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Terremoto Abruzzo: appello a Mattarella sulle tasse da pagare

di Alessandro Ragazzo
A nove anni dal sima che ha colpito la regione: molte aziende e persone non hanno i soldi da restituire
Terremoto Abruzzo: appello a Mattarella sulle tasse da pagare
Terremoto L'Aquila

Arriva dall’Abruzzo un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulle conseguenze che il pagamento delle tasse, sospeso dopo il terremoto del 2009, avrebbe sulle imprese e cittadini dell’Aquila e dei comuni del “cratere” sismico. Nel nono anniversario del terremoto «una nuova micidiale minaccia incombe sulla nostra comunità e, se non s’interviene in tempi ristrettissimi, le conseguenze saranno devastanti», avvertono, in una lettera inviata al Capo dello Stato, il vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, e il coordinatore dei primi cittadini del cratere, Francesco Di Paolo.

Ora circa 320 aziende e persone fisiche sono chiamate a restituire in breve tempo 75 milioni di euro. «Molte imprese non hanno queste risorse e quindi falliranno, altre passeranno a un Durc negativo e non potranno più partecipare a bandi pubblici, per tutte si creerà un drammatico problema di bilancio e si perderanno molte centinaia di posti di lavoro».

«Ci siamo trovati nella condizione di doverci difendere – sintetizzano vicepresidente e sindaci del cratere – e lo abbiamo fatto ricorrendo tutti insieme - Regione, Comuni e imprese - al Tribunale amministrativo regionale augurandoci che nei prossimi giorni arrivi una sospensiva. E lo faremo ricorrendo alle forme di protesta civile e democratica che purtroppo in casi di questo genere sono inevitabili. Nell’aprile 2009, il governo sospese tasse, tributi e contributi nei Comuni del cratere sismico come era avvenuto per tutte le precedenti calamità, ricordano i firmatari della lettera al presidente della Repubblica. Attraverso un iter complesso e accidentato, nel quale siamo stati costretti più volte a far sentire la nostra voce di protesta, abbiamo ottenuto una sospensione di 18 mesi del pagamento e un recupero di quanto non versato con dieci anni di rateizzazione e un abbattimento del 60%. Anche questo analogamente a quanto accaduto nei precedenti casi, con un regolare provvedimento di legge del 2011. Dal 1 gennaio 2012, i contribuenti aquilani hanno ripreso a pagare le tasse maggiorate della quota del periodo sospeso, successivamente, per una casuale iniziativa di un giudice piemontese, la Corte di giustizia e la Commissione europea hanno “scoperto” che i governi italiani, per dieci diverse calamità, avevano concesso vantaggi fiscali a imprese senza mai notificare l’intervento alla Commissione europea e senza rispettare i regolamenti comunitari. Da quel momento è partita un’interlocuzione tra la Commissione e i governi italiani che si è protratta negli anni coinvolgendo quattro governi nazionali».

«All’esito di questo lavoro – riassumono vicepresidente della Regione e sindaci – è stata notificata una procedura di infrazione con la richiesta di recupero dei vantaggi fiscali concessi. L’attuale governo ha nominato un commissario con l’incarico di recuperare la quota eccedente per ogni singola azienda, vale a dire da una parte calcolando i danni subiti e dall’altra gli eventuali benefici ricevuti dai diversi provvedimenti di ricostruzione, aggiungendo a questi i benefici derivati dall'abbattimento delle tasse; la quota eccedente risultante da questo calcolo va restituita per intero, maggiorata degli interessi, in una sola rata, entro sessanta giorni e la sanzione per chi non si adegua è la restituzione dell'intero importo».

«È incomprensibile sentirsi accusare di aver usufruito di “vantaggi competitivi” tra il 2009 e il 2010 quando tutti i dati (Pil, occupazione, export) oltre che il buon senso, testimoniano che nel cratere sismico dopo il terremoto si è registrata una caduta verticale dell'intera economia locale non paragonabile a nessun altra area del paese» argomentano i firmatari della missiva. «Ma la cosa davvero incredibile è che i cittadini – che si sono limitati ad applicare una legge dello Stato – debbano essere pesantemente colpiti a causa dell’incompetenza e della scelleratezza di funzionari dello Stato che hanno dimenticato di rispettare le regole comunitarie». «Lasciamo a Lei – si legge ancora nella lettera – le valutazioni di quanto una vicenda di questo genere possa alimentare sentimenti antieuropei, in una comunità come la nostra che, per altro verso, dall’Europa ha avuto attenzione e solidarietà. La nostra realtà sta dunque subendo un durissimo colpo economico e una insopportabile ingiustizia, soprattutto considerando che dei dieci casi contestati di aiuti non notificati, per nove di essi sono decorsi i termini e quindi si è prodotta la prescrizione, mentre solo gli aquilani subiranno gli effetti di questa misura». Dall’Abruzzo arriva l’indicazione di una soluzione di compromesso: «Nel provvedimento della Commissione Europea è prevista l’esclusione del recupero nei limiti del “'de minimis”, cioè per contributi inferiori ai 200 mila euro. Nel periodo del sisma e per tutto il 2011 l’Europa applicò il Temporary Framework, cioè alzò la soglia del “de minimis” a 500 mila euro. Dunque, la fase di sospensione delle nostre imposte (tra aprile 2009 e fine 2011) ricade esattamente in quel periodo». «Quello che noi chiediamo, in attesa che si riapra una trattativa con la Commissione Europea su tutta la vicenda, è che il governo italiano modifichi l’atto con cui ha dato al Commissario l’indirizzo di recupero precisando l’applicazione del Temporary Framework a 500 mila euro», concludono i firmatari della lettera, sottolineando «l’urgenza e indifferibilità della soluzione suggerita su cui la scorsa settimana in Regione si sono pronunciati a favore tutti i parlamentari abruzzesi. A Mattarella l’Abruzzo chiede un aiuto per individuare un percorso che eviti che si consumi questo ennesimo e assurdo colpo sulla nostra comunità».