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A un anno dalla legge, non c’è ancora lo stop al telemarketing sul cellulare

A un anno dalla legge, non c'è ancora lo stop al telemarketing sul cellulare

Nonostante l’approvazione del regolamento che permette di fermare la pubblicità indesiderata nelle cassette postali, dello stop alle chiamate di telemarketing su telefono cellulare ancora non c’è traccia. Più di un anno fa, a dicembre del 2017, il Senato approvava la norma con la quale si rende possibile l’estensione del registro pubblico delle opposizioni anche ai telefoni cellulari, quindi della lista di numeri telefonici per cui i titolari hanno espresso il divieto di essere disturbati. Ma la norma richiede un ultimo passaggio: l’approvazione da parte del ministero dello Sviluppo Economico di un Regolamento attuativo che disponga le modalità e i tempi di attuazione della legge, che sarebbe dovuto essere pubblicato entro novanta giorni dal 4 febbraio, giorno dell’entrata in vigore della stessa.

L’avanzata dello strumento giuridico necessario a proteggere le pennichelle degli italiani, puntualmente compromesse dalle chiamate di telemarketing, si è arrestata a un passo dalla meta. E se questa può suonare un’iperbole, a conti fatti la nuova legge interesserebbe fino a 107 milioni di utenze telefoniche su 120 milioni. Le restanti sono quelle già inserite nel Registro pubblico delle opposizioni, finora indisponibile ai cellulari e ai numeri fissi non presenti negli elenchi, nonostante siano passati 269 giorni dal tempo massimo previsto per la pubblicazione del regolamento tecnico.

Ma che ci fossero delle difficoltà si sapeva fin dall’inizio: dalla Fondazione Ugo Bordoni, Istituto di Alta Cultura e Ricerca che nel 2010 ha avuto l’incarico di creare e gestire il Registro pubblico delle opposizioni, da mesi rispondono di essere in attesa del regolamento. Strumento attuativo di tale complessità che “il MiSE ha istituito un tavolo tecnico inter-istituzionale, composto – oltre che dal Ministero – dall’Autorità per la protezione dei dati personali, dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dal gestore del Registro (Fondazione Ugo Bordoni), dall’Istat e dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative”, spiegavano ad Agi in una mail datata 27 novembre 2017.

Da allora la situazione non sembra cambiata, così a gennaio la Fondazione spiega in un’altra mail di non essere ancora in grado di fornire una stima dei tempi previsti. Né si ha miglior fortuna chiedendo al Ministero dello Sviluppo Economico, che contattato telefonicamente, manifesta stupore. Un’ulteriore richiesta di informazioni via mail, inviata il 18 gennaio, non ha invece ricevuto risposta. Apparentemente, l’unica informazione reperibile riguardo le attività del Mise in materia sembra essere un documento nel quale si fa vago riferimento alla necessità di predisporre il regolamento, risalente a maggio dell’anno scorso.

Cosa prevede la legge

A seguito di un’iniziativa di raccolta firme promossa da Il Tirreno, il Registro pubblico delle opposizioni veniva esteso a tutti i numeri fissi (non solo quelli presenti negli elenchi telefonici) e ai cellulari. Il testo, che al suo interno contiene anche l’obbligo di pubblicare il Regolamento attuativo entro novanta giorni, prevede sanzioni nei confronti degli operatori di telemarketing che dovessero ignorare l’opposizione e che, nel caso di reiterate violazioni, potrebbero vedersi sospesa o revocata la licenza.

Una volta iscritto al registro, l’utente potrà revocare tutti i consensi al trattamento forniti in precedenza. Questa misura permetterà ai cittadini di liberarsi di tutte quelle autorizzazioni prestate con leggerezza o in modo inconsapevole, magari per avere una tessera sconti o la carta fedeltà del supermercato. Una sorta di amnistia generale che permetterebbe in modo effettivo di riappropriarsi dei diritti sul proprio numero telefonico per poi, eventualmente, prestare il consenso in modo granulare e controllato.

Mentre per quanto riguarda le telefonate anonime, la legge già impone agli operatori di telemarketing di rendere la linea identificabile. Questo permette anche di risalire al titolare del numero, grazie a unservizio messo a disposizione da AGCOM dal quale è possibile ottenere l’anagrafica delle società iscritte al Registro degli Operatori di Comunicazione. In caso di violazioni è anche possibile inviare una segnalazione al Garante per la protezione dei dati personali, compilando il modulo messo a disposizione dalla Fondazione. 

La buona notizia

Per quanto riguarda, invece, l’estensione alla posta cartacea del Registro pubblico delle opposizioni, il 19 gennaio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il regolamento attuativo che ne disciplina le modalità tecniche di funzionamento e i tempi di implementazione. Con l’iscrizione al Registro per la posta cartacea si vieterà agli operatori di telemarketing di inviare pubblicità al proprio indirizzo postale, purché questo sia presente negli elenchi telefonici. Il trattamento degli indirizzi postali per fini commerciali rimarrà valido solo se gli operatori hanno raccolto apposito consenso dell’interessato, secondo la normativa vigente sulla privacy e in particolare del Regolamento europeo.

L’entusiasmo con il quale era stata accolta l’approvazione della legge quindi deflagra contro la burocrazia e i tempi elefantiaci del ministero. A gennaio di un anno fa, il Garante per la privacy, Antonello Soro, l’aveva definita “un miglioramento di rilievo nella disciplina del telemarketing, rispetto alla quale abbiamo più volte segnalato l’esigenza di riforma”. Oggi invece, fonti informate sui fatti si dicono sconfortate e parlano di “una buona legge assolutamente inutile”. Che il 4 febbraio, a una settimana dalla Giornata europea sulla protezione dei dati personali, compirà ufficialmente un anno di non attuazione. In quella che potrebbe diventare la giornata nazionale delle pennichelle degli italiani. 

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