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Curiosità

Inventario italiano: terza puntata

Come diventare Imperatori di Bisanzio, riconoscere i venti, rivolgersi ai Santi: se soffrite di consunzione, pregate San Pantaleone (27 luglio), per un morso a un dito invocate San Vito (15 giugno). Se siete miliardario, non comprate Palazzo Dario

imperatore

                                                                                                                                                                                          Foto You Tube

E’ NATO A CAMPOBASSO E VIVE A BARI IL DISCENDENTE DI TIBERIO, E HA SCRITTO, TRA L’ALTRO, IL SAGGIO “TANTRA SEXUALIS”

Il sacro culto dinastico della Gens Julia, non si è mai spento nella Tradizione storica della Nostra Augusta Stirpe, ma attraverso la vita dei secoli, oggi si rivela sempre attuale”

S.A.R.I. Don Antonio II Giulio Cesare Claudio Augusteo

Tiberio Dobrynia Angelo Comneno Dukas Flavio Laskaris Paleologo Rurichide

di Roma di Bisanzio et Russia 

 

” Jus Sanguinus et Fons Honorum “

della Dinastia Imperiale Giulio Claudia Augustea Tiberiana-Dobryniana-Anghelos Rurichide d’Aragona

di Roma di Bisanzio e di Russia

Principe Imperiale dell’Impero Romano e di Bisanzio

Granduca di Russia e Gran Vicario del Sacro Romano Impero

 

S.A.I.R. il Principe Imperiale e Reale Don Antoniius II TIBERIO DOBRYNIA ha il Diritto della “Fons Honorum” e dello “Jus Majestatis”; in virtù di ciò, S.A.I.R. possiede la Facoltà (Facultas) e il Diritto (Jus) di conferire NUOVI Titoli Nobiliari Ereditari, con o senza predicato, e di riconoscere ANTICHI Titoli rivendicati da Famiglie che ne furono a Suo tempo in possesso. La possibilità di decorare degli Ordini Cavallereschi Dinastici di collazione familiare, di fondarne di nuovi, di riesumare quelli estinti e di modificare gli Statuti di quelli già esistenti.

Status Giuridico di S.A.R.I. Don Antonius II Tiberio Dobrynia Rjurikjevich d’Aragona: Legittimo Capo Dinastico, Soggetto di Diritto Pubblico Internazionale (Capo di Stato, pleno jure). Titolare della Sovranità assoluta sui territori già pertinenti agli antichi possedimenti. Legittimamente esercita la Fons Honorum derivantegli dalla discendenza da Real Casa ex Sovrana che non ha mai subito la debellatio. Legittima Gran Maestranza dei suoi Ordini Cavallereschi di collazione dinastica. [Giuridicamente riconosciuto con sentenze esecutive di Autorità Giudiziarie in Italia e all’Estero, nei territori degli Stati aderenti alla Convenzione di New York del 10 giugno 1958.]

 

MA COSA DICE LA LEGGE ITALIANA SUI TITOLI NOBILIARI? IN PRATICA CI SI PUO’ ATTRIBUIRE DI TUTTO, SOPRATTUTTO TITOLI IMPERIALI D’ORIENTE, E POI OTTENERE UNA VAGA SENTENZA DI UN TRIBUNALE ESTERO O PERIFERICO…

 

…”Poi vi è l’intricato mondo dei pretendenti al trono imperiale di Costantinopoli, una vasta zona grigia dove si trovano principi e ordini autentici, sedicenti e completamente fasulli. Certamente i più discutibili sono l’autoproclamatosi Erminio La Bruna ed i due nominati eredi dal già discusso Marziano Lavarello: Antonio Tiberio Dobrynia e Luigi Maria Picco, entrambi molto attivi nella commercializzazione di titoli, medaglie e mantelli. Casi a parte sono i Despoti di Nicea, i Navigaiosi di Lemnos ed i Pozzi Sacchi di Santa Sofia di Epiro che hanno certamente qualche valenza storica e giuridica, oltre che il riconoscimento di diverse autorità religiose ortodosse. A questi possiamo certamente aggiungere la principessa Liliana De Curtis Focas Gagliardi, figlia di Totò, e l’avvocato Alessio Ferrari, galantuomo di Roma, che ha aggiunto il cognome Angelo Comneno della madre. Ma in Italia, vi sono cinque autentici principi bizantini, discendenti diretti delle famiglie imperiali che potrebbero veramente dirsi eredi al trono di Costantinopoli: il prof. Roberto Comneno d’Otranto a Milano, Stefan Cernetic del Montenegro a Torino, l’arch. Neri Ginanneschi Comneno Stephanopoli a Firenze, il prof. Pietro Paleologo Mastrogiovanni a Salerno e Francesco Vassallo Paleologo a Palermo. Di questi, l’unico a mantenere viva la tradizione di famiglia è Stefan Cernetic, attivo in diverse iniziative culturali e sociali, in particolare con la Protezione Civile internazionale e nel dialogo ecumenico cristiano fra la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa.” (Prof.Ignazio Melissenda) da collegioaraldicoantoniano.blogspot.it

 

Uno dei tanti “Imperatori di Bisanzio”, Marziano Lavarello

“Conferire un Titolo Nobiliare in effetti non è conferire la qualità ma “innalzare al rango”; la qualità del titolato è la “Nobiltà”; il rango è il Principato, Ducato, Marchesato, Contea, Baronia, etc.(per ordine decrescente). Il Conferente è il Sovrano o comunque il Capo della Casa Sovrana, il quale, per nascita è “Principe”, cioè “Primo”, cioè “Super Homines”, in quanto possessore per Diritto del Sangue della capacità di “Nobilitare”.

