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Il governo prova a chiudere su reddito di cittadinanza e quota 100

Il governo prova a chiudere su reddito di cittadinanza e quota 100

Pierpaolo Scavuzzo / AGF 

 Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini

Tutto dipenderà dal vertice della mattina. Ma c’è la volontà politica di M5s e Lega di approvare domani il cosiddetto ‘decretone’ su reddito di cittadinanza e quota 100. La conferma arriva da Palazzo Chigi che in serata fa filtrare che è confermata la riunione del Consiglio dei ministri, anche se non vi è ancora alcuna convocazione ufficiale. L’obiettivo del governo è di chiudere entro la giornata di oggi e evitare un nuovo slittamento dopo quello della scorsa settimana. Ma ogni decisione viene rinviata al vertice a tre, tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i suoi due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, convocato per stamattina a Palazzo Chigi.

Di Maio spinge per chiudere la partita entro stasera mentre nella Lega c’è un atteggiamento più prudente, in attesa di vedere i nuovi testi e le relazioni tecniche. “I soldi ci sono, lasciamo che i tecnici facciano il loro mestiere su provvedimenti che riguardano milioni di italiani”, ha affermato il ministro dell’Interno, ad Oristano per la campagna elettorale in vista delle Regionali. “Abbiamo chiesto ai tecnici che i conti siano perfetti sino all’ultima virgola”, ha aggiunto il vicepremier. “Quindi che si prendano le ultime ore necessarie, perché poi si parte”.

“Tanti gli impegni che mi aspettano a partire da domani. Innanzitutto avremo un consiglio dei ministri importantissimo. Approveremo il decreto che contiene i due provvedimenti chiave di questo governo: il reddito di cittadinanza e quota 100, misure che molti italiani aspettano da tempo e che finalmente diventeranno leggi dello Stato”, ha scritto, dal canto suo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, di rientro dalla missione in Niger e Ciad.

Il confronto sulla Consob

Nel corso del vertice in programma stamattina non è escluso che Conte, Di Maio e Salvini affrontino altri nodi all’ordine del giorno, in primis la nomina del presidente della Consob, vacante dalle dimissioni di Mario Nava, quattro mesi fa. Sulla nomina, che spetta a Sergio Mattarella, su proposta del premier, è in atto un confronto interno al M5s, con una parte del Movimento apertamente favorevole a Marcello Minenna, tra cui Luigi Di Maio, da una parte, e il premier, dall’altra, che ha voluto tenere per sé l’ultima parola e che potrebbe proporre un altro nome per superare lo stallo. Tra gli altri nodi le misure per i disabili, oggetto di un braccio di ferro M5S-Lega nel decreto atteso su reddito di cittadinanza e quota 100.

Secondo quanto riferiscono fonti di governo, la platea del reddito di cittadinanza destinata a queste categorie sarebbe stata definita e alcune modifiche potrebbero essere inserite nel corso dell’iter parlamentare. La Lega ha infatti minacciato di non votare il reddito di cittadinanza senza le risorse adeguate per gli invalidi. Nell’ultima bozza del decreto circolata la platea dei beneficiari sarebbe stata allargata a circa 254 mila famiglie con almeno un componente invalido, con il 67% o piu’ di invalidità. E sarebbero state inserite nuove tutele. Tuttavia lo scoglio non sembrerebbe superato e il problema potrebbe quindi essere rinviato al Parlamento, considerando i tempi stretti per il varo del decreto per consentire che le misure possano partire entro marzo.

Altro tema è l’anticipo finanziario del Tfr per gli statali che il governo intende assicurare tramite una convenzione con l’Abi. Fonti governative leghiste assicurano che su questo fronte “non vi sono problemi”. “Secondo il testo che è in via di perfezionamento in queste ore – si sottolinea -, il Tfr sarà quasi interamente erogato immediatamente a chi va in pensione. Questo sarà possibile grazie a un accordo tra Stato e le banche senza alcun onere a carico del lavoratore. La parte residuale sarà erogata secondo le norme previste dalla legge”.

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