di Sandra Caschetto
C’è un tema che in questi giorni sta generando preoccupazione: i casi di epatite A legati al consumo di cozze. Una notizia che, comprensibilmente, tocca da vicino i cittadini e solleva interrogativi sulla sicurezza alimentare.
Ma proprio per questo è importante fermarsi un momento e distinguere tra informazione corretta e allarmismo.
La salute viene prima di tutto. Su questo non ci sono dubbi. I controlli devono essere rigorosi, tempestivi e trasparenti. E quando emergono criticità, è giusto intervenire subito — come è stato fatto — bloccando gli impianti coinvolti e rafforzando i monitoraggi.
Allo stesso tempo, però, non si può ignorare un altro rischio: quello di trasformare episodi circoscritti in una paura generalizzata che finisce per colpire indiscriminatamente un intero settore.
Perché dietro ogni banco di pesce, dietro ogni rete calata in mare, ci sono persone. Ci sono pescatori, famiglie, imprese che ogni giorno lavorano rispettando regole severe per portare sulle tavole prodotti sicuri e di qualità.
Le cozze, per loro natura, sono organismi filtratori e quindi più sensibili alla qualità delle acque. È proprio per questo che la filiera è tra le più controllate. Generalizzare significa ignorare questo lavoro e rischiare di danneggiare chi opera correttamente.
E i numeri lo dimostrano: bastano pochi giorni di notizie allarmistiche per far crollare i consumi, con conseguenze pesanti sull’economia locale. Un danno che non colpisce solo le aziende, ma interi territori.
La strada, allora, non è la paura. È la consapevolezza.
Consumare prodotti tracciati, acquistare da canali sicuri, rispettare le indicazioni sanitarie — come la cottura dei mitili in questa fase — sono comportamenti semplici che permettono di tutelare la salute senza penalizzare un comparto fondamentale.
Difendere la salute pubblica e sostenere la filiera non sono obiettivi in contrasto. Possono e devono andare insieme.
Perché un’informazione corretta non protegge solo i cittadini. Protegge anche il lavoro, l’economia e la dignità di chi ogni giorno vive di mare.












