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Costi dell’energia e occupazione, i due fondi “green” senza coperture

In sostanza, il Fondo energia dovrebbe funzionare da compensazione per le imprese italiane a forte consumo di energia – siderurgia, fonderie, chimica, produzione di vetro e carta – che da anni rispetto ad altri grandi paesi manifatturieri europei soffre di una distorsione del mercato dovuta alla mancata compensazione a livello nazionale dei costi indiretti delle stesse quote che vengono poi trasferiti sui prezzi dell’energia elettrica (il cosiddetto fenomeno del “carbon leakage” indiretto).

Gli altri problemi sulle coperture
Secondo i tecnici del Senato, si sovrastimano i proventi delle aste.In base al Rapporto sulle aste di quote europee di emissione annuale pubblicato a febbraio dal Gestore servizi energetici, che raccoglie i proventi, la stima per il 2019 si attesta su 1,22 miliardi di euro a fronte degli 1,44 miliardi incassati nel 2018, in calo quindi, e non in aumento come segnala la relazione tecnica del decreto in esame.

Non solo. Un’ulteriore criticità è legata al potenziale impatto di queste coperture sull’andamento del debito pubblico. Il dossier del Senato ricorda infatti che, in base al decreto legislativo 30 del 2013, una quota dei proventi deve obbligatoriamente essere assegnata al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato. In particolare, attualmente il 50% delle risorse è destinato alla riduzione del debito pubblico attraverso quest’ultimo fondo, mentre il rimanente 50% è a sua volta assegnato nella misura del 70% al ministero dell’Ambiente, per interventi di decarbonizzazione, e per il 40% allo Sviluppo economico per interventi di promozione dell’efficienza energetica e dello sviluppo sostenibile.

Il Fondo per l’occupazione

Un altro obiettivo del decreto è evitare crisi occupazionali nelle aree dove, in base al Piano nazionale integrato energia e clima, è prevista la chiusura delle centrali a carbone attualmente operanti. Sono le centrali di Monfalcone, Brescia, Fusina, La Spezia, Bastardo, Torrevaldaliga Nord, Brindisi Sud, Fiumesanto e Sulcis. Il rischio c’è. In diverse riunioni tecniche che si sono svolte al ministero dello Sviluppo, è emersa la preoccupazione sindacale per il forte calo occupazionale determinato da queste chiusure. Di qui la necessità di finanziare interventi di riqualificazione e riconversione dell’occupazione locale.
Ma anche l’attivazione di questo Fondo, come detto, è legata a coperture finanziare che rischiano di restare solo sulla carta.

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