Siccome, giusta quanto diceva il Sorge, Iurispr. Forens. Tom. IV, pag. 287, “Omnis Nobilitas fluit a Rege, tamquam a fonte et ipse suo privilegio potest facere nobilem quemlibet”, il Re era insindacabile nell’esercizio di questa Sua prerogativa.

Tale atto di Nobilitazione può essere “ad personam” o, come di norma bramato, o Nobilitante tanto la persona insignita quanto la discendenza di questa in perpetuo, per tramite di trasmissione in via ereditaria.  

Come dottamente scrisse il Comm. Avv. Giuseppe Antonio Pensavalle de Cristofaro, Patrocinante in Cassazione nella Sua Opera “Memoria Storico-Araldico-Genealogica sulla Casata Tomassini del Piceno (già Tomasi-Leopardi) e i Suoi Diritti Sovrani”, Bari, Società Editrice Tipografica, 1952: “I Sovrani d’Oriente non conobbero mai la Legge Salica ed i diritti di successione si trasmettevano sia in linea maschile, primogenita, legittima, sia in linea naturale e adottiva o per linea femminile…”.

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La “Basilissa” e sconcertata Madre dell’”Imperatore Marziano Lavarello, nata Cassanello (coll. G.B. Brambilla)

Il titolo nobiliare poteva venire concesso in tre modi:

1. appoggiato direttamente al cognome della persona insignita;

  1. sul predicato, richiamantesi a luoghi situati nel territorio sopra il quale dominò la Dinastia in questione, sia essa stata Reale e/o Imperiale, la quale ancora giuridicamente viene considerata Sovrana di quei Domini;

  2. appoggiato sopra denominazioni relative a proprietà terriere della persona insignita.  

Nei tempi antichi, i migliori venivano premiati dal Sovrano, per queste qualità eccezionali, tramite concessione di titolo nobiliare, tant’è che il milanese Conte Pietro VERRI, in una Sua lettera del 1780, chiama i Nobili “frazioni del Sovrano”.  

L’Articolo XIV delle Disposizioni transitorie e finali della Costituzione Italiana così dispone:

I titoli nobiliari non sono riconosciuti.
I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome.
La Legge regola la soppressione della Consulta Araldica
”.

La Repubblica Italiana NON ha quindi abolito i titoli nobiliari, NON li ha soppressi, né ha proibito il loro uso da parte degli interessati; si è limitata, ovviamente, essendo una Repubblica (Res Publica) semplicemente a non riconoscerli”.

LA QUESTIONE E’ LEGGERMENTE DIVERSA: NON SI PUO’ ABOLIRE O SOPPRIMERE QUALCOSA CHE NON SI RICONOSCE, DUNQUE “LIBERI TUTTI”. E NON E’ VERO CHE LE REPUBBLICHE NON RICONOSCONO I TITOLI: SAN MARINO LI RICONOSCE E LI ASSEGNA TUTTORA

“Rammentiamo, inoltre, quanto dichiarò Cesare BALBO: “La Nobiltà è indistruttibile, perché non è altro che notabilità e non si può impedire che essa sorga, duri e si tramandi. Gli appartenenti a questa Nobiltà, che può chiamarsi intrinseca, cioè che ha princìpi reali in noi e da noi dipende, è sempre, in tutti i tempi e sotto qualsiasi Governo, viva ed operante, al contrario di quella che dicesi estrinseca, cioè, cioè che proviene dal favore del Principe o d’altra fortuna”.  

La concessione del titolo nobiliare, non essendo prerogativa dello Stato, avviene per virtù dei meriti riconosciuti alla persona dal Potere, dalle Prerogative e dalle Facoltà Discrezionali del Capo della Reale e/o Imperiale Casa (sempre che non abbia subito la “debellatio”).

Gli Ordini Cavallereschi Non Nazionali sono Ordini facenti parte del Patrimonio Araldico di una Nazione o comunque di una entità differente rispetto alla Nazione nella quale si opera. Sono principalmente Ordini di Collazione di Famiglie discendenti da ex Sovrani. Una Onorificenza concessa da un Ordine Dinastico-Familiare è cosa ben diversa da quelle che la Legge 3 marzo 1951 nr. 178 qualifica come concesse “da Enti, Associazioni o Privati”. La Dottrina Giuridica Italiana ha fatto rilevare più volte che né il concedere, né il fregiarsi di Decorazioni di Merito e/o cavalleresche indipendenti cade sotto alcuna Sanzione Penale “purché limitato alla vita di relazione sociale – (omissis) – ed accompagnato sempre dalla precisazione della specie e della qualità dell’Ordine Cavalleresco”. (Sentenza della Suprema Corte di Cassazione – Sezione III del 23 aprile 1959)

truffa
 

 

 

VENTI

Le denominazioni derivanti dal mondo classico

  • aquilone borea da nord

  • subsolano da Est

  • euronoto da S.S.E

  • noto o austro (o ostro) da Sud

  • chelidonio, favonio, zefiro (o zeffiro) da ovest

  • cauro (o coro) da N.W.

