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  • BUONGIORNO ITALIA! Il vero amore contiene l'elemento della gentilezza amorevole, che è la capacità di offrire felicitàThich Nhat Hanh

In Italia subito una patrimoniale per ridurre le disuguaglianze

E' questa la ricetta che l'Ocse identifica nel rapporto "The Role and Design of net wealth taxes". "Visto che la ricchezza si concentra sempre più verso l'alto". Per Confindustria invece la scelta è sbagliata: "Meglio una vera riforma fiscale"
Tassa patrimoniale per ridistribuire la ricchezza

"L'Italia è uno dei Paesi dove, dopo la crisi economica dell'ultimo decennio, la disuguaglianza sociale è più aumentata e dove la concentrazione di ricchezza verso l'alto è diventata più evidente". Così si legge nel rapporto The Role and Design of net wealth taxes dell'Ocse, spiegando che una delle soluzioni per ridurre velocemente i divari di ricchezza è l'introduzione della tassa patrimoniale.

L’Italia è uno degli Stati in cui la crisi ha fatto sentire di più i suoi effetti penalizzando la fascia bassa della popolazione. “I dati comparati di sei Paesi Ocse indicano che, sin dall’inizio della crisi, la concentrazione della ricchezza nelle fasce abbienti della popolazione è aumentata in quattro Stati” spiega l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Fra questi l’Italia, ma anche l’Olanda, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.Contemporaneamente ovunque è aumentata la disuguaglianza fra i più poveri con l’unica eccezione della Gran Bretagna” prosegue il rapporto che sottolinea come il 43% della ricchezza sia in mano al 10% della popolazione. Così sarebbe auspicabile una patrimoniale che è uno dei modi più veloci per ridurre velocemente i divari di ricchezza. Non a caso di recente “alcuni Paesi hanno mostrato un rinnovato interesse per le imposte sul patrimonio come un modo per aumentare le entrate e affrontare le disuguaglianze economiche nella popolazione".

I risultati indicano che, in generale, la necessità di adottare una tassa sulla ricchezza netta è minima nei Paesi dove sono applicate su larga scala le tasse sui redditi e sui capitali personali, comprese le imposte sulle plusvalenze, e dove le tasse di successione sono ben disegnate. Al contrario, potrebbe funzionare ed essere utile dove la tassa di successione non esiste e dove le imposte sui redditi sono particolarmente basse.

Contraria Confindustria: "Noi viviamo in un Paese in cui le patrimoniali le hanno già messe sui fattori di produzione", sottolinea il presidente Vincenzo Boccia. "Ci sono tasse come l’Irap e l’Imu che pesano sui capannoni industriali di chi dovrebbe fare impresa”, aggiunge. "Sarebbe meglio una riforma fiscale che aiuta chi produce, il mondo del lavoro, i lavoratori e le imprese, non sui patrimoni delle persone”.

Dello stesso parere anche Confedilizia: “Nel nostro Paese una patrimoniale c’è già: si chiama Imu-Tasi, vale 21 miliardi di euro l’anno e ha già provveduto ad annientare il settore immobiliare, favorendo la chiusura di imprese, la perdita di posti di lavoro e la contrazione dei consumi”. Per Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica, una patrimoniale "che non si può escludere in una situazione di emergenza creerebbe problemi di liquidità”.