La giustizia è l’altro dei “deterrenti strutturali” che citava prima. Di questo tema, a differenza di quanto accade su crescita e produttività, la politica sta invece parlando molto.

Si parla però soprattutto della giustizia penale, mentre il problema economico più rilevante è rappresentato dai tempi infiniti della giustizia civile. È questa a incidere negativamente sui nostri risultati economici.

Sulle cause di mancata crescita, c’è chi punta il dito contro l’austerità della prima parte dello scorso decennio, e sull’eccessiva brevità della “stagione riformatrice” che ne sarebbe seguita. È una lettura corretta?

Bisogna partire da un dato di fatto. L’ultimo decennio è stato il peggiore in termini di crescita dall’unità d’Italia. Certo su questo ha influito la crisi del 2011-12, ma perché la crisi ha colpito noi in misura maggiore? Guardi, non è stato il governo Monti a creare la crisi, semmai è stata la crisi a creare il governo Monti, cioè a determinare l’esigenza di quelle politiche di austerità che, se le riforme fossero state fatte per tempo, si sarebbero potute evitare. La crisi era già forte nella seconda metà del 2011: come avrebbe potuto Monti fare una politica più espansiva, mentre sui mercati pagavamo tassi del 7-8%? Semmai è più utile chiedersi perché siamo arrivati a quella situazione. E la risposta è nel fatto che negli anni di crescita migliore, fra il 1993 e il 2007, non abbiamo colto l’occasione di aggiustare i nostri conti pubblici. È questo il periodo da dividere in due segmenti. Nel secondo, dopo il 1999, con un aumento della spesa primaria di tre punti di Pil ci siamo mangiati l’avanzo primario che nel periodo precedente era arrivato al 5%. Per questo la crisi ha colpito noi e non per esempio il Belgio, che aveva ridotto tra il 1993 e il 2007 il suo debito pubblico/Pil di 50 punti.

Che cosa insegna questa ricostruzione per il prossimo futuro, visti i segnali di crisi che tornano a pesare sul quadro europeo?

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