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Oggi si celebra Sant’Agostino, santo-filosofo africano che diceva che per capire serve anche credere

Il 28 agosto ricorre l’anniversario di Sant’Agostino d’Ippona, Padre e Dottore della Chiesa originario di Tagaste, nell’odierna Algeria. Considerato il massimo pensatore cristiano del primo millennio, le sue spoglie sono conservate a Pavia

Si celebra oggi Sant’Agostino, morto il 28 agosto del 430 d.C. ad Ippona, antica città dell’Africa settentrionale, coincidente con l’odierna Annaba, in Algeria. Di etnia berbera, la popolazione autoctona del nord Africa il cui nome con ogni evidenza viene dalla parola greco-romana barbaro (ovvero tutti coloro che non parlavano greco o latino), le sue spoglie sono conservate nella Basilica longobarda di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia, città di cui è compatrono.

Venerato come santo dalla Chiesa cristiana sin da tempi remoti, tradizionalmente Agostino viene rappresentato con la mitra e il pastorale come suoi tipici paramenti vescovili, ma numerose altre immagini lo raffigurano anche seduto ad uno scrittoio con un libro aperto. Agostino, Padre e Dottore della Chiesa, è infatti considerato il massimo pensatore cristiano del primo millennio e uno dei più grandi filosofi dell’umanità. Insegnante di retorica e grammatica prima a Tagaste (sua città di nascita, attualmente Souk Ahras, in Algeria) e poi a Cartagine, successivamente si trasferisce a Milano, dove incontrò il vescovo Ambrogio, fondamentale per il suo percorso di conversione alla fede cristiana, che avvenne tra il 384 e il 386, dopo travagliate vicissitudini esistenziali.

Agostino

 

Battezzato nel 387 proprio da Ambrogio, Agostino lascia Milano per tornare a Tagaste, dove si libera di tutti i beni e fonda una comunità religiosa. Nel 391 viene ordinato sacerdote e nel 395 consacrato vescovo d’Ippona. A questo periodo risalgono le sue opere più importanti: tra il 399 e il 419 scrive “La Trinità”, opera dogmatico-teologica; tra il 396 e il 427 “La città di Dio”, in cui convergono considerazioni e temi a carattere storico, filosofico e teologico, “La dottrina cristiana” e “I commenti a Giovanni”.

“Le Confessioni”, scritte nel 397, sono il suo capolavoro letterario. Con quest’opera Agostino inaugura un genere, quello dell’introspezione autobiografica, che avrà grande fortuna nella letteratura occidentale. In esse, oltre a ricapitolare la sua complessa vicenda spirituale e di vita, formula importanti e fondamentali considerazioni a carattere filosofico e teologico.

L’opera filosofica di Agostino costituisce una sintesi organica del pensiero cristiano dopo più di quattro secoli di dibattiti e di controversie. Il tema centrale del suo pensiero è l’elaborazione del rapporto tra ragione e fede, tra ricerca filosofica e rivelazione divina. La fede è, per Agostino, al termine della ricerca, non all’inizio. La ricerca, infatti, non si abbandona a credere, non chiude gli occhi di fronte alle difficoltà della fede, non tenta di evitarle, le affronta continuamente. Per capire è indispensabile anche credere, dice Agostino, e la fede è simile alla luce che indica il cammino. Viceversa, per avere una fede salda, è indispensabile anche comprendere e cioè saper riflettere sulla propria fede. Per Agostino la fede e la ragione sono complementari, la ragione alimenta la fede, non la elimina, ma la rafforza e in un certo senso la chiarifica.

Agostino

 

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