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F35 e Via della Seta sono le due nuove ‘partite’ che creano tensioni nel governo

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Il sottosegretario Giancarlo Giorgetti ha incontrato ieri l’ambasciatore Usa Lewis Eisenberg: una visita prevista da tempo, fissata dopo il viaggio negli Stati Uniti del sottosegretario alla presidenza ma fonti parlamentari del partito di via Bellerio riferiscono che sta aumentando il pressing americano nei confronti del governo. Dall’operazione Via della Seta agli F35 per finire al capitolo Huawei, con la possibilità di affidare al colosso cinese la tecnologia del 5G.

L’invito è sempre lo stesso: Roma prenda tutte le misure necessarie soprattutto legate ai dati sensibili nei confronti della Cina che sta portando avanti l’iniziativa di sviluppo infrastrutturale euro-asiatica Belt and Road (Bri). Secondo le stesse fonti l’irritazione statunitense sarebbe legata anche alla volontà dell’esecutivo di ridimensionare il programma degli F35. Responsabili della Lockheed ieri sarebbero stati a Roma mentre il presidente del Consiglio, Conte, ha visto a palazzo Chigi il ministro Trenta fornendo ulteriori rassicurazioni sul pagamento dei 389 milioni da versare all’azienda statunitense.

Fonti ministeriali M5s però sottolineano che non c’è alcuno scontro in atto con Washington, ma una interlocuzione costante. Sia sul Memorandum tra Roma e Pechino, sia sull’acquisto degli F35. L’esecutivo assicurerà l’acquisto di 28 velivoli entro il 2022, come da accordi intercorsi negli anni precedenti e darà poi indicazioni per gli anni successivi, con una contrattazione che potrà essere legata ad altri finanziamenti sulla sicurezza interna. Con la garanzia che verrà salvaguardata la spesa legata al ‘capitolo Nato’. 

“L’obiettivo – recita una nota diramata al termine dell’incontro a Palazzo Chigi tra il premier Conte e il ministro Trenta – è di garantire la massima efficacia ed efficienza operative in accordo con la collocazione euro-atlantica del nostro Paese”. L’imperativo è quello di rivedere il programma di acquisto degli F35, senza scalfire l’alleanza con gli Stati Uniti, salvaguardando il risvolto occupazionale e il supporto alle imprese che si sono impegnate nel progetto.

Non la pensa così il ministro dell’Interno Salvini: “Riterrei un danno ogni ipotesi di rallentamento o ravvedimento – ha spiegato nel corso di una conferenza stampa alla Camera – Se non lo facciamo noi, lo faranno i tedeschi o i francesi e non vedo perché fare regali ai nostri primi competitor”.

Dal Movimento 5 stelle si sottolinea come in realtà la Francia abbia una propria industria alla quale attingere mentre la Germania non ha comprato F35. L’ingerenza della Lega sugli F35 non è piaciuta all’alleato di governo. “La verità – osserva un ‘big’ M5s – è che la Lega si sta schiacciando sugli Stati Uniti, con una visione ‘trumpista’, mentre Di Maio e Conte portano avanti una linea moderata per salvaguardare i rapporti con le cancellerie europee, Parigi in primis”.

Restano diversi i fronti aperti all’interno della maggioranza. Salvini ha già fatto sapere che non sarà presente alla firma del memorandum tra Roma e Pechino, con la Lega che ha chiesto modifiche al documento, per quanto riguarda il capitolo energie, trasporti e telecomunicazioni. Il Mou in ogni caso non prevede alcun riferimento al 5G. Scontro all’interno del governo anche sulla partecipazione di Salvini al congresso mondiale delle Famiglie a Verona. M5s attacca il segretario del Carroccio, Palazzo Chigi ha aperto un’istruttoria sull’evento. Irritazione M5s anche per la cena che ieri Salvini ha avuto con Verdini.

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