L’emergenza coronavirus ha colpito sia domanda che offerta. Negli ultimi due mesi inflazione negativa ma a pesare nel lungo periodo saranno la crisi salariale e il cambio dei formati distributivi
di Michela Finizio

L’emergenza coronavirus ha colpito sia domanda che offerta. Negli ultimi due mesi inflazione negativa ma a pesare nel lungo periodo saranno la crisi salariale e il cambio dei formati distributivi
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Doppio shock sui prezzi. Da un lato, sull’offerta a causa della chiusura delle attività e dell’impennata dei costi di produzione. Dall’altro, sulla domanda per la crisi dei redditi e per i mancati acquisti durante il lockdown. Il risultato è un mix di effetti sul costo della vita che si polarizza in due comparti: i prodotti alimentari da aprile registrano incrementi significativi, mentre i servizi energetici e i combustibili crollano.
«È la prima volta che una crisi colpisce così duramente sia la domanda che l’offerta – afferma Fedele De Novellis, partner di Ref Ricerche – per cui nello stesso momento si registrano effetti contrapposti». Anche per il mese di giugno Istat registra infatti un calo tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie (indice Foi) pari al -0,3%, pur con un aumento dello 0,1% su base mensile. «La flessione, registrata per il secondo mese consecutivo, continua ad essere il prodotto di spinte contrapposte: quelle deflazionistiche provenienti dai beni energetici e quelle al rialzo dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona», commenta in una nota l’istituto.
Dopo che già a maggio il carovita aveva fatto segnare il primo calo dal 2016, l’inflazione si conferma negativa e c’è chi inizia a parlare di deflazione.
Ma i mercati sono ancora molto volatili. I beni energetici, sia nella componente regolamentata sia in quella non regolamentata, confermano a giugno cali molto ampi tra l’11 e il 15 per cento. Le dinamiche ribassiste agiscono sulle diverse componenti dell’aggregato: dai prezzi del gasolio per i mezzi di trasporto (-14,9%) alla benzina (-13,7%), dal gasolio da riscaldamento (-14,5%) fino all’energia elettrica nel mercato libero (-5,8%). Questi dati fanno virare in negativo le spese legate all’abitazione (-3,8% a giugno), i trasporti (-3,7%) e le comunicazioni (-3,5%). «Alla caduta di domanda internazionale hanno reagito prima di tutti i mercati delle materie prime», commenta De Novellis.
In netta controtendenza i prezzi dei beni alimentari che continuano invece a crescere (+2,3%), con un’accelerazione di quelli non lavorati (da +3,7% di maggio a +4,1%) e un lieve rallentamento dei lavorati (da +1,7% a +1,2%). A registrare tassi di crescita sopra il punto percentuale sono anche le bevande alcoliche e i tabacchi (+2%) e gli altri beni e servizi (+1,8%) che contribuiscono a contrastare (e compensare) le spinte deflazionistiche dei beni energetici nell’indice medio generale. «Nel dato complessivo – aggiunge il professore di Ref Ricerche – domina il calo della domanda. La tensione sull’offerta, infatti, si spera sia transitoria. In futuro sull’inflazione, che era già bassissima in condizioni occupazionali normali, peserà la lunga fase di stagnazione salariale».












