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Per questa ragione il nuovo stop è subito finito ai primi posti dell’agenda fiscale in vista del prossimo provvedimento. La sospensione a cui lavora il ministero dell’Economia è almeno per ora limitata ad altri due mesi anche per ragioni di copertura.

Perché finché si muovono all’interno dell’anno gli spostamenti delle scadenze hanno un effetto solo finanziario, in termini di cassa. Mentre quando i pagamenti slittano oltre dicembre incidono direttamente sui saldi di finanza pubblica e hanno bisogno appunto di essere coperti. In questo caso, la nuova proroga limiterebbe il problema a code di pagamenti, con un impatto tutto sommato modesto sui saldi.

Gli stessi calcoli, per esempio, erano stati alla base del decretone anticrisi di maggio, che aveva sospeso i pagamenti della rottamazione-ter fino al 10 di dicembre (articolo 154 del decreto 34/2020) fissando peraltro un termine rigido, a cui non si applica la «tolleranza» di cinque giorni prevista in via ordinaria dalle regole della rottamazione.

Il nuovo stop, in linea con le norme precedenti introdotte da marzo in poi, dovrebbe riguardare anche le entrate degli enti territoriali, con un impatto non trascurabile sulle difficoltà di cassa soprattutto dei sindaci: che comunque dovrebbero ottenere dal decreto di agosto più di un miliardo all’interno dei 5,2 che i calcoli governativi sul decreto d’estate assegnano agli aiuti per Regioni ed enti locali.

Sempre le esigenze della finanza pubblica avevano imposto a maggio di delineare un ritmo serrato per la ripresa, da settembre, dei pagamenti sospesi alle partite Iva nei mesi della crisi, che sarebbero stati richiesti in quattro rate mensili per chiudere i conti a dicembre. Ma con il nuovo deficit da 25 miliardi chiamato a sostenere il decreto di agosto si apre lo spazio per allungare anche queste scadenze.

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