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Se ci sarà la "tempesta di settembre" dei mercati ostili all'Italia Savona ha pronto un Piano B

Il ministro Paolo Savona afferma che in caso di attacco potremmo essere tutelati da un fondo sovrano di Mosca. Certo, nascerebbero problemi con l'Ue, di cui siamo cofondatori ecc. ecc. Ma chi se ne frega se questo potrà salvarci dai "mercati"?
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Paolo Savona (a destra) con Giovanni Tria. Foto: huffingtonpost.it

La Stampa, Marco Zatterin

"Sul fronte giallo-verde riecheggia il mantra della stabilità del governo come antidoto all'attacco speculativo che, assicurano tutti, sta per scatenarsi contro l'Italia. Sicuri? È certo, giurano. Salvini dice che saranno i «poteri forti» a colpire perché «vogliono fermare l'esperimento italiano» del cambiamento. Accadrà in autunno, si prevede, ma l'esecutivo terrà duro perché «non è ricattabile», frase detta con lo sguardo determinato di chi è pronto anche dare del «boia» a chi decidesse di mollare.

Se accadrà il peggio, «la fantasia andrà al potere», ha promesso Paolo Savona. Lo scorso mese, in Parlamento, anche il ministro delle Politiche europee ha ammesso di veder arrivare l'onda nera. Non è scontato, in verità. Potrebbe essere un buon segnale Moody's che tira il freno in attesa del Def, ma un ballo finanziario di San Vito è purtroppo possibile per chi si ritrova il secondo debito pubblico dell'Ue, una crescita sistematicamente più fiacca della media zona euro da inizio secolo e una classe politica più che determinata a rompere col mondo globale.

L'ascoltato economista sardo è una delle voci che, di fronte alla possibile crisi, invertono l'onere della responsabilità. Per salvarsi nella tempesta, ragiona, «una possibilità è trovare un meccanismo per cui anche il debito non sia esposto ad attacchi speculativi». Come? «Lo spread non scende perché gli operatori attendono di conoscere come il governo intenda realizzare i provvedimenti promessi all' elettorato». Legittimo? Sì.

«La loro preoccupazione è che la spesa causi un aumento del disavanzo e del rapporto fra debito e pil: il governo deve tenerne conto». Ma questo succede solo in parte. La sensibilità del ministro del Tesoro, Giovanni Tria, condivide l'allarme di Savona, ma non va a nozze coi vicepremier che, più che valutare difese, mettono le mani avanti. «Quando inizieranno a bastonare, ci sarà bisogno della vostra reazione», chiama alle armi Salvini.

Le strettoie della Stabilità In via XX Settembre tirano innanzi. Lavorano alla legge di Stabilità da scodellare in settembre. Fanno i conti col rilancio della spending review e le ipotesi di un riordino delle spese fiscali. Conte cerca di blindare il pareggio, sebbene consapevole della discutibile compatibilità con flat tax e ciò che resta del reddito di cittadinanza. Occorreranno tagli e nuove entrate. Servirà una strategia di equilibrio per dare fiducia ai mercati che colpiscono solo chi è debole, e un negoziato serio con Bruxelles che - di nuovo - cerca in Roma una sponda che l'aiuti ad aiutarla, come accade da anni.

Di Maio e Salvini sono su un'altra frequenza. Cavalcano il fantasma del disastro annunciato, come se una sconfitta sui mercati generata da un debito oggettivamente mostruoso e da un paese troppo poco competitivo fosse inevitabile. I sondaggi dicono che porta più consensi del fare riforme e tanto basta. Savona ha suggerito che in caso di tempesta dovrebbe essere la Bce ad aprire il portafoglio, acquistando titoli italiani. Lo ha detto a Draghi, nel faccia a faccia a Francoforte, cercando di convincerlo che l'eventualità costituirebbe un attentato alla stabilità monetaria dell' Eurozona e giustificherebbe la mossa. Sennò?

Il ministro delle Politiche Ue è fra quanti immaginano «un'alternativa esterna», magari sotto forma di una garanzia russa, ipotesi che «stiamo esaminando». Se fossimo attaccati, se ne deduce, potrebbe essere un fondo sovrano di Mosca a tutelarci. Ammette il professore cagliaritano che la cosa creerebbe «seri problemi di politica estera» e ha ragione.

L'Italia, un grande Paese occidentale, uno Stato fondatore dell'Unione che non si cura abbastanza, viola i parametri a dodici stelle e poi chiede aiuto a Putin. Come aveva programmato Cipro e come ha pensato, senza frutti, di fare Atene per evitare la cura da cavallo di una austerità «europea» divenuta inevitabile dopo aver taroccato i conti pubblici e non solo.

La tesi del governo è che la nostra economia non sia in disequilibrio strutturale, anche se i numeri dicono il contrario. Pertanto si argomenta che l'offensiva dei mercati creerebbe uno sbilanciamento di liquidità che potrebbe essere serenamente rintuzzato dalla Bce. Oppure, alla peggio, dai russi. O dalla «fantasia al potere». Solo Tria e (il più delle volte) Conte pensano che sarebbe meglio seguire le regole e risanare tenendo la barra dei conti diritta. Ma è una linea, per ora, che fatica a trovare una maggioranza in un governo fatalmente attratto più da Mosca che da Bruxelles".

Il prudente articolo di Zatterin non tiene conto di quella che la maggior parte dei cittadini (visto come hanno votato) ritiene una priorità: il ridimensionamento dei vincoli e del rigore cui da decenni ci condanna l'Unione europea e la tutela degli interessi dei cittadini che deve venire prima di ogni altra cosa, anche delle "regole" imposteci e del bon ton in politica internazionale.