A seguito dell’impatto del coronavirus sulla filiera globale dell’automotive, Governo e industria del Giappone stanno istituendo una task force per reagire efficacemente alla situazione – riferisce CNBC – e concordare misure destinate a mitigare le conseguenze della chiusura degli impianti produttivi in Cina e del crollo del mercato. Tra i primi temi all’esame del New Coronavirus Countermeasures Automobile Council (NCCAC), che sarà operativo già nelle prossime ore, vi è la revisione della catena di approvvigionamento degli stabilimenti automobilistici, non solo per rimediare alle carenze di parti che si sono create con il prolungamento dei siti produttivi cinesi dopo le festività del capodanno, ma anche per predisporre schemi utilizzabili anche i futuro.

Il ministero giapponese dell’Economia, del Commercio e dell’Industria di Apan ha affermato che tra le priorità vi è anche la condivisione e la comprensione delle informazioni. ”I produttori di automobili, i fabbricanti di componenti e il Governo – si legge in una nota ufficiale – stanno lavorando per garantire una risposta rapida alle informazioni sull’industria, al fine di garantire che possano essere adottate misure per mitigare l’impatto del coronavirus”.

Nissan e Honda hanno già ritardato il riavvio degli impianti in Cina – la prima a Xianyang nella provincia centrale di Hubei e a Zhengzhou nella vicina provincia di Henan, la seconda proprio a Wuhan rispettando le direttive delle autorità ma aumentando il rischio di ulteriori interruzioni dell’approvvigionamento che potrebbero colpire la produzione automobilistica globale. Nissan nel frattempo ha comunque riavviato la produzione in tre impianti, il 17 febbraio nello stabilimento Huadu (Provincia di Guangdong), il 21 febbraio in quello di Dalian (Provincia Liaoning) e il 25 febbraio a Zhengzhou Nissan (Provincia Henan).

A sua volta Toyota ha ripreso la produzione lunedì nello stabilimento di Chengdu, nella provincia sud-occidentale del Sichuan, mentre erano già ripartite le attività nelle altre fabbriche di Guangzhou, Changchun e Tianjin, il tutto però con ritmi comprensibilmente rallentati.

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