la specie umana. Pandemia, questo termine neutro e inusuale ha questo significato. Malattia epidemica che si espande velocemente in vaste aree a livello planetario ed infetta le popolazioni che ci vivono. In questi casi l’uomo contrae quel virus perchè non è immunizzato e soccombe.

Non soccombe e basta. Lo trasmette ai propri simili, avviando una catena all’infinito, senza fine. Fino alla fine del genere umano. Appunto. Quante volte ne abbiamo sentito in occasione di interessanti conferenze, con splendide relazioni di dotti luminari della scienza che ci erudivano.

Non è più una conferenza e non siamo seduti in una sala-conferenze nè in una sala cinematografica. Ci
troviamo allibiti davanti agli schermi per antonomasia, della tv . Ed ascoltiamo silenziosi il Prof di turno che ci informa sul tipo di virus, sulla sua struttura e composizione, sul come si diffonde, sul come ci si difende, sul come si ferma. Ci dice,che al momento non c’è una cura, non c’è un vaccino. Non c’è il killer che lo centri con un colpo alla fronte. E ci sentiamo smarriti. Indifesi. Ma come: “non c’è come fermarlo? E che facciamo? Non e’ possibile!” Capiamo d’essere davvero in pericolo. Tutti. In particolare noi, io, mia moglie, i miei figli, i miei genitori, i miei fratelli. Noi, appunto. La mia cerchia. Cominciamo da qui a capire.

Dicevamo sulle responsabilita’. Sappiamo e lo sappiamo da sempre che la natura ha le sue regole, i suoi ritmi, le sue epoche, le sue evoluzioni, i suoi cicli. La natura, lo sappiamo da sempre, ha i suoi equilibri. Che sono perfetti. Che non ragionano e che non fai ragionare. Sono quelli e basta. Sappiamo che l’uomo non esiste da sempre, che prima di noi altre specie, altre creature hanno abitato il pianeta. Alcune lo hanno dominato. Altre lo hanno soltanto vissuto, subendo. Difendendendo la propria vita. La propria sopravvivenza. Tra queste ultime, ad un certo punto, c’e’ stato l’uomo. Non era come adesso. Non era il padrone del pianeta. Lo divenne a poco a poco e con enorme fatica. Rispetto agli altri esseri era dotato in misura maggiore di un qualcosa che oggi definiamo quoziente intellettivo.

L’intelligenza.
Bene: l’Intelligenza! Chi piu’ chi meno, tutti siamo intelligenti. Anche quella, lo sappiamo, non e’ piatta ed uniforme. Quantita’ e forma. La genetica ci dice che ciascuno di noi ha delle propensioni, delle attitudini.
Chi per l’arte, chi per il campo scientifico e cosi via. Tutti, pero’, conosciamo immanente un dato: che c’e’
un inizio e c’e’ una fine. Lo sappiamo e sulla base di quella certezza organizziamo la nostra vita. E lo
facciamo considerando che dopo di noi la vita proseguira’ sul pianeta e che noi umanita’ continueremo ad esserci. La chiamiamo continuazione della specie umana, appunto. Torniamo sull’argomento
responsabilita’. Chi e’ il responsabile di cio’ che ci sta’ accadendo? Durante il suo recente percorso intorno al nostro pianeta, in un suo dialogo dallo spazio con noi, l’astronauta Parmitano, ebbe a dirci: “ badate, la terra, guardata da lassu’, e’ fragile” ed ancora:” la vita sulla terra continuera’, ma non e’ detto che ci sara’ l’uomo”.

