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Covip: fondi pensione resistenti alla volatilità

Le gestioni finanziaria dei fondi pensione mostrano la loro resilienza alla volatilità dei mercati finanziari. Secondo quanto riferito dalla Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensione, nella Relazione per l’anno 2018, i rendimenti degli strumenti di previdenza complementare hanno mostrato una flessione – in occasione delle performance negative di tutte le asset class -, che è tuttavia stata compensata dal recupero registrato nel primo trimestre del 2019.
I numeri: i fondi pensione negoziali e gli aperti avevano perso in media, rispettivamente, il 2,5 e il 4,5%; le polizze previdenziali legate a fondi comuni (Pip di ramo III) la flessione è stata del 6,5%. Meglio è andata alle gestioni separate di ramo I, il cui risultato è stato positivo, pari all’1,7%, mentre Tfr si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,9%. Il rimbalzo dei mercati nei primi mesi dell’anno in corso ha permesso di compensare questi ribassi nella stragrande maggioranza di linee di investimenti dei fondi pensione.

Guardare nel lungo termine
Tuttavia il previdente di Covip, Mario Padula, invita a osservare con cautela questi numeri, invitando gli iscritti a guardare nel lungo termine. I rendimenti pubblicati sul sito di Covip relativi a tutti i fondi pensione nell’arco di un decennio, evidenziano performance medie annuali anche superiori al 5%, con punte oltre il 7% per i comparti azionari. Il dato calcolato dalla commissione di vigilanza nel periodo 2009-2018 è del 3,7% medio composto per i fondi negoziali, del 4,1% per i fondi aperti, del 4% per i Pip di ramo III e del 2,7% per quelli di ramo I. Risultati superiori alla rivalutazione del Tfr che nel decennio è stato del 2%.

Alta esposizione ai titoli di Stato
Nella sua analisi dei portafogli previdenziali dei fondi pensione, Covip ha evidenziato un’alta esposizione ai titoli di Stato, i, 41,7% dei 167 miliardi di euro nel patrimonio dei fondi, dei quali il 21,4% titoli di debito pubblico italiano, pari a 28,3 miliardi di euro. BTp a parte, in Italia e investita una quota marginale degli asset previdenziali di secondo pilastro: 2,5 miliardi di corporate bond e 1,2 di azioni, pari complessivamente al 3% del patrimonio dei fondi pensione.

Marginali gli impieghi in titoli di imprese
Gli impieghi in titoli di imprese domestiche rimangono marginali. Il totale di 3,7 miliardi è meno del 3 per cento del patrimonio; in obbligazioni sono investiti 2,5 miliardi, in azioni 1,2 miliardi; gli investimenti domestici detenuti attraverso quote di OICVM si attestano a 1 miliardo. La componente immobiliare è pressoché tutta concentrata in Italia per complessivi 3,4 miliardi di euro
L’altro dato sensibile su cui Covip pone ogni anno la sua attenzione è il numero di iscritti che hanno interrotto la contribuzione: un numero anno dopo anno crescente, giunto nel 2018 a 2 milioni di aderenti, in crescita di 200mila unità rispetto al 2017. Un dato allarmante, visto il ricorso sempre più diffuso a privilegiare le esigenze del breve termine su quelle di lungo. Da notare che il 60% di chi lo scorso anno non ha versato contributi ai fondi pensione abbia interrotto la contribuzione da almeno tre anni: il che inquadra questa decisione in una sorta di via senza ritorno per il risparmio previdenziale, che rischia di creare pesanti ripercussioni per i redditi futuri dei pensionati di domani.

Gli adeguamenti in arrivo
La relazione annuale di Covip è anche l’occasione per fare il punto sul sistema fondi pensione, che si avvia ad affrontare due evoluzioni importanti: l’adeguamento delle forme previdenziali alla direttiva Iorp II che impone maggiori controlli sulla gestione finanziaria, sull’analisi del rischio e sulla governance, e l’apertura di un mercato Europeo dei fondi pensione che, potenzialmente, mette in concorrenza tra loro i fondi pensione continentali. È questa l’occasione per il presidente Covip di adeguare la struttura fiscale dei fondi pensione italiani a quella dei più importanti player continentali che non tassano, come accade in Italia, i rendimenti prodotti anno per anno. Altra modifica proposta da Padula sul lato fiscale, la possibilità di trasferire a un anno successivo la quota non utilizzata di deducibilità fiscale, il cui limite di legge è di 5164,57 euro. Una misura che andrebbe a stimolare l’utilizzo efficiente, anche dal punto di vista fiscale, della previdenza complementare.

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