Friuli-Venezia Giulia

Lazio

Liguria

  • Tramontana

  • marin vento da sud est (dal mare) delle vallate del ponente e delle contigue valli piemontesi.

Lombardia

Sardegna

Sicilia

Nord: Tramontana

Sud: Ostro

Est: Levante

Ovest: Ponente

Noerd-Est: Grecale

Sud-Est: Scirocco

Sud-Ovest: Libeccio

Nord-Ovest: Maestrale

Toscana

Trentino-Alto Adige

Lago di Garda

 

 

 

LA LEGGENDA NERA DI PALAZZO DARIO

Uno dei più bei palazzi sul Canal Grande è sicuramente Ca’ Dario che si trova tra l’Accademia  e la Salute. Inconfondibile: non troppo alto, stretto (non è più lungo di una gondola), leggermente inclinato verso destra, dalla bella facciata in pietra d’Istria riccamente decorata.
Venne costruito attorno al 1487 da Giovanni Dario, “segretario” veneto di origini cretesi dotato di grande personalità e cultura, che ricoprì importanti incarichi in seno alla Serenissima; a seguito di un’abile trattativa diplomatica presso la corte del Sultano turco Mehmet in un momento di grave crisi per la Repubblica, fu dichiarato “salvatore della patria”  e ottenne gloria, onori, e molti denari che gli permisero di costruirsi questa ricca dimora.
Ma la gloria e la storia di Palazzo Dario sono legate alla fama di essere un “edificio sfortunato”, perché (specie da un paio di secoli in qua) i suoi proprietari sono tutti morti in modo traumatico. Nella sua lunga esistenza (quasi 500 anni) questo palazzo  fu abitato da una serie di personaggi, ricchi e famosi, che ne accrebbero il fascino “noir”.
Si inizia con Vincenzo Barbaro che subì una serie di rovesci politici ed economici non appena prese possesso dell’edificio. Un ricchissimo commerciante armeno, Arbit Abdoll compra il palazzo e nel giro di pochi anni si ritrova povero e distrutto economicamente.
Nell’Ottocento un altro proprietario, l’americano Charles Briggs, venne travolto da uno scandalo a sfondo sessuale e, nonostante si allontanasse spesso dalla città, morì suicida. Il conte Filippo Giordano Delle Lanze, altro proprietario, negli anni Settanta del Novecento viene trovato assassinato. Il nuovo proprietario Christopher Lambert manager musicale nel 1981 si suicida, per motivi mai chiariti.
Dopo di lui l’uomo d’affari Fabrizio Ferrari viene travolto da una serie di scandali, e dichiara bancarotta. Il nuovo proprietario, l’industriale ravennate Raoul Gardini (quello dell’Eridania Zuccherifici), muore suicida a seguito di vicende poco chiare su corruzione e concussione .
Il noto tenore Mario Del Monaco, che intendeva acquistare il palazzo, rimase vittima di un grave incidente d’auto, proprio mentre si recava a Venezia per acquistare Ca’ Dario, e, fortunosamente salvatosi, decise di non effettuare l’acquisto.
Saranno state tutte coincidenze, forse, ma la fama di edificio sfortunato e un po’ sinistro è rimasto a questa storica dimora, che con i suoi 1.250 mq. di superficie è ancora in attesa di un proprietario che la riporti agli antichi splendori.

palazzo dario

 

I SANTI AUSILIATORI

I Santi ausiliatori, o curatori, sono un gruppo di 14 Santi alla cui intercessione il popolo cristiano si rivolgeva per necessità (problemi di salute); sopravvivono nella cultura popolare anche dopo che il Papa Paolo VI con la riforma del calendario dei Santi del 1969 li ha soppressi.
Esistono altri due Santi “di rinforzo” a questa lista, che però non sono ausiliatori e sono Santa Lucia (per i problemi agli occhi) e San Magno di Oderzo (per i muratori).
Ecco l’elenco completo:

Sant’Acacio

(8 maggio – emicrania)

Santa Barbara

(4 dicembre – febbre ed apoplessia)

San Biagio

(3 febbraio – mal di gola)

Santa Caterina d’Alessandria

(25 nov. – malattie della lingua)

San Ciriaco

(8 agosto – ossessioni)

San Cristoforo

(25 luglio – peste e uragani)

San Dionigi

(9 ottobre – dolori della testa)

Sant’Egidio

(1 dicembre – panico e pazzia)

Sant’Erasmo

(2 giugno – dolori addominali)

Sant’Eustachio

(20 settembre – scottature)

San Giorgio

(23 aprile – infezioni della pelle)

Santa Margherita di Antiochia

(20 luglio – problemi di parto)

 

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