Incredibile. Non c’era neanche il sentore della pandemia. Nessuno sentiva assolutamente il bisogno di prendere in considerazione un evento simile.Neanche come semplice ragionamento intellettualipotetico.
Eppure gia’ camminava, senza manifestarsi con clamore.Neanche fosse una versione moderna di profezia. Hiroshima e Nagasaki, dopo quale flagello peggiore?
Di chi la colpa. La risposta e’ nel fondo delle nostre coscienze. Che sale ed affiora, chiara e severa, nella
realta’ dei nostri giorni angosciati. Siamo tutti responsabili. Il livello delle responsabilità verra dopo, Dio lo voglia, la fine di questa infame guerra. Livelli e strati di responsabilità, per le scelte che sono state fatte nei decenni dopo il fungo atomico.

Ma nessuno,tranne aborigeni, eschimesi,indios amazzonici e indiani nordamericani potrà alzare il dito, per dire: io non c’entro. Tutti, lo sapevamo (lo sappiamo) che la corda era tesa (e’ tesa) fino alla rottura. Tutti abbiamo abusato e ci siamo scapricciati di un malsano concetto (applicato) di benessere. Sconfinato. Tutti abbiamo premiato chi ci ha promesso di piu’. Senza limiti e confini.
E ne paghiamo le conseguenze. Abbiamo commentato, anche con sincera preoccupazione, lo sfaldamento dei ghiacciai artici; lo scempio della foresta amazzonica; la moria di specie animali, terrestri e marini ; l’impoverimento della flora, anche di vegetali medicali utili all’ uomo, patrimonio dell’umanità ma soprattutto rimedio per le popolazioni indigene, presenti ancora, miracolosamente, in parti del pianeta; abbiamo preferito convivere con il respiro corto, sintomo evidente di forme allergiche progressive, in tipi ed in diffusione crescente e del conseguente stadio asmatico, causato dall’inarrestabile (inarrestato) inquinamento atmosferico, idrico ed alimentare; abbiamo prestato attenzione al fenomeno delle migrazioni bibliche di popoli che affamati e perseguitati, dilaniati dalle guerre cosiddette regionali (ad uso e consumo dei “grandi” della terra), soltanto quando hanno attraversato i mari e sono comparsi nelle nostre coste, nei nostri paesi, nei nostri quartieri.

Abbiamo voluto tutto e senza misura, accettandone anche l’altra faccia della medaglia, nel frastuono
generale. Poi un pomeriggio di questo Marzo sofferente, abbiamo toccato con mano la universalita’ della tragedia che stiamo vivendo. Davanti ad una Piazza deserta ed irreale, lucida dalla pioggia e profonda lungo via della Conciliazione, nel miscuglio dei suoni di sirene e campane, Francesco rassicurava il mondo, credente e non credente, usando un linguaggio comune e comprensibile a tutti, ma severo.

Una immagine che si combina al lungo corteo di mezzi militari che portano cio’ che rimaneva di una umanita’ in solitudine obbligata, per un rito che ci ripropone nell’attualità l’olocausto. Questo scempio non puo’ avere un volto definito. Ha il volto dell’uomo contemporaneo.Ubriaco di potenza e di scelleratezza.
Ripeto, verra’ il momento del redde rationem ed e’ giusto che ci sia. Paradossalmente, sara’ facile mettere insieme l’infinito numero degli accusati e complicato selezionare la striminzita parte di coloro che dovranno giudicare.

Morale della storia: non ne usciremo mai se prima non decideremo di darci un limite. Gli equilibri ci sono e vanno salvaguardati. Non viviamo soltanto per noi e per i nostri giorni. Abbiamo un dovere morale e  biologico che ci impone di tramandare ai figli dei nostri figli un bene che non ci appartiene. E che dobbiamo rispettare.
Dobbiamo bandire dalla storia i conflitti tra i popoli. Basta con le armi convenzionali, nucleari, chimiche,
batteriologiche.

La politica,deve cambiare! Homines novi che diano nuovo significato al concetto del primum vivere, in armonia tra umanita’ e pianeta, perseguendo un benessere generale conforme al nuovo tempo che ci accingiamo a costruire,tutti insieme.

Un nuovo giorno libero dalla piaga dell’egoismo
di Salvino Pantuso