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Blockbuster, ne resterà soltanto uno: un sogno americano infranto per un no… a Netflix

Dell’impero di 4800 negozi in tutto il mondo, resterà soltanto uno, nell’Oregon. La parabola di Blockbuster, che rifiutò una proposta di investimento che oggi vale 170 miliardi di dollari

Ha cresciuto almeno 3 generazioni di cinefili e di appassionati dell’home video, che hanno finito poi per abbandonarlo, per seguire le mirabili sorti e progressive dello streaming digitale. Tuttavia Blockbuster, il colosso statunitense del video-noleggio, vive ancora: è notizia di questi giorni che esiste ancora uno store, l’ultimo rimasto, nell’Oregon, Stati Uniti. Un superstite o semplicemente un negozio nostalgia (come quello fantasticato da Gil, il protagonista di Midnight in Paris di Woody Allen), visto che ufficialmente Blockbuster è fallito nel 2013, quando è giunta ai titoli di coda la storia di un impero che aveva messo radici in 4800 store sparsi in tutto il mondo.

E’ difficile (almeno per chi scrive) resistere a un certo sentimentalismo ricordando i fasti di quel mondo incantato, una giungla di vhs (prima) e dvd (poi) che in realtà era una mappa perfettamente intellegibile ai clienti più affezionati. Per tutti, o per molti, Blockbuster è stato l’immagine del sogno americano, trapiantato in Italia nel lontano 1994, quando l’azienda sottoscrisse una joint venture con Standa Fininvest e aprí i primi negozi nella Penisola. Negozi che per molti anni sono stati il paradiso del primo impiego per tanti neodiplomati (chissà, di questi tempi lo sarebbero per molti neolaureati). La camicia azzurra Oxford, il pantalone beige, il cartellino col nome sul taschino: per molti la divisa del primo lavoro. E pazienza, se gli intellettuali d’essai storcevano il naso per la proposta “troppo commerciale”: acquistare un gadget, del pop corn, o una pizza surgelata faceva parte di un’unica esperienza, l’esperienza cinematografica da consumare nelle comodità del divano di casa. Suvvia, un po’ di marketing made in USA non ha mai fatto male alla causa del cinema.

Tuttavia, il mondo incantato di Blockbuster a un certo punto ha cominciato a svanire, l’offerta surclassata dai progressi della tecnologia: altro che divano di casa, già nei 2000 ormai il grande schermo diventa a portata di mano, o di click e quindi, a breve giro, di pollice che governa il touch-screen di uno smartphone. La strada che separa il divano di casa dal più vicino Blockbuster store viene evitata come un’inutile perdita di tempo.

Ma in questo inesorabile processo di estinzione del più celebre franchising worldwide del video-noleggio, c’è un aneddoto, che racconta Riccardo Luna nel suo blog, che fa sorridere e riflettere. Perchè forse Blockbuster la via d’uscita l’ha vista, ma non l’ha imboccata: nel 2000 un ventenne di Boston, di nome Reed Hastings, propose al supermanager di Blockbuster, che all’epoca era John Antioco, di investire nella sua startup, creata per far vedere i film in streaming. Quella startup si chiamava Netflix e valeva 50 milioni di dollari. Il signor Antioco declinò l’offerta. Superfluo specificare che, con quel rifiuto, Blockbuster perse il treno di un business che oggi vale 170 miliardi di dollari e 125 milioni di utenti abbonati in tutto il mondo.

Gli scherzi (o i dispetti) dell’evoluzione. Resta quel pervicace negozietto dell’Oregon a testimoniare il ricordo di un sogno americano superato da sè stesso, dalla sua innovazione. Ma se, come oggi riporta un’altra notizia, Netflix perde abbonati e sprofonda del 14% in borsa, è bene che anche il giovane Reed Hastings cominci a guardarsi le spalle dal nuovo che avanza.

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