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Chi è Maurizio Landini. Una (breve) biografia

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“La Fiom e la Cgil hanno sempre lottato per aver un lavoro dignitoso e compatibile con la difesa della salute dentro e fuori la fabbrica”: per questo Maurizio Landini, nuovo segretario generale della Cgil, ha sempre combattuto. Dal 2017 entra a far parte della segreteria nazionale, dopo molti anni passati con i metalmeccanici.

Nato nel 1961 in provincia di Reggio Emilia, penultimo di 5 figli, a 15 anni inizia a lavorare come saldatore. Delegato sindacale della Fiom, nei primi anni ottanta diventa funzionario della federazione di categoria, di cui viene poi eletto segretario generale a Reggio Emilia. Poi assume la guida della Fiom regionale e di quella di Bologna. Il passaggio a Roma avviene nel 2005, quando entra a far parte della segreteria nazionale con deleghe al settore dei veicoli a due ruote e a quello degli elettrodomestici, per poi essere nominato anche responsabile dell’ufficio sindacale.

Le battaglie alla Fiom

Dal primo giugno 2010 diventa segretario generale della Fiom. Una settimana dopo la sua elezione, inizia la battaglia con Fiat su Pomigliano prima e Mirafiori dopo. Si arriva ad accordi separati (con la sola firma di Fim Cisl, Uilm, Fismic e Ugl) sui due siti, all’uscita dell’azienda da Confindustria e ai successivi referendum che sanciranno la vittoria di Fiat. Si arriva poi alle due storiche sentenze. Nel 2012 quella del Tribunale di Roma che condanna la Fiat per discriminazioni contro la Fiom a Pomigliano, 145 lavoratori con la tessera del sindacato dovranno essere assunti nella fabbrica. E nel 2013 quella della Consulta che dichiara illegittima la norma dello Statuto dei lavoratori che limita la rappresentanza ai soli sindacati firmatari dei contratti.

Sotto la sua guida nel 2012 la Fiom si costituisce parte civile nella sentenza da lui definita “storica” che condanna i vertici della Thyssen Krupp a pene detentive per l’incidente sul lavoro nella fabbrica di Torino in cui perdono la vita sette operai. La Fiom con Landini svolge un ruolo attivo anche nella vertenza Ilva per mantenere la produzione ma al contempo salvaguardare la salute e l’ambiente. Fino alla firma dell’accordo con l’azienda sotto questo governo.

Chiude la sua carriera in Fiom con il rinnovo del contratto dei metalmeccanici il 26 novembre 2016, il primo unitario con Cisl e Uil, dopo due separati e che ha riguardato 1,6 milioni di persone. Lascia la Fiom, per la prima volta in oltre 100 anni, a una donna Francesca Re David.

L’esperimento della ‘Coalizione Sociale’

Nel 2015 lancia la Coalizione Sociale, un soggetto politico-sindacale che riceve l’appoggio di numerose personalità della sinistra, come Stefano Rodotà, Pancho Pardi, Valentino Parlato, Vittorio Agnoletto, Alfonso Gianni, Gino Strada. Proprio in quell’anno avviene un durissimo botta e risposta tra Landini e Camusso. La segretaria generale chiede di “cancellare qualsiasi ambiguità” sul rapporto con la politica. L’impressione generale è che si tratti dell’anticamera di una sua discesa in campo, tuttavia lo stesso Landini smentisce questa intenzione affermando: voglio cambiare l’Italia cambiando il sindacato. Landini ha sempre avuto relazioni con diverse forze politiche con la convinzione che “visto che il sindacato deve essere autonomo e deve parlare con tutti”.

Nel 2011 Landini ha scritto un libro ‘Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo. La Fiat, il sindacato, la sinistra assente’ insieme a Giancarlo Feliziani. Un libro-intervista in cui ripercorre l’intera vicenda Fiat, il rapporto con Sergio Marchionne, quello con gli altri sindacati e con il mondo della politica. In particolare si racconta cosa è accaduto prima e cosa ha significato poi il 14 gennaio 2011, il giorno del referendum di Mirafiori che ha sancito la vittoria della Fiat di Marchionne. Infine nel 2015 ha pubblicato il testo “Forza lavoro” in cui racconta cosa vorrebbe che fosse il sindacato nell’era della globalizzazione.

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