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Cosa succede ai precari: più contratti stabili, ma c’è meno lavoro

Il governo, con il vice premier Luigi Di Maio, esulta per gli ultimi dati Inps sul mercato del lavoro che evidenziano +241mila nuovi contratti a tempo indeterminato (il saldo dei primi tre mesi dell’anno), mentre esperti e parti sociali sono molto più cauti e si dicono, invece, preoccupati per l’impennata della cassa integrazione straordinaria (+26% di ore richieste dalle imprese nel periodo gennaio-aprile) e per ben 418.488 domande di disoccupazione presentate nei primi tre mesi dell’anno.

In aumento i rapporti stabili
Ma cosa dicono davvero gli ultimi dati Inps sui flussi (non sullo stock) relativi a contratti e ammortizzatori? Che il mercato del lavoro è in affanno, in linea con una crescita economica che stenta a decollare e un generalizzato clima di incertezza tra gli operatori. Ma procediamo con ordine. I 241mila nuovi contratti stabili sono la differenza tra le attivazioni dei rapporti a tempo indeterminato e le relative cessazioni. Rispetto allo stesso periodo, gennaio-marzo 2018, c’è un aumento visto che allora il saldo positivo si fermava a 106.558. Si può quindi dire che c’è un po’ più di stabilità per una fetta di precari. Del resto anche le stabilizzazioni sono in aumento (+218mila da tempo determinato in tempo indeterminato).

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Gli effetti (negativi) del decreto dignità sui contratti complessivi
Se tuttavia si guarda alla variazione netta complessiva tra assunzioni e cessazioni nel primo trimestre dell’anno, il valore resta positivo (+343mila rapporti di lavoro), ma in calo (-63mila) rispetto allo stesso periodo del 2018. In pratica, la crescita delle assunzioni e delle trasformazioni a tempo indeterminato non è stata sufficiente a colmare la caduta delle assunzioni a termine e della somministrazione, tipologie contrattuali con maggiore appeal per le aziende nelle fasi di incertezza, come l’attuale, ma penalizzate dalla stretta operata dal decreto dignità, pienamente in vigore dallo scorso 1° novembre.

Il mezzo flop dell’incentivo giovani
Risultato: nelle attivazioni e trasformazioni del primo trimestre tra il 2018 e 2019 si contano 75mila rapporti di lavoro in meno. Ha avuto un impatto molto limitato l’incentivo per favorire l’occupazione stabile giovanile visto che parliamo, dati Inps alla mano, di poco più di 32mila rapporti di lavoro agevolati, appena il 5,2% del totale.

In risalita la Cigs
Invece, tra gennaio e aprile è cresciuto dell’11,89% il ricorso alla Cig rispetto allo stesso periodo 2018 sotto la spinta della cassa integrazione straordinaria (+26,31%, come detto) che interviene per crisi più gravi e ristrutturazioni. Il centro studi Lavoro e welfare dell’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha calcolato che le ore di Cig autorizzate dall’Inps corrispondono a circa 132mila lavoratori, di cui 82mila in Cigs. Posizioni quindi al momento in bilico tra occupazione ed espulsione dal mercato del lavoro.

Boom di domande di disoccupazione
Inoltre, le prestazioni di disoccupazione viaggiano, da mesi, stabilmente sopra le 100mila domande mensili, segno che si sta facendo un ampio ricorso al turn over, proprio per effetto delle maggiori cessazioni dei rapporti precari, per via dei nuovi vincoli normativi (aggravio di costi e, soprattutto, ripristino delle causali dopo i primi 12 mesi liberi di contratto).

In sintesi, dai dati Inps emerge questo quadro: ci sono più occupati stabili che hanno visto trasformare il proprio precedente contratto a termine (in prevalenza personale con maggiore anzianità di servizio). Ci sono però meno rapporti di lavoro complessivi e soprattutto molti più disoccupati (i meno sfortunati, i quali non hanno beneficiato della stabilizzazione).

In altre parole, i 241mila rapporti stabili in più di cui parla il governo non sono stati sufficienti a recuperare occupazione che rimane, complessivamente, sotto i livelli del 2018. In questo quadro, non è un caso che dalle parti sociali sia arrivato un invito alla cautela e che l’entusiasmo di Luigi Di Maio sia sembrato «eccessivo».

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