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Allarme birra. Il riscaldamento globale mette a rischio la produzione di orzo

L'innalzamento delle temperature a causa del riscaldamento globale e le siccità sono una minaccia per le colture di orzo, principale ingrediente della birra. Potrebbero portare ad un aumento del prezzo
Birra
Boccale di BIrra (foto giornaleibleo.it)

Allarme caldo per la birra: entro il 2099 la più popolare e amata delle bevande potrebbe diventare una rarità e il suo prezzo potrebbe più che raddoppiare. La siccità e le ondate di calore costituiscono infatti una minaccia per le colture di orzo, il principale ingrediente della birra. È lo scenario, pubblicato sulla rivista Nature Plants, che nasce dai modelli elaborati in collaborazione fra Cina e Stati Uniti, dal gruppo dell'Università di Pechino guidato da Wei Xie e da quello dell'Università della California a Irvine coordinato da Steven Davis. Dopo le piantagioni di caffè, è l'orzo a essere minacciato dal caldo e i modelli matematici indicano per la prima volta in quale misura. Che disdetta: più fa caldo e più berresti birra che invece diventerà più costosa. Finora era noto che «nei periodi di siccità e caldo estremi la produzione di orzo si riduce drasticamente», osservano i ricercatori, ma nessuno aveva mai tradotto finora questi rischi in cifre. I primi dati quantitativi sono stati ottenuti grazie a un modello in grado di fornire scenari diversi relativamente a diverse situazioni climatiche. «Abbiamo visto - scrivono i ricercatori - che gli eventi climatici estremi possono portare a una drastica riduzione della resa dell'orzo nel mondo». Una perdita che, a seconda del grado di siccità e delle temperature, potrebbe variare dal 3% al 17%.

 

Birre
Birre (foto farodiroma.it)

 

Per avere un'idea delle conseguenze, una riduzione dei raccolti di orzo del 16% equivarrebbe a 29 miliardi di litri di birra in meno: una quantità pari alla quantità di questa bevanda consumata in un anno negli Stati Uniti. In uno scenario simile i consumi potrebbero scendere del 4% e i prezzi salire del 15%. A farne le spese, secondo il modello, sarebbe i Paesi che sono i più forti consumatori, guidati attualmente dalla Cina. Tra i Paesi più colpiti non può mancare l'Irlanda, dove entro il 2099 il prezzo della birra potrebbe impennarsi dal 43% al 338%. Non va meglio in Argentina, dove annate particolarmente difficili per la siccità significherebbero una riduzione della produzione di birra del 32%, pari a 0,53 miliardi di litri. Certamente, ammettono i ricercatori, questi effetti «possono sembrare modesti al confronto con altri impatti dei cambiamenti climatici potenzialmente minacciosi per la vita»; si potrebbe anche osservare, aggiungono, che «consumare meno birra non sia di per sé un disastro e che potrebbe, anzi, avere dei benefici sulla salute». Tuttavia, concludono, «senza dubbio per milioni di persone nel mondo l'impatto climatico sulla disponibilità e il prezzo della birra suonerebbe come aggiungere il danno alla beffa».

Fonte ilmessaggero.it