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La strana storia dell’Arca di Noè: al confine tra leggenda e realtà

di Cristina Colombera
L’esclusività del racconto biblico trema di fronte a riferimenti storici e culturali: l’Arca di Noè e il Diluvio Universale avrebbero “attraversato” intere civiltà, esistite addirittura a distanza di secoli
Olanda, riproduzione in scala reale dell'Arca di Noè, opera di un artigiano creazionista

L’esclusività del racconto biblico trema di fronte a riferimenti storici e culturali: l’Arca di Noè e il Diluvio Universale avrebbero “attraversato” intere civiltà, esistite addirittura a distanza di secoli, prive di qualsiasi contatto tra loro, ma soprattutto di diversi “credo” religiosi.

Sull’argomento si contano più di duecento racconti provenienti da tutti i continenti: Europa, Asia, Africa, Australia. Il diluvio che provocò un cataclisma terrestre ricorre in maniera diversa nei racconti di diverse culture e tradizioni. Quello che colpisce è la “coincidenza” dei fatti narrati.

Ma allora, il Diluvio è una storia vera? E soprattutto, quand’è effettivamente accaduto? E ancora: le religioni dei popoli della Terra derivano tutte – pur con le loro varianti – dalla stessa matrice?

Il primato della versione più antica del Diluvio spetta alla civiltà sumerica, che regnò nell’attuale Iraq, in Mesopotamia, dalla fine del VI millennio all’inizio del II millennio a.C. Secondo i Sumeri, il Diluvio fu causato dai litigi tra gli dei.

La leggenda di un mondo nato successivamente a incredibili inondazioni rimbalza nei racconti dei Babilonesi, degli Assiri e nel racconto per antonomasia: la Bibbia.

Recita “Il Libro dei Libri”: “Nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono. Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni … Le acque … coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo.” Genesi 7. 11, 17, 19.

Singolari le corrispondenze tra il racconto babilonese e la narrazione della Bibbia. Il “gemello”  del biblico Noè a Babilonia si chiama Outa-Napisthim. Entrambi sono gli unici sopravvissuti al Diluvio grazie a un’Arca che – coincidenza? – si arena su un monte situato nell’attuale Armenia. Sia Noè sia Outa-Napisthim offrono un sacrificio agli dei per ringraziarli di essere sopravvissuti.

Nella Grecia antica esistevano addirittura due versioni del diluvio: una di queste racconta che l’evento si sarebbe verificato sotto il regno di Ogigo, primo re di Beozia e creatore, secondo i Beoti, dell’umanità. La seconda versione, invece, trova Zeus, re degli dei, talmente adirato con gli uomini da provocare un diluvio per punirli per gli errori commessi.

Ancora una volta, a sorprendere sono le analogie con la narrazione biblica: “Prometeo suggerì quindi a Deucalione, suo figlio e re di Tessaglia, di costruire un’arca in cui rimase soltanto nove giorni e nove notti. Deucalione decise di compiere un sacrificio in onore di Zeus, che gli ordinò di gettare le ossa della madre dietro di sé. Queste ossa diventarono pietre, che si trasformarono in esseri umani. E questo evento segnò l’inizio dell’umanità”.

Monte Ararat Arca di NoèSchiere di archeologi e scienziati hanno organizzato nel tempo spedizioni alla ricerca dell’Arca, focalizzando l’esplorazione in determinate zone del monte Ararat (monte sacro degli Armeni, che attualmente si trova in Turchia).

Il racconto dell’Arca di Noè ha avuto una grande influenza sulla storia delle ricerche geologiche: molte tracce di organismi marini e molluschi ritrovati sulle cime delle montagne furono attribuiti a vestigia del Diluvio.

Se valutata dal punto di vista idrografico, la teoria secondo cui la Terra sarebbe stata sommersa in 40 giorni implica precipitazioni piovose di 8 metri l’ora, circostanza capace di suscitare notevole scetticismo nella comunità scientifica, poiché per arrivare a sommergere la Terra in così poco tempo, sul Pianeta sarebbe dovuta esserci una quantità d’acqua tripla rispetto a quanta ve ne sia mai stata.

