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Flessibilità: l’apertura di credito con Bruxelles non sarà «a prescindere»

#crisidigoverno

Per spuntare nuova flessibilità occorrerà fornire precisi impegni sul programma di riforme e di interventi per spingere la crescita

di Dino Pesole

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2 settembre 2019


Il programma M5S-Pd, dal salario minimo allo stop agli aumenti Iva

3′ di lettura

L’apertura di credito che Bruxelles sembra disposta a concedere al nascituro governo giallo/rosso non sarà “a prescindere”. In sostanza, se come sembra

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probabile con la prossima manovra di bilancio sarà possibile spuntare nuova flessibilità (le cifre in ballo parlano di circa 10 miliardi per il 2020), a fronte del maggior deficit che ne deriverà (si va verso il 2,2% del Pil rispetto a un tendenziale dell’1,6-1,7% che però sconta l’aumento dell’Iva) occorrerà fornire precisi impegni sul programma di riforme e di interventi per spingere la crescita.

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Impegni precisi già a fine mese. E il primo, fondamentale appuntamento è fissato a fine mese con l’approvazione della Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza. Per il nuovo (se nascerà) governo valgono le raccomandazioni che la Commissione europea ha rivolto al nostro paese al vecchio governo, nel decidere di non aprire lo scorso 3 luglio la ventilata procedura di infrazione per violazione della regola del debito. Fondamentale è stata la decisione assunta dal governo di approvare di fatto una correzione in corso d’opera di circa 8 miliardi, utile a ricondurre il deficit verso il target programmato del 2% del Pil.
«Avevamo posto tre condizioni – ha osservato in quella occasione il commissario agli affari economici Pierre Moscovici – dovevamo compensare lo scarto per il 2018, quello del 2019 dello 0,3% e ottenere garanzie sul bilancio 2020. Il Governo ha approvato un pacchetto che risponde alle nostre tre condizioni e quindi la procedura per debito non è più giustificata». Il confronto però è stato rinviato all’autunno, e resta in piedi la richiesta di Bruxelles di un aggiustamento strutturale per il 2020 pari allo 0,6% del Pil.

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I conti della previdenza nel mirino. Decisive saranno le misure che il nuovo governo deciderà di inserire in manovra sul versante della previdenza. Stando alle valutazioni della Commissione Ue è proprio il capitolo delle pensioni (soprattutto dopo l’avvio di quota 100) a destare preoccupazioni. Le misure sul pensionamento anticipato ora all’esame dei tecnici dell’Economia in previsione di possibili revisioni, comportano secondo i calcoli di Bruxelles incrementi di spesa nel 2019 dello 0,3% del Pil, e rischiano di minare la sostenibilità del debito pubblico nel medio/lungo periodo.

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