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Santo del giorno: Alessandro da Bergamo, ma il 30 agosto ce n’è un altro

Alessandro è il secondo nome più diffuso in Italia. Il Santo di oggi era un soldato romano della legione tebea, martirizzato a Bergamo nel 303 d.C. Il 30 agosto si festeggia Alessandro Nevskij, cui è dedicata la più bella arteria di San Pietroburgo

E’ protagonista di una vicenda piuttosto oscura e tormentata, e gli atti che ne descrivono le gesta datano cinque secoli dopo il martirio, avvenuto a Bergamo il 26 agosto 303 (e fin qui ci siamo). Faceva parte della leggendaria legione tebana, decimata dall’imperatore Massimiano perché, al suo seguito per reprimere una rivolta nelle Gallie, si rifiutò in massa di accoppare i Galli cristiani. Da qui, peraltro, il verbo decimare, che in realtà non significa fare strage, ma semplicemente eliminare un soggetto su dieci, come fece Massimiano con gli ammutinati tebani. In fondo, una soluzione mite, per i tempi. Fatto sta che i tebani continuarono ad ammutinarsi, e, a forza di decimazioni progressive, furono eliminati quasi del tutto (pare fossero 6600) durante un’altra spedizione nel Vallese, (Svizzera) . Un dubbio: mettiamo ne restassero 3, quanti se ne sopprimevano? Un decimo di ciascuno? Giriamo la domanda al professor Odifreddi.

alessandro

 

Dunque, la decimazione è una strage a lungo termine e non tutta d’un colpo come intendono i giornalisti moderni e gli scrittori dal lessico trasandato. Alessandro fu un po’ il promotore della disobbedienza civile contro l’imperatore, perché si rifiutava sistematicamente di sacrificare agli dei, facendolo irritare oltremodo. Infatti Massimiano, che aveva una nonna napoletana, era superstizioso al limite del patologico, e, se già fosse esistito San Gennaro,non avrebbe esitato a convertirsi al cristianesimo. O meglio, San Gennaro già esisteva, ma non era stato ancora stato martirizzato, il suo sangue circolava in maniera perfettamente fluida nelle sue vene e arterie e aveva solo una fama locale, peraltro discussa, tant’è che il Vaticano aveva già mandato degli ispettori per verificare un traffico di santini non autorizzati in vendita nei quartieri poi chiamati spagnoli. In Svizzera, poi, dove era già adorato da millenni come Essere supremo il Dio Denaro, Massimiano aveva dei conti cifrati e il tebano, al corrente dell’evasione fiscale del capo e in possesso di documenti scottanti, aveva buon gioco a farla sempre franca. Infatti, fu l’unico sopravvissuto alla decimazione, ma poi fuggì con un dossier riservato a Milano, dove fu imprigionato. Forte dei segreti bancari, codici cifrati compresi, di cui era in possesso, cercò aiuto presso Mediobanca, dove già regnava Enrico Cuccia, ignorando però che questi fosse grande amico e complice in affari di Massimiano. Cuccia non proferì parola, come di consueto, si fece dare il dossier -che subito rinchiuse in una cassaforte- e diede al tebano un lasciapassare per Como. Poi, naturalmente, avvertì Massimiano, che attese Alessandro al varco. Ci fu un confronto serrato (l’imperatore ignorava che lo scomodo dossier fosse finito nelle mani di Cuccia, pensava che il soldato l’avesse nascosto in un luogo sicuro e cercò, quindi, di prenderlo con le molle), ma di nuovo Alessandro irritò enormemente Massimiano colpendolo nel suo tallone d’Achille, rifiutò ancora di sacrificare agli dei e, anzi, robusto com’era, rovesciò con una pedata l’ara già pronta. Apriti cielo.

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Stavolta Massimiano perdette davvero le staffe e ordinò di decapitarlo, al diavolo il dossier. Ma il boia non se la sentì, perché il condannato gli sembrava “una montagna” (così ripetè per anni, ormai in pensione, nelle osterie della Brianza, che chiaramente frequentava con assiduità anche durante il servizio attivo). Tra il popolino che aveva assistito alla plateale ribellione di Alessandro si era, intanto, diffusa la voce che il soldato avesse “un’energia da far risuscitare i morti”, ma, di voce in voce, l’affermazione diventò la certezza che il futuro santo avesse invece resuscitato un morto, tra una fuga rocambolesca e l’altra. Per farla breve, circondato da un alone taumaturgico riuscì di nuovo a evadere.

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Massimiano, convocato a Milano da Cuccia e sottoposto a una serie inverosimile di ricatti, abbandonò le ricerche dedicandosi a stressanti trattative con Mediobanca. Alessandro, libero dal suo grande persecutore, iniziò una nuova vita a Bergamo predicando la Buona Novella, ma si scontrò subito con quel duro e irridente scetticismo alla Vittorio Feltri che caratterizza i bergamaschi. Con i quali c’era, soprattutto, un problema di comunicazione, visto l’incomprensibile dialetto che rappresenta a tutt’oggi una difficoltà insormontabile per gli italiani, figuriamoci per un tebano. Insomma, nell’indifferenza dei bergamaschi, che fecero finta di non vedere, fu proditoriamente catturato da una banda di nostalgici pro-Massimiano e decapitato sotto una colonna, ancor oggi esistente.

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Quando si accorsero che il cristianesimo dilagava a macchia d’olio ed era ormai un fenomeno irreversibile, i bergamaschi prima di tutto e con sano realismo si convertirono in massa. Poi cercarono di riparare la figuraccia e il torto inflitto ad Alessandro. Costruirono una basilica in suo onore e -quando qualcuno fece notare che come risarcimento non bastava- lo proclamarono Patrono della città, dedicandogli pure una fiera bovina (astuta mossa per recuperare le spese). Il tempo aggiusta molte cose.

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