Prendono piede quindi altre spiegazioni, come per esempio quella del meteorite che – secondo i calcoli degli scienziati –  fa rientrare il Diluvio in un arco temporale che spazia da 10.000 a 12.000 anni fa.

Basandosi su personalissime ricerche archeologiche e geologiche, l’austriaco Otto Heinrich Muck (1892-1956), grande appassionato del mistero di Atlantide, è arrivato a datare il Diluvio al 5 giugno 8496 a.C.

Secondo la sua teoria, quel giorno ebbe luogo una collisione tra un asteroide e la Terra in conseguenza alla congiunzione tra Luna, Terra e Venere.

Diluvio universaleEcco l’opinione dello scrittore austriaco: nel momento in cui entrò nell’atmosfera, il meteorite si frantumò in due al centro di un arco formato da Antille e Florida, in un punto in cui la sottile crosta terrestre presentava  numerosi vulcani sottomarini la maggior parte dei quali, in conseguenza all’urto, entrarono in eruzione causando giganteschi maremoti. Le nubi di ceneri formarono uno spesso mantello che ricoprì gran parte della Terra. Il livello delle acque aumentò di una trentina di metri poiché l’oscuramento del Sole diede luogo a piogge di incredibile portata che durarono diversi giorni. In base ai calcoli scientifici, sulla Terra si riversarono oltre venti miliardi di tonnellate d’acqua e tre miliardi di tonnellate di cenere. Il diluvio fece salire il livello delle acque di oltre 30 metri, appunto, più che sufficienti per creare una gigantesca inondazione capace di sommergere praticamente tutto il Pianeta.

La teoria di Otto Muck pare sia stata in gran parte confermata dalla scoperta di numerosi resti di animali, soprattutto  nelle regioni artiche. Tutto fa pensare che i resti ritrovati siano di animali vittime di una gigantesca e improvvisa esplosione avvenuta in un’epoca geologica molto vicina a quella citata dallo scienziato austriaco.

Sono stati rinvenuti, inoltre, cumuli di ossa di specie che all’epoca vivevano in regioni molto diverse, come se un numero incredibile di cadaveri fosse stato rimescolato con un movimento di straordinaria portata, causato da una gigantesca massa d’acqua capace di trasportare i resti per centinaia di chilometri.

Secondo altre teorie, le terre artiche non sarebbero le uniche in cui siano stati osservati questi fenomeni. Ovunque ci sono tracce di immensi cimiteri di animali di origini molto diverse, provenienti da regioni geografiche lontane, ma ritrovati tutti insieme, come per esempio nell’isola di Liedkoff, al largo della Siberia, quasi interamente composta da resti di zanne e ossa di grandi mammiferi. E gli stessi dintorni dell’isola sono tappezzati dai resti di migliaia di animali.

A difendere questa teoria anche Charles Darwin, il padre dell’evoluzionismo, secondo cui l’uomo discende da una stirpe di animali che risalgono ai primi batteri che popolarono la Terra.

Ne “L’origine delle specie”, proprio Darwin sottolinea come, per distruggere una tale quantità di animali in così poco tempo su un territorio tanto vasto, debba essere stata necessaria una catastrofe di straordinaria portata in grado di scuotere le stesse fondamenta del globo terrestre.

Infine, durante la spedizione sul Monte Ararat condotta in accordo tra la Turchia e Hong Kong dalla “Noah’s Ark Ministries International“ nel 2010, è stata trovata una misteriosa caverna con pareti in legno, in un luogo dove non sono mai esistiti insediamenti umani. Il legno ritrovato risale inoltre a 4.800 anni fa. Yeung Wing-Cheung, membro della spedizione, ha dichiarato di essere sicuro al 99,9% che si tratti proprio dell'Arca di Noè.

Insomma, Diluvio Universale: leggenda o realtà?