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Localizzato dopo 74 anni il relitto del San Giorgio, fantasma della nave da guerra affondata nel Po

Lo storico rodigino Luciano Chiereghin avrebbe individuato il relitto della Regia Nave, requisita dall’esercito tedesco nel 1943 e incagliatasi nel 1944 sul fondale del fiume durante un servizio di pattugliamento in una notte di tempesta

Dopo 74 anni è stato localizzato nei fondali delle acque del Po il relitto “fantasma” della Nave San Giorgio. Non una nave qualsiasi, ma una Regia Nave, lunga 54 metri e larga 8, una stazza lorda di 363,61 tonnellate, ben presente nella memoria dei più anziani pescatori del Po, soprattutto per il pericolo che il suo cannone di prua da 76 millimetri rappresentava nelle loro navigazioni notturne: il suo compito, infatti, era di svolgere servizio di pattugliamento, facendo spola tra Venezia e Ancona. Requisita dalla Kriegsmarine tedesca dopo l’8 settembre 1943, in una notte di tempesta del 12 febbraio del 1944, nel corso di un normale servizio di pattugliamento, la San Giorgio si incaglia a Punta della Maestra a seguito di una manovra sbagliata.

Un'immagine del San Giorgio incagliato (Il Gazzettino)

Nessuna vittima tra l’equipaggio di 52 uomini a bordo, che anzi nei giorni successivi recuperarono armi e bagagli dalla nave, compreso il prezioso carbone custodito nelle stive. In uno slancio di generosità i tedeschi permettono anche ai pescatori del Delta di saccheggiare quel che resta del pattugliatore. Loro non se lo fanno ripetere due volte, ma il cannone di prua – costruito nel 1887 – non riescono proprio a portarlo via. Per un po’ il cannone rimarrà simbolo e segnale del relitto, finché nel 1967 non verrà fatto saltare in aria dalla Marina militare che raccolse le proteste dei troppi pescatori che ci avevano lasciato la barca perché troppo a pelo d’acqua.

Poi del relitto si perde ogni traccia: tra la forza del fiume, lo spostamento del fondale, i continui bradisismi dovuti all’estrazione del metano nel delta, la San Giorgio sparisce alla vista, da ogni radar, ma soprattutto dalla memoria: nessuno sa più che fine abbia fatto e dove sia di preciso. Settantaquattro anni dopo ci ha pensato lo storico e ricercatore rodigino Luciano Chiereghin a riportarlo alla luce e alla memoria collettiva.

 

 

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