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Apple taglia ancora i prezzi degli iPhone 

apple prezzo iphone 

 (Afp)

 iPhone in un Apple Store 

Apple taglierà i prezzi degli iPhone. Non si sa ancora di preciso di quanto e in quali mercati, ma è una certezza. Lo ha confermato Tim Cook durante la conferenza post-trimestrale. “Abbiamo deciso di tornare a prezzi più vicini a quelli di un anno fa, nella speranza di aiutare le vendite” nelle aree che più hanno sofferto il dollaro forte. Il prezzo degli iPhone è salato ovunque, ma fuori dagli Stati Uniti è stato appesantito dalla forza della valuta.

Le monete cinese, brasiliana, russa, indiana e anche l’euro si sono deprezzate. Ma Cupertino non ha adeguato i prezzi, scaricando di fatto sui consumatori i costi dovuti ai cambi. Risultato: gli iPhone sono diventati troppo cari e, anche per una crescente concorrenza e per un mercato globale al rallentatore, sono stati acquistati meno.

Il peso del dollaro, e l’unico precedente 

La forza del dollaro non è l’unico problema di Cupertino, ma intervenire sul prezzo è una delle poche mosse che Apple può fare da subito. La speranza è risollevare le vendite, che tra ottobre e dicembre sono state disastrose: il fatturato da iPhone è calato del 15% rispetto allo stesso periodo del 2017.

La Mela taglia sempre i prezzi delle versioni precedenti, ma solo una volta ha ribassato quelli degli ultimi arrivati: nel 2007, cioè quando l’iPhone era ancora in fasce. L’anemia del prodotto più importante ha fiaccato gli incassi in tutti i mercati, a eccezione di quello casalingo (+5%). In Cina Apple ha perso oltre un quarto del proprio fatturato anno su anno, in Giappone ha ceduto il 4,5% e in Europa il 3,3%. Percentuali che includono anche i servizi e gli altri dispositivi.

E che quindi sarebbero ancor più nere se si prendessero in considerazione solo gli iPhone. Nelle ultime settimane, Apple ha proposto diverse offerte: negli Stati Uniti ha scontato i nuovi dispositivi per chi decidesse di rottamare i vecchi. In Giappone c’è stato una sforbiciata al XR. Molti rivenditori cinesi hanno avviato promozioni di propria iniziativa. Adesso però Cupertino ha deciso di avviare una strategia di ribassi globale più organizzata: visti gli ultimi dati, è una strada obbligata.

Disastro iPhone

Nella peggiore stagione natalizia dell’ultimo decennio, gli iPhone hanno incassato 51,98 milioni di dollari. Attenzione: non si tratta di una flessione delle unità vendute ma del fatturato. Per questo motivo è un dato ancor più eclatante: nell’ultimo anno e mezzo, il prezzo salato degli iPhone avevano rallentato le vendite ma gonfiato comunque le casse di Apple.

Adesso che non è più così, insistere su prezzi elevati avrebbe poco senso. Anche perché gli sconti hanno dimostrato di funzionare. La Mela ha svelato per la prima volta quanti iPhone attivi ci sono nel mondo: sono 900 milioni, il 9% in più dello scorso anno. Un indizio che, unito al calo del fatturato, suggerisce due cose: gli utenti hanno probabilmente comprato versioni più vecchie (per risparmiare) e, soprattutto, la vita degli iPhone acquistati negli anni scorsi si è allungata.

Potrebbe aver giocato un ruolo il piano di sostituzione delle batterie varato da Apple per rispondere alle accuse di obsolescenza programmata. Con una batteria nuova e performance migliori, è possibile che i proprietari abbiano deciso di tenersi il vecchio iPhone piuttosto che comprarsene uno nuovo (e molto caro).

Perché intervenire subito

La necessità di intervenire, subito, sui prezzi deriva non solo dal pessimo trimestre scorso ma anche dalla debolezza di quello in corso. I fattori che hanno impattato sulle vendite degli iPhone negli ultimi mesi saranno presenti anche nei prossimi. Apple prevede infatti un fatturato tra i 55 e i 59 miliardi di dollari. Nel secondo trimestre fiscale del 2018, la Mela aveva incassato 61,1 miliardi.

Ci sarà quindi, di sicuro, un’altra contrazione anno su anno: resta da capire di che entità. Seguendo le indicazioni di Cupertino, il calo dovrebbe essere compreso tra il 3,4 e il 10% (contro quello del 5% appena registrato). Apple spera che, ridimensionando i prezzi, la flessione sia più lontana possibile dalla doppia cifra.     

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