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Se ne è cominciato a discutere nel 2011, quando la crisi dei debiti sovrani nell’eurozona ha posto a serio rischio la sopravvivenza stessa dell’euro. Dibattito che non ha portato a soluzioni condivise in sede europea, soprattutto a causa della ferma opposizione della Germania e dei paesi nordici più rigoristi. Ora l’esplodere della crisi causata dall’epidemia da coronavirus ha riaperto la discussione sui cosiddetti eurobond, e forse potrebbe aprirsi uno spiraglio. Con modalità tutte da verificare sul campo.
Cosa sono e come potrebbero essere utilizzati
Il primo a lanciare l’idea degli eurobond fu Jacques Delors, presidente della Commissione europea dal 1985 al 1995. L’obiettivo era finanziare attraverso l’emissione di debito sovrano dell’Ue grandi progetti comuni di investimento in infrastrutture, ricerca, energia, ambiente. Nel luglio del 2011, nel pieno della crisi dei debiti dell’eurozona, la proposta relativa alla possibile emissione di eurobond venne rilanciata dall’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti in un’intervista al Wall Street journal. Da allora non sono mancate le ulteriori proposte e diverse declinazioni possibili rispetto alla tesi di partenza.
La proposta di Quadro Curzio e Romano Prodi
Una delle ipotesi, esposta anch’essa nel 2011 e rilanciata sul Sole24Ore del 7 marzo scorso da Alberto Quadrio Curzio e Romano Prodi prevede l’emissione di “EuroUnionbond”, così da rafforzare il carattere comunitario dell’operazione. Nel 2010, in occasione del suo discorso sullo Stato dell’Unione l’allora presidente della Commissione Ue José Barroso aveva proposto gli Euro Project Bond, con il coinvolgimento della Bei.
L’idea di Draghi e il possibile ruolo dell’Esm
Nell’attuale, possibile formulazione, gli eurobond dovrebbero consistere nell’emissione di obbligazioni garantite da tutti i paesi che fanno parte dell’euro, e che dunque dovrebbero poter contare su un rating da tripla A, di massima affidabilità sui mercati. Ad emetterli dovrebbe essere un’apposita Agenzia europea per il debito, ma se si facesse strada l’ipotesi avanzata dall’ex presidente della Bce, Mario Draghi, nel giugno del 2019, potrebbe essere un ente sovranazionale europeo, come l’ESM (il fondo salva-Stati di cui molto di è discusso nel nostro paese nei mesi scorsi), ad emettere obbligazioni per una porzione dei debiti nazionali dell’Eurozona, così da creare un asset, appunto gli eurobond, di notevole qualità.
Il tema della condivisione dei rischi
Finora il dibattito sugli eurobond e su altri strumenti utili ad avviare una più profonda integrazione economica tra gli Stati membri in Europa (a partire dal completamento dell’unione bancaria attraverso la creazione di un’assicurazione comune sui depositi bancari) si è arenato sulla questione della condivisione e della riduzione dei rischi (risk sharing o risk reduction?) che ha diviso finora i paesi rigoristi del nord Europa dagli altri.
