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Dopo tre anni, torna a parlare il fondatore di Huawei

Parla il grande capo: Ren Zhengfei, fondatore e ceo di Huawei, non apriva bocca con i giornalisti stranieri da più di tre anni. Il suo intervento la dice lunga sul grado di tensione raggiunto tra Pechino e Washington. Il patron era rimasto in silenzio anche nei giorni dell’arresto di Meng Wanzhou, che è sua figlia oltre che responsabile finanziaria della società.

Cosa ha detto Ren Zhengfei

“Huawei è solo un seme di sesamo nel conflitto commerciale tra Cina e Stati Uniti”, ha detto Ren. Ingrediente tipicamente asiatico per dire che la compagnia sta risentendo di tensioni che poco hanno a che fare con quello che fa, schiacciata tra le due superpotenze. Il ceo del gruppo alterna pacche e strali. Definisce Trump “un grande presidente”. Tenta di rassicurarlo: “Amo il mio Paese e sostengo il Partito Comunista, ma non farò nulla per danneggiare il mondo”. Il riferimento è all’esclusione di Huawei da alcuni Stati per la preoccupazione che diventi gli occhi e le orecchie del Partito all’estero. Huawei ha sempre negato le accuse, ma il recente arresto per spionaggio di un dirigente (subito licenziato da Huawei) in Poloniapotrebbe aver convinto il grande capo a intervenire. “Non vedo uno stretto legame tra le mie convinzioni politiche personali e le attività di Huawei”, ha detto il 74enne davanti a un ristretto gruppo di giornalisti esteri.

Trump e la figlia arrestata

Sulla figlia Meng Wanzhou si è limitato a dire che gli gli manca “molto”. La cfo di Huawei è stata in Canada, su richiesta degli Stati Uniti che ne chiedono l’estradizione per presunte violazioni alle sanzioni all’Iran. È stata rilasciata su cauzione ma deve rimanere nei confini canadesi. Ren non si lascia andare ad appelli né tantomeno a ultimatum. A Trump riserva persino complimenti: “Ha avuto il coraggio di tagliare in maniera massiccia le tasse, il che andrà a vantaggio dell’economia”. Ma non rinuncia a qualche avvertimento: il presidente “deve trattare bene aziende e Stati in modo che siano disposti a investire negli Stati Uniti e che il governo sia in grado di incassare tasse”. Poi sottolinea, come fatto nelle scorse settimane dai vertici della compagnia, che Huawei sarebbe comunque in grado di sopravvivere senza gli Usa: “Non siamo una società quotata e non abbiamo bisogno di brillanti report sul fatturato. Se gli Stati Uniti vogliono Huawei fuori da alcuni mercati, possiamo ridimensionarci un po’. Finché abbiamo la possibilità di sopravvivere e pagare i nostri dipendenti, abbiamo un futuro”.

Chi è Ren Zhengfei

Il fondatore è una figura tanto organica agli ingranaggi di Stato quanto discussa all’estero. Figlio di due insegnanti, è cresciuto lontano dai grandi centri del Paese. Dopo essere sopravvissuto, da adolescente, alla grande carestia, si è laureato in ingegneria civile e architettura. Ha lavorato in questi settori fino al 1974, quando è entrato nell’Esercito Popolare di Liberazione. Un precedente che ancora oggi per i detrattori rappresenta un indizi di un possibile legame (sempre negato) tra Huawei e le forze armate. Non il solo: nel 1982 Ren Zhengfei ha partecipato al 12esimo Congresso del Nazionale del Partito Comunista Cinese. Dopo aver lasciato l’esercito, ha fondato Huawei nel 1987, trasformandolo pian piano in un gigante capace di imporsi, a partire dal secondo trimestre 2018, come secondo produttore al mondo di smartphone, alle spalle di Samsung e prima di Apple.  

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