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Crescita zero, l’Istat cambia i criteri di calcolo. E i conti 2019 potrebbero migliorare

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Alcuni indizi fanno pensare a una revisione in melius della ricchezza prodotta in Italia. L’Istat infatti intende introdurre molte modifiche connesse alle nuove fonti e metodologie che l’Istituto stesso ha prodotto con l’obiettivo di migliorare la qualità delle stime

di Rossella Bocciarelli

1 agosto 2019


Pil, Italia in stagnazione. Crescita zero nel secondo trimestre

3′ di lettura

E se fosse proprio l’Istat, nel momento dell’approvazione del nuovo documento di politica economica, a salvare il 2019 dall’immagine di débâcle economica che proietta quello zero tondo mostrato dagli ultimi dati sulla crescita?

È un dubbio che viene scorrendo il comunicato con il quale l’Istituto guidato dal nuovo presidente Gian Carlo Blangiardo annuncia una nuova revisione dei conti nazionali, a cinque anni da quella realizzata con l’introduzione della nuova versione del sistema europeo dei conti SEC 2010. L’Italia, come gran parte dei paesi Ue, spiega l’Istituto, ha deciso di realizzare la revisione generale dei conti, ovvero la costruzione ex novo dell’intera stima per uno specifico anno-benchmark, utilizzando il 2016 come nuovo anno di riferimento.

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In pratica, il 23 settembre verranno diffusi i dati sul 2018 e la ricostruzione delle serie annuali per gli anni 1995-2018, con il nuovo livello del Pil sui quali costruire i conti (i dati verranno spediti ad Eurostat entro il 30 settembre) e calcolare il (cruciale) rapporto Debito/Pil.

Poi, il 4 ottobre, cioè qualche giorno dopo che la Nadef con il nuovo quadro macroeconomico per la politica di bilancio sarà approdata in Parlamento, arriveranno i “numerini” delle serie trimestrali, compresi quelli relativi ai primi due trimestri del 2019. E lì basterebbe un ritocco dello 0,1 per cento trimestrale su entrambi per far salire anche al di sopra del +0,2 per cento di Pil attualmente previsto dal governo la crescita stimata per l’anno in corso.

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