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Gli italiani continuano a mettere soldi sotto al materasso

Gli italiani continuano a mettere soldi sotto al materasso

Recessione, aumento delle tasse, lavoro incerto: sono le principali paure degli italiani e se questa è la prospettiva, i soldi – si dicono in molti – meglio nasconderli sotto il materasso anziché spenderli o investirli. In realtà il materasso ha smesso da tempo di fare da cassaforte e il denaro è più al sicuro in banca. Ma il principio è lo stesso: meglio tenerli da parte. Anche fermi. Immobili.

A quanto ammonta la ricchezza ‘parcheggiata’

Secondo l’Abi, dei 4.287 miliardi di ricchezza finanziaria posseduta dalle famiglie italiane, 1.371 miliardi sono parcheggiati sui conti correnti. Non si incassano interessi, non si spende, non si investe. E nell’ultimo anno i depositi della clientela residente sono aumentati di 32 miliardi. Una cifra uguale alla manovra di bilancio approvata a fine dicembre. I conti correnti, poi, non sono proprio a costo zero: 142 euro per una famiglia che fa 228 operazioni all’anno.

Le cifre trovano conferma in un sondaggio Anima Gfk elaborato da Milena Gabanelli per il Corriere della Sera. Alla domanda “Che cosa farebbe se le regalassero centomila euro?”, il 47% degli italiani risponde “li metterei da parte”. Quasi la metà dei partecipanti. Solo il 14% dei correntisti li investirebbe in azioni, fondi o prodotti finanziari. Insomma, le famiglie italiane – riporta Radio Rai Play  – sono sempre più prudenti: la propensione al risparmio è salita all’8,1% del reddito disponibile. Significa che se guadagno 100 euro, cerco di metterne via 8. 

Le paure degli italiani

Ma cosa temono gli italiani? Sempre dal sondaggio emerge che il 53% degli italiani muniti di conto corrente ha paura della recessione, il 40% la possibile perdita del lavoro, il 27% teme un aumento delle tasse. Mentre alla domanda. Ma anche non investire ha un costo. Per l’esattezza, 10 mila euro posteggiati su un conto infruttifero dopo 5 anni diventano poco più di 9 mila, per colpa di costi e inflazione. Investiti in obbligazioni internazionali, ipotizzando di riuscire a ottenere gli stessi rendimenti medi del periodo 1900-2017, dopo 5 anni possono diventare 11 mila. 

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