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Curiosità

Gli ingredienti egiziani per la mummificazione scoperti da un team internazionale a Torino

La storia d’Egitto è da riscrivere a causa di questa scoperta, che ha messo in discussione la datazione classica dell’antico Egitto. A Torino l’esperimento è stato condotto su una mummia conservata presso il noto Museo Egizio.

Grazie ad approfondite analisi forensi condotte su una mummia conservata a Torino, un team di ricerca internazionale ha scoperto la ‘ricetta’ originale degli antichi egizi per la mummificazione. Questa pratica sarebbe iniziata nel 4mila avanti Cristo, 1.500 anni prima di quanto ritenuto sino ad oggi dagli scienziati.

Svelata la ‘ricetta’ originale con cui venivano create le mummie, un mix di olio vegetale, resina di conifera, balsamo e gomma (zucchero). La scoperta riscrive persino la storia dell’Antico Egitto: grazie alle analisi condotte su una mummia preistorica custodita sin dal 1901 nel Museo Egizio di Torino, infatti, è stato determinato che la pratica della mummificazione ebbe inizio circa 1.500 anni prima di quanto si ritenesse (nel 4.000 avanti Cristo, invece che nel 2.600). Inoltre, poiché la suddetta mummia – chiamata ‘corpo di Torino’ (Turin Body) – proveniva dall’Egitto Meridionale, la procedura veniva eseguita in un’area geografica sensibilmente più ampia di quella conosciuta dagli studiosi. Le eccezionali scoperte sono state fatte da un team di scienziati internazionale coordinato da archeologi dell’Università di York, Gran Bretagna, che ha collaborato con i colleghi degli atenei di Torino, Trento, Oxford, Warwick e dell’Università Macquarie di Sydney.

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Le ragioni per cui il ‘corpo di Torino’ è così eccezionale risiede nel fatto che si tratta di una delle mummie più antiche non sottoposte a procedure di conservazione. In pratica, è nello stato in cui è stata lasciata dai suoi ‘creatori’. Sino ad oggi si credeva che la sua mummificazione fosse legata a un processo naturale, dovuto al clima secco e caldo in cui il cadavere fu conservato, tuttavia, attraverso complesse analisi forensi, gli archeologi guidati dal professor Stephen Buckley hanno stabilito che quel corpo fu effettivamente sottoposto a una procedura di mummificazione. Gli ingredienti rilevati sono un olio vegetale (probabilmente di sesamo); un balsamo verosimilmente ottenuto dai giunchi; una gomma zuccherina estratta forse dall’acacia e una resina di conifera come quella del pino. La ricetta serviva a creare un potente antibatterico in grado di preservare il corpo, che dopo la rimozione degli organi veniva immerso nel sale e avvolto nel lino per migliorarne la resistenza.

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Buckley e colleghi hanno inoltre scoperto che il corpo di Torino apparteneva a un ragazzo. “Combinando l’analisi chimica con l’esame visivo del corpo, le indagini genetiche, la datazione al radiocarbonio e l’analisi microscopica dei frammenti di lino, abbiamo confermato che questo processo rituale di mummificazione è avvenuto intorno al 3.600 aC su un maschio, di età compresa tra 20 e 30 anni quando morì”, ha sottolineato la coautrice dello studio Jana Jones. L’arte della mummificazione si diffuse esponenzialmente al periodo della costruzione della Grande Piramide, ma era evidentemente già presente nell’antica e affascinante cultura egizia da oltre un millennio. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Archaeological Science.

 

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