l’impatto dell’epidemia

Il lockdown delle attività produttive ha amplificato le preoccupazioni e i disagi derivanti dall’emergenza sanitaria, generando un crollo della fiducia di consumatori e imprese.

di Davide Colombo

7 aprile 2020


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3′ di lettura

I piani anti-contagio messi in campo dal governo potrebbero determinare una contrazione dei consumi delle famiglie tra il 4,1 e il 9,9% a seconda che la chiusura delle attività in corso si limiti a marzo e aprile oppure si prolunghi fino a tutto giugno. Su questo doppio scenario il valore aggiunto potrebbe subire a sua volta una riduzione che va dal 1,9% (lockdown ridotto) al 4,5% (lockdown prolungato).

La prima stima statica di impatto della quarantena sull’economia nazionale è arrivata con la Nota mensile su marzo dell’Istat, nella quale l’Istituto guidato dal Gian Carlo Blangiardo ha anche annunciato che questo documento diventerà da qui in avanti il monitor ufficiale sugli sviluppi congiunturali e gli indicatori di sentiment economico che accompagneranno la crisi in corso. Le analisi messe in campo spaziano dall’utilizzo delle fonti statistiche più tempestive e tradizionali come gli indici di fiducia di imprese e consumatori fino ad arrivare alle più innovative e sperimentali tecniche di rilevazione ad alta frequenza effettuate con la big data analisys. Mentre per la stima del Pil del primo trimestre è confermato il “flash” di fine aprile.

Crollo progressivo del “social mood”
Nel mese di marzo, con sondaggi tra lunedì 2 e venerdì 13, sono stati rilevati picchi molto più bassi dei valori mediani di fiducia delle imprese e dei consumatori rispetto alle crisi del 2008 e del 2011, con minimi ancor più accentuati per i servizi di mercato, seguiti dal commercio e la manifattura. Mentre il “social mood”, il nuovo indicatore di sentiment sull’economia che Istat ha prodotto da inizio 2019 con analisi giornaliere su campioni di 55mila tweet in lingua italiana contenenti parole chiave selezionate, ha mostrato dal 18 febbraio in poi un crollo netto e progressivo.

Crollo di fiducia di consumatori e imprese
L’approfondimento dei comportamenti e delle dinamiche economiche avviene in una fase che vede sospese le attività di 2,2 milioni di imprese (il 49% del totale, il 65% nel caso delle imprese esportatrici), con un’occupazione di 7,4 milioni di addetti (44,3%) di cui 4,9 milioni di dipendenti (il 42,1%). E come spiega Istat nella Nota, il lockdown delle attività produttive ha amplificato le preoccupazioni e i disagi derivanti dall’emergenza sanitaria, generando un crollo della fiducia di consumatori e imprese.

Bloccato il 34% della produzione
Il blocco delle attività economiche e sociali deciso dal governo riguarda, in termini di Contabilità nazionale, il 34,% della produzione e il 27,1% del valore aggiunto. Istat utilizzando le tavole Input-Output dell’economia italiana che permettono di stimare sia gli effetti diretti sia quelli indiretti legati alle relazioni inter-settoriali, ha proposto una simulazione statica “à la Leontiev”: si ipotizza uno shock di domanda per valutarne gli effetti sul sistema produttivo. I risultati sono quelli detti in apertura: con chiusure fino a fine aprile, su base annua, la riduzione del valore aggiunto generato dal sistema produttivo italiano sarebbe pari all’1,9%, e in termini occupazionali, la caduta coinvolgerebbe 385 mila occupati (di cui 46 mila non regolari) per un ammontare di circa 9 miliardi di euro di retribuzioni.

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